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"Maestre": storia delle donne che lottarono per l'Italia unita e per i loro diritti

Lunedì 18 Dicembre, ore 20.45 al teatro Camploy di Verona lo spettacolo di Stefano Scherini dedicato alla prima emancipazione femminile nel nostro Paese

di REDAZIONE -
15 dicembre 2023
Original WW1 era portrait, group of pretty young women, all of similar age, in their late teens or early twenties, quite possibly college students, maybe teacher training, probably from the middle classes. They wear their hair up in chignon bun hairstyles

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L'Italia per come la conosciamo oggi (pezzo più o pezzo meno), libera dal 'giogo straniero', nasce nel 1861, quando la penisola fu unificata, almeno dal punto di vista politico. Lo si studia fin da piccoli, alle scuole elementari. Così come la lingua italiana, l'abc della nostra cultura. Il patriota Massimo D'Azeglio, all'epoca disse: "Abbiamo fatto l’Italia, ora si tratta di fare gli italiani…", consapevole della frammentazione linguistica e culturale del nuovo Stato appena nato. Lo scrittore sapeva bene che il vero lavoro doveva ancora arrivare: una Nazione unita ha bisogno innanzitutto di una lingua, di ritrovarsi in una storia comune. C'è bisogno che i nuovi italiani crescano il più possibile alfabetizzati, perché chi sa scrivere ha diritto di voto. C'è bisogno di far crescere i bambini istruendoli fin dall'infanzia agli ideali patriottici, in modo che si spendano poi per uno Stato finalmente comune. Nel 1861 i dati Istat indicano un tasso di analfabetismo più alto rispetto agli altri Paesi europei, esclusa la Spagna: tra gli uomini arrivava al 72%, tra le donne addirittura all’84%. Cifre, tra l'altro, ottimistiche, se si considera il tipo di rilevazione adottato: molti, pur di negare quella che di fatto era un'evidenza, avevano dichiarato di non essere analfabeti perché in grado di scarabocchiare la propria firma o di decifrare qualche semplice scritta avuta sempre sotto gli occhi.
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Lo spettacolo "Maestre - canto le donne, l’Italia e altre storie" in programma il 18 dicembre a Verona

Lo spettacolo

Oggi le battaglie, le voci, le vicende di tutte le persone che contribuirono a questa unificazione sono noti, ma dietro ai tanti politici o combattenti immortalati nei libri di scuola, ci sono centinai di figure rimaste troppo spesso nell'ombra. Che ora tornano in qualche modo a vivere grazie a "Maestre - canto le donne, l’Italia e altre storie", lo spettacolo di e con Giovanna Scardoni e la regia di Stefano Scherini. Si tratta di una produzione Mitmacher, in collaborazione con MAT - Movimenti Artistici Trasversali, che andrà in scena lunedì 18 Dicembre alle ore 20.45, al teatro Camploy di Verona, all’interno della rassegna Altro Teatro/City (Info e prenotazioni: [email protected]). "Maestre" racconta la nascita della straordinaria epopea delle insegnanti italiane, di come abbiano alfabetizzato il nostro Paese e dato così inizio alla prima vera emancipazione femminile d’Italia.

Le Maestre

Nonostante il titolo al plurale in scena c'è una sola attrice, che attraversa, vive e riunisce in sé la storia delle docenti più conosciute, quelle che hanno avuto il coraggio e i mezzi per opporsi e migliorare il proprio mestiere; ma anche tante donne sconosciute, che per potersi guadagnare l'indipendenza e per aiutare le famiglie in povertà, erano costrette a vivere condizioni disumane sia dal punto di vista fisico che morale.

Di loro parla la giornalista e scrittrice Matilde Serao nell’articolo Come muoiono le maestre”, e anche Ada Negri ne Le Solitarie”. Maestre scrittrici dunque, e poi impegnate in politica, laiche e cattoliche, maestre che hanno senz’altro iniziato coraggiosamente un percorso di emancipazione, di libertà personale, collettiva, economica, culturale ma anche legale. Tra loro le dieci insegnanti di Senigallia che nel 1906, spronate da Maria Montessori, hanno chiesto a gran voce il diritto di voto. In una società in continuo cambiamento, ancora soggetta a pregiudizi di genere ben radicati (molti dei quali ancora oggi presenti, quindi...), lo spettacolo racconta questa nuova classe di lavoratrici (nel 1901 erano 62.643!), di cui si sa troppo poco e a cui tutte e tutti dobbiamo molto.

La compagnia

Mitmacher, nome della compagnia che porta in scena lo spettacolo, è un neologismo tedesco che viene dall'unione di due parole, Mit – macher, e significa fare con, fare assieme. LAssociazione Culturale Mitmacher, che ha sede in Verona, realizza e diffonde spettacoli dal vivo. Ha collaborato e prodotto con Il Piccolo Teatro di Milano, la compagnia Lombardi-Tiezzi di Firenze, il Teatro del Carretto e MAT di Lucca.