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Corteo antifascista a Firenze, i mille volti delle donne al fianco della preside Savino

Insegnanti, lavoratrici, studentesse, attiviste Lgbt+ in lotta per affermare i propri diritti: "Io non sono indifferente”

di LUDOVICA CRISCITIELLO -
4 marzo 2023
La preside Annalisa savino alla manifestazione fiorentina

La preside Annalisa savino alla manifestazione fiorentina

Rosa come la maglietta della piccola Clara che insieme ai genitori canta “Bella ciao” in difesa della scuola e della Costituzione. Oltre oltre 50mila i presenti per la Cgil, mentre per la Questura di Firenze il numero si attesta sui 20mila i volti hanno colorato il corteo antifascista che sabato 4 marzo ha letteralmente invaso Firenze, proveniente da ogni parte di Italia. Tantissime le donne, insegnanti, sindacaliste, studentesse, donne anziane che non si sono lasciate scoraggiare e hanno camminato fieramente per ricordare l’importanza di sentirsi liberi da ogni forma di violenza. Non poteva essere altrimenti visto che a essere stata attaccata per aver spinto, in una lettera, i suoi studenti a condannare ogni forma di violenza, a non essere indifferenti e aver avanzato preoccupazione per il rischio di deriva fascista è stata proprio una donna. E in tante erano al corteo per offrire supporto e vicinanza alla preside del Liceo Michelangiolo Annalisa Savino, dove è avvenuto il pestaggio di alcuni studenti della scuola a opera di militanti di estrema destra. Anche lei insieme ai suoi studenti, con al collo il cartello con la scritta “Io non sono indifferente” proprio perché il fascismo nacque a causa dell’indifferenza.
Giuliana Giaccaria

Giuliana Giaccaria

Le lavoratrici e le studentesse

In tante al suo fianco come la signora Mara, 85 anni, in sedia a rotelle, accompagnata dal marito. Bandiera della pace alla mano è quasi arrivata a Santa Croce. “Sono partita da piazza Santissima Annunziata, ero piccola quando Firenze fu liberata dai fascisti ma quell’energia e quella gioia anche se non l’avevo capita a quel tempo me la sono portata dietro. E quell’episodio al Michelangiolo mi ha fatto venire in mente brutti pensieri”. Sfilano gruppi di sindacaliste come Rossella, anche lei fiorentina, con la bandiera della Cgil. Lei e le sue colleghe, che lavorano alle mense scolastiche. “Ci siamo anche noi a rappresentare la scuola e ci sentiamo offese non solo come lavoratrici ma anche come cittadine. Che razza di Paese è uno dove non vengono tutelati il diritto alla libera espressione?”. Al fianco della preside Savino, ma anche di Elly Schlein, nuova segretaria del Pd. “Un’altra donna questa volta dalla parte giusta – dice Rossella – darà del filo da torcere alla Meloni”.
Helen

Helen

Così anche Moira, Daiana e Liumi, tutte di 25 anni. Studiano e lavorano ma sentono che qualcosa è cambiato. “La violenza va condannata, non solo quella contro le donne, è proprio un fatto di civiltà. Dovremmo essere un Paese civile e invece le discriminazioni verso i diversi e i deboli non accennano a diminuire”. Da Bologna arriva Helen, lavora alla Lidl, è di origine eritrea: “Femminista sì ma femminismo per me è un concetto generale che richiama un po’ tutto nel senso che io sono qui solo non solo come donna, ma in rappresentanza di chi viene messo ai margini dalla società. Parlo di tutte quelle persone come donne, giovani, immigrati, persone meno abbienti considerate diverse a causa della loro identità culturale e che invece insieme formano quella cittadinanza attiva che si batte per i diritti”.

Le insegnanti

Ha insegnato a scuola per 35 anni. Ora è funzionaria sindacale per la Cgil a Bologna. “Manifesto per tutti e per tutte – dice Giuliana Giaccaria - per una scuola che non sia di regime, ma che costruisca mentalità critiche, maschili e femminili”. Una scuola che è cambiata e che non riconosce le differenze culturali, non le sa valorizzare. “La scuola è tale solo se accoglie tutti, persone con disabilità, ragazzi stranieri con l’intento di integrarli. Oggi non è inclusiva, non è scuola del merito e in tutti questi anni non ho visto un solo ministro operare un cambiamento che sia servito a qualcosa”. Anche le maestre e le insegnanti del Centro Storico Pestalozzi di Firenze sono venute a manifestare. Ma loro ci tengono a ricordare il ruolo fondamentale che le insegnanti hanno oggi, ruolo a cui non viene riconosciuto alcun tipo di merito. “Basta con questo fatto che si sceglie di fare l’insegnante per avere più tempo libero – dice Carla – o peggio, perché è un lavoro adatto alle donne. Parliamo di un lavoro che richiede impegno e sacrificio al pari di tutti”.
Attiviste Lgbt

Attiviste Lgbt

Le attiviste Lgbt+ e Arcigay

Al corteo c’è anche Giulia, attivista e insegnante gay in un istituto di Roma insieme alla compagna Mara. Hanno scelto apposta questo fine settimana per godersi Firenze e partecipare al corteo. “Dovrebbero esistere più donne come la preside Savino. La scuola dovrebbe essere il posto dove si può parlare di tutto, dove i ragazzi cominciano a capire chi sono. È una fase delicata. Incontro tanti giovani che hanno paura di rivelare di essere omosessuali per paura di essere aggrediti”. Mano nella mano anche due giovanissime fidanzate Eef e Valeria. “La vera cosa importante – dice Valeria – è cercare di esserci non solo con le parole ma anche con i fatti. Il potere quando ci vede separati si sente più forte, invece quando siamo in gruppo con tutte queste bandiere si sente una grande forza”. Il pestaggio al Michelangiolo è solo la ciliegina sulla torta. “Non si tratta solo del fatto di subire aggressioni così forti. Viviamo in uno Stato che non è inclusivo, non per chi è diverso. Ricerca l’omologazione. è molto semplice dire che siamo tutti uguali, poi ti ritrovi le occhiate rimproveranti addosso quando ci teniamo per mano. I peggiori commenti sono degli uomini. Chiediamo solo il diritto di esistere. Diritti per tutti non vuole dire toglierli ad altri”.