Sesso in gravidanza tra desiderio, falsi miti e benefici. La parola alle mamme e ai papà che si raccontano senza tabù

di CATERINA CECCUTI E MAURIZIO COSTANZO -
10 aprile 2022
Sesso in gravidanza

Sesso in gravidanza

Un aspetto che per il benessere della coppia dovrebbe essere vissuto con complicità e serenità si scontra ancora troppo spesso con timori infondati e tabù. È la sessualità in gravidanza, che in una gestazione non a rischio, risulta un aspetto assolutamente fisiologico prima del parto, perché tranne nei rari casi in cui viene sconsigliato dal ginecologo, non creerebbe problemi di alcun tipo né alla mamma né al bebè. Tuttavia di sesso in gravidanza se ne parla poco e se ne sente parlare ancora meno. Forse per questo i luoghi comuni abbondano e i falsi miti spesso finiscono per scoraggiare momenti di piacevole intimità. Per tutta una serie di ragioni: la paura di far male al bambino per i futuri papà, il calo del desiderio da parte delle future mamme, per cui il pancione rappresenta anche un ostacolo agli scambi affettivi. Il risultato è che la donna deve misurarsi anche con l’ostacolo del non sentirsi più ‘desiderabile’, e la mancanza di coccole peggiora le cose. Mentre l’uomo si ritrova a fare i conti col timore del ‘moralmente’ inopportuno, che a volte lo frena nel lasciarsi liberamente andare alla passione in un momento considerato ‘sacro’ come quello della maternità. Ma è proprio vero che sessualità e gravidanza siano in antitesi? Che le donne, in questo momento così speciale della propria vita, perdano interesse per il sesso? Che assistere al parto possa pregiudicare la spontaneità e l’attrazione per la propria partner? Il cambiamento ormonale, a detta di molte coppie, provocherebbe invece un aumento del desiderio, che diventerebbe addirittura più urgente provocando un piacere più intenso. È davvero così, oppure tabù e retaggi culturali finiscono inevitabilmente per pregiudicare l’affettività di coppia? Lo abbiamo chiesto a mamme e papà, che alla domanda “coccole sì o coccole no?”ci hanno rivelato cosa è davvero successo nei fatidici nove mesi tra le lenzuola.

Natalia C., 36 anni, ha una bambina nata a dicembre

“Non abbiamo avuto grosse variazioni nell’attività di coppia, tranne forse all’inizio. Dopo la prima ecografia, una volta constatato che la bambina si era impiantata bene nell’utero, abbiamo ripreso normalmente i rapporti, anche perché la ginecologa ci disse che potevamo farlo. Siamo andati avanti senza problemi fino al settimo mese, quando la mia pancia è diventata veramente ingombrante e la cosa si è fatta difficoltosa. Nonostante questo, quando mi recai all’ultimo controllo ospedaliero prima del parto, la ginecologa stessa ci consigliò di riprendere ad averne, per agevolare la nascita, visto che il tempo era scaduto e avevo già superato la 40esima settimana. Addirittura mi consigliarono di avere rapporti al manifestarsi delle prime contrazioni. Le sensazioni in gravidanza non erano variate, anche perché stavo bene fisicamente. Dopo il parto però abbiamo ripreso tardi i rapporti sessuali. Avevo subito un’episiotomia e la cicatrice mi dava parecchio fastidio. Dunque ho atteso il controllo della ginecologa, che in tempi di Covid è arrivato con un po' di ritardo rispetto al normale”.

La sessualità in gravidanza, in una gestazione non a rischio, risulta un aspetto assolutamente fisiologico prima del parto

Sahra H., 45 anni, ha un bambino di 5 anni

“Durante la gravidanza avevo gli ormoni alle stelle. Mio marito, soprattutto nei primi mesi, aveva paura di poter nuocere al bambino, per cui ho dovuto, diciamo, convincerlo. Io invece ho avuto da subito un aumento del desiderio e lo cercavo di continuo. Durante la gravidanza anche le sensazioni per me sono state amplificate e sono stata più disinibita rispetto al solito. Ho continuato ad avere rapporti fino al giorno prima della nascita. Dopo che è nato il piccolo sono rimasta almeno un mese intero senza alcun desiderio e penso che, visto come lo avevo abituato nei mesi precedenti, mio marito ci sia rimasto un po’ male, ma ovviamente ha atteso con pazienza. Diciamo comunque che tra le lesioni fisiologiche riportate dal parto, lo scombussolamento ormonale e gli orari sonno veglia del bambino, ci abbiamo messo un paio di mesi per riavvicinarci fisicamente in serenità. All’inizio inoltre le sensazioni per me non erano altrettanto intense. Poi, piano piano, sono tornata alla normalità”.

Francesco D., 43 anni, marito di Sahra H.

“Non ci sono rimasto male, perché avevo assistito interamente al parto di mia moglie, e mi ero accorto dell’enorme sforzo che il suo fisico aveva dovuto sopportare, oltre al dolore. Quindi non mi aspettavo assolutamente che avremmo potuto riprendere la normale attività sessuale in pochi giorni. Inoltre avevo paura che Sahra potesse sentirsi intimorita o obbligata dalle mie avances, dunque ho atteso che fosse lei a farsi avanti, al momento che si fosse sentita pronta. La prima volta dopo il parto, circa un paio di mesi dalla data della nascita, sono stato delicatissimo, avevo paura di fare male a mia moglie in qualche modo. Poi piano piano abbiamo ricominciato normalmente. Devo ammettere comunque che durante il periodo della gravidanza la sua sessualità era amplificata”.

Sono rari i casi in cui è il ginecologo a sconsigliare rapporti sessuali in gravidanza, ma è comunque sempre necessario consultare l'opinione di un esperto

Ilenia V., 44 anni, ha un bambino di 6 anni

“Il sesso è l’unica cosa piacevole che la vita ci concede senza effetti collaterali, a differenza del buon cibo che fa ingrassare, degli alcolici che fanno male ecc. Inoltre è gratuito e può solo portare giovamento ad una coppia sana. Ecco perché in gravidanza ho cercato regolarmente e normalmente il mio compagno. Una volta saputo che ero rimasta incinta la prima cosa che ho fatto è stata andare dal ginecologo per controllare che fosse tutto a posto, e chiedere se e quando avrei potuto ricominciare ad avere rapporti. Mi è stato risposto “fin da subito”, perché il bambino era impiantato bene. Dunque non ho avuto problemi. Anche il mio compagno, rassicurato dal fatto che la gravidanza procedeva bene, non ha mai mostrato timori o titubanze”.

Roberto G., 41 anni, ha un bambino di 6 mesi

“Quando mia moglie mi ha detto che era rimasta incinta sono stato travolto da mille emozioni. Desideravamo questo bambino da tanto tempo e ci è subito sembrato un miracolo. Nonostante le garanzie del ginecologo, non ho voluto toccare mia moglie per tutta la durata della gravidanza, per paura di fare male a lei o al piccolo. Inizialmente lei ha protestato un poco, ma quando alla 15esima settimana ha avuto delle perdite che l’hanno costretta a letto per diversi giorni, è stata d’accordo con me nell’attendere la nascita. Dopo il parto, che fortunatamente è andato a buon fine, abbiamo ripreso alla grande e con gli interessi. Fin da un mesetto e mezzo dopo il parto. Ricordo che mia moglie venne da me una sera che il bambino si era addormentato prima e mi disse: 'Mi devi un bel po’ di coccole arretrate', e ovviamente ho subito colto l’invito”.

Molte delle mamme che si raccontano a Luce! ammettono che durante il periodo della gravidanza il loro desiderio era notevolmente aumentato

Veronica V., 32 anni, ha 2 figli

“Sesso in gravidanza? Ma siamo matti? Troppo rischioso per il bambino. Me ne sono infischiata delle rassicurazioni del medico, sono fisioterapista e conosco bene gli effetti delle contrazioni muscolari. Lo sconsiglio nei primi tre mesi, soprattutto se le gravidanze sono a rischio. Io questa cosa l’ho messa subito in chiaro con il mio compagno, sia durante la prima che durante la seconda gravidanza. Alla fine, nove mesi si possono sopportare, in cambio della tranquillità su una cosa così importante. Dopo, una volta nati entrambi i nostri figli, io e il mio compagno abbiamo saputo ricompensarci a vicenda per il sacrificio fatto”.

Tullia F., 43 anni, ha un bambino di 4 anni

Non abbiamo interrotto la nostra attività di coppia, non abbiamo avuto timori. È stato così per buona parte della gravidanza, eccezion fatta in un periodo in cui ho ricevuto brutte notizie sul fronte lavorativo, che si sono ripercosse sulla mia serenità e che di conseguenza hanno interrotto il ritmo vivace che io e mio marito avevamo preso. Nell’ultimo mese e mezzo inoltre ci siamo fatti più problemi, avevamo paura che il sesso potesse stimolare la nascita prematura del bambino. La ginecologa comunque ci rasserenò, ci sorrise e ci disse che potevamo fare tutto tranquillamente”.

Tanti sono invece i papà che hanno paura di far male alla propria moglie o compagna. Ma nella maggior parte dei casi sono solo falsi miti

Armando G., 48 anni, ha una bambina di 2 anni

“Non mi ha mai creato problemi il pancione, né tanto meno assistere al parto fino alla nascita del nostro bambino. Nessuna delle due cose ha minimamente diminuito l’attrazione che ho verso mia moglie, perché lei è sempre stata semplicemente la persona che amo”.

Luca N., 44 anni, ha un figlio di 8 anni

Assistere interamente al parto mi ha traumatizzato, ma non volevo deludere le aspettative della mia compagna. Però il fatto di vederla per tante ore in preda a simili dolori, sentirmi impotente, assistere ad un evento così cruento mi ha letteralmente sconvolto. Per lungo tempo, dopo la nascita di nostro figlio, non sono riuscito ad avvicinarmi a lei. Temevo di farle male, continuavo a rivedermi davanti agli occhi la scena della sua sofferenza, nonostante la mia compagna per prima cercasse in tutti i modi di rassicurarmi. Poi, piano piano, abbiamo ricominciato a stare vicini fisicamente, inizialmente con baci, carezze e coccole, poi completamente”.

Marina B., 50 anni, ha 3 figli

Fatto sempre con serenità, senza diminuzione del piacere, insomma senza che le sensazioni fossero particolarmente alterate dagli ormoni, a parte ovviamente il senso di pesantezza al basso ventre. E questo vale per tutte e tre le gravidanze. Solo durante la prima, sono stata costretta ad un paio di mesi di riposo totale, nelle prime 36 settimane. E questo probabilmente ha portato mio marito a vivere il sesso nella prima gravidanza con un certo timore di “rompere” qualcosa. Dopo i vari parti, abbiamo ripreso appena possibile, ossia ad una quarantina di giorni circa dalla nascita dei bambini”.