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Golden Globes, le prime volte che ancora fanno storia: Lily Gladstone, Ali Wong e Steven Yeun

Due sono di origine asiatica, una indigena: si sono aggiudicati i premi per le migliori interpretazioni nella miniserie "Beef" e nel film drammatico "Killers of the Flower Moon"

di MARIANNA GRAZI -
8 gennaio 2024
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Ali Wong e Steven Yeun sono entrati nella storia dei Golden Globes, vincendo rispettivamente le statuette come miglior attrice e attore di una miniserie, per le loro interpretazioni in "Beef", il dramma di Netflix sulla violenza stradale. Domenica 7 gennaio, durante l'81esima cerimonia dei premi per cinema e tv, Wong e Yeun hanno ritirato i riconoscimenti diventando così i primi interpreti di origine asiatica (lui è sudcoreano, lei è figlia di un cino-americano e di una vietnamita) a vincere nelle loro categorie, oltretutto  alla prima nomination per entrambi. Stesso discorso vale per Lily Gladstone, all'esordio sia per la candidatura che per il premio: è la prima persona di origine indigena a vincere il Golden Globe per la migliore interpretazione femminile in un film drammatico.
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Lily Gladstone è la prima attrice di origine indigena ad aggiudicarsi un premio ai Golden Globes come miglior attrice per "Killer of the Flowers Moon"

I discorsi di ringraziamento ai Golden Globes

Gladstone è stata premiata per la sua interpretazione in "Killers of the Flower Moon", diretto da Martin Scorsese, in cui recita accanto a Leonardo DiCaprio e Robert De Niro. "È un premio storico. Non appartiene solo a me. Lo tengo in mano proprio ora, insieme a tutte le mie splendide sorelle", ha detto durante il suo discorso di ringraziamento, in cui ha esordito pronunciando alcune parole in lingua Blackfeet. Questa è la "bellissima comunità, la nazione che mi ha cresciuta e mi ha incoraggiata ad andare avanti, a continuare a fare questo", ha aggiunto, rendendo quindi omaggio a sua madre, che l'ha accompagnata alla cerimonia di domenica: "Anche se non è Blackfeet, ha lavorato instancabilmente per far entrare la nostra lingua nelle scuole, in modo che crescendo avessi un insegnante di inglese Blackfeet".
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Mollie Kyle (Lily Gladstone) e Ernest Burkhart (Leonardo DiCaprio) in una scena del film

Citando poi la popolazione Osage, di cui "Killers of the Flower Moon" parla, Gladstone ha concluso il suo intervento dicendo che questo premio è per i ragazzi che "si sono visti rappresentare nelle nostre storie, raccontate da noi stessi con le nostre parole, con straordinari alleati e con una grande fiducia". Dal palco, dove ha ricevuto il Globo d'Oro come miglior attrice per la serie "Beef", Ali Wong ha invece ringraziato l'intero cast e la troupe, affermando che le amicizie che ha stretto sul set "saranno sempre la cosa migliore che è venuta fuori da 'Beef'". Menziona anche l'ex marito Justin Hakuta, con cui ha avuto due figli: "Grazie a te posso essere una madre che lavora". Anche Steven Yeun ha parlato dei suoi figli nel suo discorso, con un esilarante riferimento al film Disney "Frozen".
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Ali Wong e Steven Yeun, le co-stars di "Beef"

"La storia che solitamente racconto di me è di isolamento e distacco. E poi arrivi qui e hai questo momento in cui puoi solo parlare di tutti gli altri", ha detto, aggiungendo con una risata: "Sembra proprio la trama di 'Frozen'". "Sono così grato – ha concluso – Sono il destinatario di una lunga serie di amore e protezione caritatevoli e di buona volontà, quindi lo apprezzo molto".

Prime volte che destano scalpore

Queste prime volte appena citate, che vengono ancora menzionate, o messe in evidenza sui giornali e sui siti di informazione internazionali, che destano ancora stupore, o sorpresa, vengono spesso riportate per parlare di un'apertura alla diversità, alla multiculturalità nel mondo dell'intrattenimento. Che stenta però ad affermarsi. Perché, altrimenti, serve ribadire ogni volta la nazionalità e le origini (o il sesso/identità di genere o l'orientamento sessuale) di questa o quell'attore, il loro primato nell'essere riusciti ad arrivare laddove nessuno, in precedenza, era arrivato? Perché questo tipo di informazione fa ancora notizia? 
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La cerimonia di premiazione della 81ª edizione dei Golden Globe si è svolta il 7 gennaio 2024 al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, California

La risposta è presto detta, basta guardare poco oltre, a quelli che sono considerati i più importanti premi cinematografici, gli Oscar. In occasione della 96esima edizione degli Academy Awards, prevista l'11 marzo 2024, stando a quanto annunciato un anno fa, potranno sperare di per sperare di ottenere l'ambita statuetta di Best Picture solo quelle pellicole che rientravano nei rigidi standard imposti per la nomination. Ossia rispettare le nuove regole relative all'inclusività - sulla razza, il genere e l'orientamento sessuale, ma anche a forme di autismo, dolore cronico o malattie mentali - di ogni persona che fa parte del cast e della troupe. Un film, per essere premiato, dovrà infatti soddisfare un minimo di due dei quattro standard di inclusione richiesti: ci dovrà essere almeno un appartenente ad un gruppo razziale o etnico sottorappresentato tra gli attori e le attrici principali o secondari, oppure la trama stessa dovrà parlare di un gruppo sociale in genere meno rappresentato, come la comunità Lgbtq+ o chi vive con una disabilità. Un nuovo standard di inclusione che, già a marzo 2023 quando era stato annunciato, aveva fatto discutere, tra sostenitori e molti, moltissimi contrari, che sottolineavano come non siano questi parametri imposti dall'alto a rendere davvero inclusiva una produzione o la cerimonia stessa degli Academy. Ecco, quindi, ritorna il problema della rappresentazione: per quanto tempo ancora ci stupiremo e scriveremo - come se fosse una notizia imprescindibile - delle origini o dell'orientamento sessuale di un artista, piuttosto che commentare la sua interpretazione nel prodotto, scevra da pregiudizi o stereotipi legati all'identità personale?