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"Parenti Serpenti", il film di Natale ancora specchio dei tempi. Il ricordo di Alessandro Haber

L'attore ripercorre i suoi Natali e racconta l'incontro e il rapporto con Mario Monicelli, il regista che ha reso emblematico quel film come metafora ancora attuale delle festività

di GIOVANNI BOGANI -
22 dicembre 2023
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“Mario Monicelli sapeva essere cattivissimo. Ma vedeva bene nell’animo umano. ‘Parenti serpenti’ è un’analisi perfetta della perfidia dell’animo umano. Sono passati più di trent’anni – il film uscì nel 1992 – ma quel Natale lì, il Natale che quel film racconta, è ancora emblematico”. Alessandro Haber – attore di teatro, di cinema, ruvido e smisurato talento dello spettacolo italiano – ricorda, a trent’anni di distanza, il Natale del film “Parenti serpenti” di Mario Monicelli. “Un Natale di figli che litigano, svelano tutta la loro ipocrisia, i rancori, le gelosie, i segreti”. Lui interpreta Alfredo, che in quella cena di Natale rivela all’intera famiglia la propria omosessualità.
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Alessandro Haber

Non era facile, Alessandro, interpretare un omosessuale all’inizio degli anni ’90. Fino a un paio di anni prima l’omosessualità era ancora inserita fra le malattie mentali. "Esatto. E fino ad allora nel cinema erano quasi sempre delle caricature, avevano la vocina. Io, anche se non sono omosessuale, ho cercato di trovare una verità, una dignità nel personaggio. Ne ho interpretati tanti altri, in carriera".

Il Natale di Alessandro Haber

Il film è ambientato a Natale. Per lei, nella vita, quali ricordi ci sono legati a questa festa? "Parto da una premessa: per noi attori è sempre un po' Natale. Se fai un mestiere che ti piace, anche se per farlo devi scavalcare le montagne, finire in teatrini di provincia, fare recite davanti a un pubblico difficile, sei sempre un privilegiato, sei sempre un bambino che sta scartando i regali di Natale, ogni volta che si apre il sipario e vai in scena. Quanta gente c’è che fa un mestiere che gli piace? Io ho avuto e ho questa fortuna. E per me è Natale tutti i giorni”. Avrà, però, un suo film di Natale. Uno di quelli che vedeva da bambino. "C’è un film che volevo rivedere sempre, per commuovermi nel finale: 'La vita è meravigliosa' di Frank Capra. Vedere James Stewart che credeva di aver fallito tutta la sua vita, e poi scopre che invece ha fatto qualcosa di buono per gli altri, che la vita di tutti gli altri sarebbe stata peggiore, se lui non fosse esistito, mi commuove ancora oggi. Mi commuove mentre lo racconto, e penso a quel film".
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Una famosa scena del film "Parenti Serpenti"

Come passerà i giorni intorno a Natale? "Dal 27 dicembre al 3 gennaio sarò a Firenze, al Teatro della Pergola. Porto in scena, con Giuliana De Sio, ‘La signora del martedì’. Un racconto su personaggi che la vita ha maltrattato, un racconto intriso di sensualità, ma anche di dolcezza e di grazia”.

Mario Monicelli e la perfidia umana raccontata in Parenti Serpenti

Mario Monicelli. Come lo ricorda? "Ricordo il provino che feci con lui. Era il 1972, lui stava per girare ‘Vogliamo i colonnelli’, una commedia satirica con Ugo Tognazzi come protagonista. Mentre aspettavo, nella mia testa immaginavo come avrei potuto stupire uno dei maestri del cinema italiano: avevo la sensazione che quei pochi minuti avrebbero potuto cambiare la mia carriera”. La cambiarono? "Andò così. Dopo una lunga attesa arrivò il mio turno. Sulla lavagna scrissero ABER, e io 'Mi scusi, con la H'. 'Con la H? Va bene'. Monicelli disse ‘Ci vuoi improvvisare qualcosa? Fai una telefonata’. Io sono un genio in queste cose, quante volte l’ho fatto? Adesso vi frego tutti, pensai. Presi il telefono di scena e composi il numero, ma un attimo prima di dare la battuta ebbi un’idea, inaspettata anche per me. Avvicinai la cornetta all’orecchio, e dopo pochi silenziosi secondi riagganciai. 'È occupato', dissi, e andai via. Chi al mondo avrebbe fatto una cosa del genere? Neanche De Niro, neanche Hoffman.
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Il regista Mari Monicelli

Uscii dalla porta sperando che mi fermassero per rifare la scena, ma nessuno venne a riprendermi. Temetti di aver chiuso per sempre con Monicelli. Dovettero passare dieci anni. Monicelli venne a vedermi a teatro, si divertì molto e mi chiamò per ‘Amici miei atto II’. Nacque lì una lunga amicizia: ho avuto l’onore di fare cinque film insieme a lui". Nel corso di questa amicizia ci sono momenti che ricorda con più piacere? "L’ultimo. Una notte ebbi la fortuna di riportarlo a casa a 93 anni dopo una festa da me. La mia auto era bloccata da un’auto in seconda fila, e ci toccò prendere lo scooter. Gli diedi un caschetto col cinturino rotto, per cui con una mano lo reggeva e con l’altra si stringeva a me. Guidai veloce, perché lui voleva sempre dormire a mezzanotte. Mi fermai vicino a casa sua. Lui scese: ma era talmente ubriaco di scooter che invece di andare verso casa si stava dirigendo verso il Colosseo. Avremmo dovuto fare una foto insieme. Sarebbe stata una foto da manifesto cinematografico, meglio di ‘Vacanze romane’!".