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Inclusione, l'Italia non è un Paese per tutti

Secondo il rapporto "Mai più invisibili", il nostro Paese non è ancora in grado di garantire piena protezione e promozione dei diritti di donne e bambini

17 maggio 2023
Non emerge un'Italia inclusiva dal report “Mai più invisibili"

Non emerge un'Italia inclusiva dal report “Mai più invisibili"

Inclusione, l’Italia non è un Paese per tutti. Quasi 15 milioni tra bambini, bambine e donne vivono in Regioni che non garantiscono adeguato accesso a esperienze educative di qualità, sanità, opportunità economiche e partecipazione sociale e politica. Quasi 1 minore su 3 e 4 donne su 10 vivono in territori caratterizzati da forme di esclusione grave o molto grave. Quasi 4 studenti di terza media su 10 non hanno competenze adeguate in italiano e più di 4 su 10 in matematica. Dal 2018, il tasso medio di donne elette in Parlamento è diminuito, passando dal 35% al 31% nel 2022.
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L'Italia fotografata da WeWorld nel report “Mai più invisibili"

Un dramma collettivo fotografato da WeWorld nel report “Mai più invisibili. Indice sulla condizione di donne, bambine, bambini e adolescenti in Italia”. L’organizzazione italiana da 50 anni impegnata a garantire i diritti di donne e bambini in 27 Paesi, con il rapporto recentemente pubblicato ha ribadito - qualora ce ne fosse stato bisogno - che la situazione è grave, seria e preoccupante. inclusione-mai-piu-invisibili

La classifica delle regioni più inclusive

Secondo 2Mai più invisibili", le prime cinque Regioni in Italia per inclusione di donne, bambini e bambine sono la provincia autonoma di Trento, la Valle d’Aosta, la provincia autonoma di Bolzano, il Friuli Venezia-Giulia e l’Emilia-Romagna. Il Lazio si piazza all’ottavo posto, nona la Lombardia. In coda le Regioni del Sud. In Calabria, la Regione più povera d’Italia con 2 famiglie su 10 sotto la soglia di povertà, il 43% di minori è a rischio di esclusione sociale, contro una media italiana del 27,7%. inclusione-mai-piu-invisibili La Campania registra la più alta percentuale di minori a rischio di esclusione sociale, la Sicilia il più alto tasso di abbandono scolastico e la percentuale più bassa di donne laureate o in apprendimento permanente. In Basilicata, 1 minore su 3 è a rischio di esclusione sociale. In un quadro così complesso, a far tirare un piccolissimo ma comunque incoraggiante sospiro di sollievo sono il Molise che registra il tasso di abbandono scolastico più basso d’Italia. Ma anche il Friuli-Venezia Giulia in cui si segnala la minor quota di famiglie che vivono in condizioni di deprivazione abitativa e le Marche in cui, tra il 2018 e il 2022, la quota di minori a rischio esclusione sociale è diminuita di più di 10 punti. inclusione-mai-piu-invisibili

Inclusione, cosa manca

Le ragioni di questa Caporetto sono legate indissolubilmente dal filo rosso della politica che avrebbe dovuto e potuto fare di più. Il divario tra Sud e Nord è ancora incredibilmente insanato. Le Regioni virtuose vanno bene ma non benissimo; etnia, classe sociale, orientamento religioso e sessuale sono ancora motivi di discriminazione. Nei luoghi in cui il grado di esclusione risulta grave o molto grave, le disuguaglianze addirittura si acuiscono, creando un divario enorme tra coloro che hanno pieno accesso ai propri diritti e chi, invece, nasce in contesti svantaggiati in cui anche l’accesso a esperienze educative di qualità o l’occupazione femminile e le politiche inclusive di conciliazione tra vita e lavoro sono quasi un miraggio. inclusione-mai-piu-invisibili "Il rischio è chiaro: divari e disuguaglianze potrebbero diventare incolmabili". A confermarlo è Marco Chiesara, presidente di WeWorld, che nell’ambito della presentazione del rapporto non ha esitato a chiarire che o si interviene tempestivamente puntando su un cambiamento sostanziale attraverso la trasformazione delle norme sociali, culturali e giuridiche, o sarà irrimediabilmente troppo tardi. Gli interventi da dover mettere in campo sarebbero molti e molto variegati. Dal report "Mai più invisibili" si evince in maniera abbastanza netta, però, che, per cominciare, serve puntare tutto su azioni di natura strutturale capaci di mettere al centro la questione di genere e quella generazionale. inclusione-mai-piu-invisibili Serve favorire l’empowerment delle donne ma anche quello delle bambine e dei bambini ed è fondamentale mandare definitivamente in pensione la visione maschio-centrica e patriarcale della società. Prima l’architettura sociale e poi le persone e le comunità è l’unica consecutio temporum accettabile se si ha davvero l’intenzione di risolvere il problema dalla base. Il resto è panacea.