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Edoardo Leo: “Ridere è uguale in tutte le lingue del mondo”

L’attore, a Sanremo, rivendica il ruolo dei comici: “Sono sentinelle della democrazia, tengono sotto controllo il potere. Fare la commedia, checché ne dica chi ci ha sminuiti a giullari di corte, è fare cultura”

di GIOVANNI BOGANI -
8 febbraio 2024
74th Sanremo Music Festival

74th Sanremo Music Festival

Attore e sceneggiatore brillante di commedia, interprete di grande popolarità con “Perfetti sconosciuti” e “Smetto quando voglio”, protagonista del boom su Netflix di “Era ora”, uno dei più grandi successi italiani distribuiti dalla piattaforma nel mondo, Edoardo Leo è stato ospite della terza serata del festival.

Arriva a sera, quando Russell Crowe è probabilmente già all'ammazzacaffè, e la comparsata all'Ariston è per lui già un ricordo. Del resto, alle ore piccole a Sanremo è abituato: insieme a Rolando Ravello, a Paolo Genovese ea Sabrina Impacciatore aveva condotto il Dopofestival 2018.

74th Sanremo Music Festival
74th Sanremo Music Festival

"Il clandestino"

Arriva a Sanremo per promuovere “Il clandestino”, serie tv Rai di prossima programmazione. “Il clandestino è una di quelle grandi produzioni Rai di cui uno diventa orgoglioso. Un poliziotto fidanzato da cinque con una ragazza di origini arabe. Gli dicono che la ragazza ha organizzato un attentato, ma lui si rifiuta di credere a quella verità”.

“Tutti ci sentiamo clandestini, a un certo momento. Gli attori i registi i poeti, i cantanti. Anche quelli che apparentemente facendo solo canzonette hanno raccontato la realtà, il presente. E questo è un presente particolarmente drammatico. Parliamo di femminicidi , di genocidi e guardiamo immagini insopportabili. Che cosa possiamo fare noi attori rispetto a medici, a persone che fanno lavori più utili? Gli artisti sembrano inutili. Ma la vita è strana.

Un amico ti tradisce, perdi un genitore o un figlio, sei disperato e sentire che qualcuno ha capito il tuo dolore in una canzone o una poesia è un abbraccio che ti sostiene mentre stai per affondare. È una medicina per le tue ferite invisibili. E lo stesso accade per una improvvisa felicità, quando dici 'sto provando una cosa indescrivibile', e pensi 'non ho parole'. E facciamo la cosa più immediata, più semplice: condividiamo una canzone o una poesia. Scegliamo, facciamo le nostre parole che qualcun altro ha scritto. Un film è cura, è medicina, è un antinfiammatorio per l'anima. L'altra medicina è ridere".

Il potere della risata

“Il poeta – prosegue Leo – mette in connessione cose a cui non avevamo mai pensato, e così fa il comico: l'unione delle parole genera risate. E per questo dobbiamo tenerci stretti i nostri artisti, i nostri commedianti, coloro che ci fanno ridere. Vi siete mai chiesti perché in un teatro ridiamo forte, rumorosamente, ea casa anche se sentiamo qualcosa di molto divertente non sentiamo il bisogno di emettere suoni?

Ridiamo per dare un segnale: non siamo in pericolo. Piangere significa 'sono in pericolo'. Ridere è uguale in tutte le lingue del mondo. Ci sono decine di lingue diverse, ma ridiamo sempre nello stesso modo. Teniamoceli cari i nostri commedianti, perché i comici sono sentinelle della democrazia, tengono sotto controllo il potere. Fare la commedia, checché ne dica chi ci ha sminuiti a giullari di corte, è fare cultura, è il racconto delle nostre vite serie, semiserie e tragicomiche.

Karl Kraus ha scritto quando il sole della cultura è basso, anche i nani sembrano giganti . Facciamo in modo che sia sempre alta la luce della cultura, l'ultimo spiraglio di luce prima del buio”.

Un monologo travolgente, un pezzo di teatro che valeva la sera di Sanremo, e anche i tempi lunghi dell'attesa.

74th Sanremo Music Festival
74th Sanremo Music Festival

La carriera di Edoardo Leo

Nella sua carriera, Leo ha affrontato spesso temi inclusivi, e ancora più spesso ha esplorato i rapporti di violenza e sopraffazione fra i sessi. Come in “Mia”, in cui è il padre di una ragazza abusata psicologicamente dal fidanzato e da questa condotta al suicidio. O come in “Non sono quello che sono”, il suo film da regista, la sfida più grande: l' 'Otello' trasposto in romanesco – anzi, in “romano, lingua nobile” – e ambientato sul litorale di Ostia, con Desdemona vittima non d'eccesso di amore, ma di femminicidio.

Un film nato, dice, dalla lettura di un articolo di cronaca, la storia di un ragazzo che ammazza la fidanzata e poi si suicida. “Incredibile constatare quanto poco fosse cambiato nel rapporto donna/uomo dal 1603 ad oggi”, ha dichiarato Leo. “E ora il film sembra ancora più attuale, dentro questa valanga di orrore quotidiano che sono i femminicidi”.

Un tema, quello della violenza di genere, che gli sta molto a cuore.

“Da cittadino, ma soprattutto da padre, sono molto preoccupato: siamo lontani dalla soluzione, al contrario mi pare che la progressiva emancipazione femminile anziché essere accolta come un'opportunità sta generando una violenza di ritorno, un maschilismo nuovo e persino inconsapevole”, ha dichiarato all'uscita del film. “Siamo noi adulti che dobbiamo spezzare la catena. Ogni volta che ti lasci andare a un luogo comune da maschio, anche solo scherzando, con tuo figlio, il ragazzo sentirà che la sua parte femminile è da comprimere”.