“Avere una persona con disabilità in classe non è più importante o meno, ma può essere una risorsa e non una difficoltà. Sia per la persona stessa che ha diritto allo studio, alla scuola, ha il diritto di stare con i suoi coetanei e anche per gli altri. E' uno scambio reciproco”.
Arianna Talamona , campionessa paralimpica di nuoto, classe 1994 di Varese, in bacheca vanta una medaglia d'argento alle Paralimpiadi di Tokyo e due medaglie d'oro ai Mondiali di Londra. Fin dalla nascita vive con paraparesi spastica ereditaria (come la madre), patologia degenerativa.
Ospite di Caterina Balivo a La volta buona, la nuotatrice racconta quella che è stata la sua crescita e la sua esperienza personale, anche alla luce delle esternazioni di Roberto Vannacci con la proposta (ultimo scivolone del generale) delle classi separate per le persone con disabilità .
E' la stessa Balivo, infatti, che punzecchia la campionessa sul tema e sull'importanza dell'inclusione scolastica.
“La carrozzina è arrivata alle medie – continua Talamona - e per me è stata simbolo di libertà, mi ha permesso di muovermi. Ho avuto la sfortuna alle medie di non trovare una classe sensibile, ma eravamo piccoli – dice giustificando i compagni – Il vero fallimento è stato della scuola, le professoresse non intervenivano quando dovevano. Capitava magari che i compagni mi rubassero la carrozzina e la usassero come ariete contro la porta. Per loro era un gioco, per me un dramma. Gli insegnanti non prendevano provvedimenti particolari e invece sarebbe servito parlarne insieme, sarebbe stato utile un momento educativo. Cosa che non è avvenuto. Ad oggi c'è più formazione, più sensibilità, si stanno facendo passi avanti”.
Non senza difficoltà, aggiungiamo noi. E questo nonostante qualcuno ogni tanto prova a remare contro, nel tentativo di farci tornare indietro.