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Un leone che si aggira in città non è il problema, ma la conseguenza

La fuga del leone Kimba per le vie di Ladispoli ci impone una riflessione: gli animali non sono intrattenimento e il circo non è il loro habitat. Una legge che vieta questi spettacoli ci sarebbe pure

di CHIARA CARAVELLI -
13 novembre 2023

Il leone Kimba è tornato nella sua gabbia. Dopo aver seminato il panico mentre era intento ad aggirarsi per le vie di Ladispoli, centro del litorale laziale, l’esemplare è stato riportato al circo Rony Roller dal quale era scappato. La sua fuga era terminata nella tarda serata di sabato dopo che forze dell'ordine e personale dell'Asl erano riusciti a sedarlo e bloccare il suo girovagare tra le strade della città ripreso in molti video diventati in poche ore virali sui social.

Le indagini sulla fuga del leone

La vicenda, sulla quale la Procura di Civitavecchia potrebbe aprire un vero e proprio fascicolo dopo l'invio delle informative da parte di polizia e carabinieri, ha suscitato fin da subito molte polemiche. "Il lucchetto della gabbia era aperto, i leoni non sanno aprirlo", ha detto il domatore Rony Vassallo. Aggiungendo che il felino si era allontanato di poco "poi un cavallo lo ha spaventato e si è rifugiato nel canale". Il felino, narcotizzato grazie al colpo di fucile sparato dal titolare di un’attività specializzata nella cattura di animali selvatici, fortunatamente sta bene e ora si trova di nuovo nella sua gabbia al Rony Roller. Ma il caso di Kimba, oltre allo spavento generato dalla sua fuga, ha acceso anche i riflettori sulla situazione che gli animali sono costretti a vivere all’interno dei circhi. Una pratica che, purtroppo, in Italia è ancora molto utilizzata. Sono infatti circa duemila gli esemplari nelle gabbie e sotto i tendoni dei circhi che girano il nostro Paese. Leoni, elefanti, tigri, orsi, cammelli, giraffe, rinoceronti spesso sottoposti ad addestramenti stressanti e totalmente contrari alla loro natura, costretti a esercizi innaturali, legati a catene e lasciati in spazi angusti. Non solo, nella maggior parte dei casi vengono sottoposti a violenze fisiche e psicologiche i cui effetti spesso condizionano l’intera vita degli animali senza possibilità di rimedio. Tornando alla vicenda di Kimba, immediata è stata la protesta degli animalisti che ieri, insieme al deputato di Alleanza Verdi Sinistra Francesco Emilio Borrelli, hanno anche manifestato davanti al circo, la cui pagina Facebook è stata presa di mira da molti utenti che ne chiedono la chiusura. "Già tanti paesi in Europa – afferma +Europa – hanno vietato questi spettacoli e anche l'Italia si è dotata di una norma in merito. Nonostante il consenso bipartisan, però, ancora non è presente il decreto attuativo per attuare la legge e rispettare il benessere animale, ora anche in Costituzione. C'è tempo fino all'agosto del 2024 per dare attuazione alla legge".

"Stop allo sfruttamento degli animali nei circhi"

Sul punto è intervenuto anche il sindaco di Ladispoli, Alessandro Grado, che sabato sera durante la fuga di Kimba aveva invitato i cittadini a non uscire di casa: "Mi auguro – le parole del primo cittadino – che questo episodio possa smuovere qualche coscienza e che finalmente si possa mettere la parola fine allo sfruttamento degli animali nei circhi". Ma se l’attuazione della legge delega per dire basta all’impiego degli animali sotto i tendoni dovrà con ogni probabilità aspettare l’estate del prossimo anno, a essere attuale è l’opinione dei cittadini rispetto a questa pratica. leone-ladispoli-circo

Alla maggior parte degli italiani non piacciono più

Secondo i dati del sondaggio Doxa Bva, commissionato dalla Lav lo scorso settembre, il 76% degli italiani è contrario all’utilizzo degli animali nei circhi. Non solo, la stessa percentuale si è detta favorevole a destinare i fondi pubblici a quei circhi che si riconvertiranno a spettacoli che non includano felini o altri esemplari. Resta quindi da chiedersi perché dobbiamo aspettare l’agosto 2024 per il decreto attuativo quando già più di 50 Paesi tra l’Europa e il resto del mondo hanno vietato o fortemente limitato l’uso degli animali nei circhi in diverse forme. Uno sfruttamento inaccettabile e quanto mai anacronistico, a cui si aggiunge il fatto che l’impiego di questi esemplari non ha, e non avrà mai, alcun valore educativo o culturale.