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Un "Barbie" non basta: per le registe affermarsi a Hollywood è ancora dura

Due nuovi studi dimostrano che negli studios le donne alla direzione delle produzioni più importanti sono poche, nonostante il loro successo

di REDAZIONE -
5 gennaio 2024
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Se una rondine non fa primavera non basta una bambola a rompere il tetto di cristallo che separa ancora le donne, le registe, dalla pari rappresentazione e presenza nelle produzioni cinematografiche più importanti di Hollywood. Nonostante "Barbie", di Greta Gerwig, sia stato il film che ha sbancato tutti i botteghini, passando alla storia come quello con il maggior incasso mai diretto da una donna, le ricerche dimostrano che i principali studios nel 2023 hanno affidato la maggior parte dei loro lavori a uomini.

I report sulla D&I: le registe sono sottorappresentate

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La regista Greta Gerwig e Ryan Gosling, che nel film interpreta Ken

A questa conclusione è arrivato un nuovo studio del Center for the Study of Women in Television and Film della San Diego State University, che ha rilevato come solo il 16% dei registi dei 250 film di maggior incasso del 2023 siano di sesso femminile, in calo rispetto al 18% del 2022. Il rapporto della USC ha rilevato inoltre che su un totale di 116 registi impegnati nei 100 titoli di maggior successo dell'anno appena trascorso, solo 14 di loro, ovvero il 12,1%, erano donne. Magra consolazione: si tratta di un miglioramento rispetto al 9% nel 2022. Il rapporto sostiene però – e questo invece è un dato allarmante – che la percentuale delle registe in queste grandi produzioni non è cresciuta in modo significativo dal 2018, quando si attestava al 4,5% del totale. Il centro, infine, evidenza che solo il 6% delle pellicole di finzione con maggiori guadagni tra il 2007 e il 2023 sono state dirette da donne. In sostanza, dunque, c'è una drammatica sottorappresentazione femminile dietro la macchina da presa. Allo stesso tempo, le principali agenzie cinematografiche che si sono impegnate a riesaminare le loro pratiche di diversità e inclusione, anche sulla scia delle proteste di Black Lives Matter nel 2020, n continuano a non produrre molti film di persone nere, secondo l'Annenberg Inclusion Initiative della USC. 
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La regista e sceneggiatrice è una delle poche a spiccare nel panorama delle produzioni al femminile di Hollywood

L'ultimo report del centro, intitolato "Inclusion in the Director's Chair", definisce infatti gli impegni dell'industria dell'intrattenimento per promuovere l'inclusione "atti performativi" e "non passi reali verso la realizzazione del cambiamento". Hollywood, quindi, non offre ancora alle donne le stesse opportunità delle loro controparti maschili.

Barbie? "È l'ultima illusione". Discriminate per la loro identità

"In oltre un decennio e mezzo, la percentuale di donne che ricoprono incarichi di regia non è cresciuta nemmeno di 10 punti percentuali", ha dichiarato in un comunicato la dottoressa Stacy L. Smith, autrice del rapporto dell'USC e fondatrice della Inclusion Initiative. "Queste cifre non sono solo numeri su un grafico. Rappresentano donne in carne e ossa e di talento, che si impegnano per avere carriere durature in un'industria che non le vuole assumere in posti di lavoro per i quali sono qualificate solo a causa della loro identità". Questi amari risultati arrivano dopo che alcune registe le hanno prodotto alcuni dei titoli più interessanti dell'anno, come "Saltburn" di Emerald Fennell, "Past Lives" di Celine Song e "Priscilla" di Sofia Coppola, mentre Greta Gerwig è diventata la prima donna a dirigere un film che ha incassato più di un miliardo di dollari.
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Emerald Fennell ha diretto "Saltburn"

E pop star come Taylor Swift e Beyoncé hanno dominato il botteghino con i lungometraggi dei loro redditizi concerti. Ma il successo di critica e commerciale non si è tradotto in un cambiamento significativo. Nel complesso, le donne hanno rappresentato soltanto il 22% di tutti i registi, scrittori, sceneggiatori, produttori esecutivi, montatori e direttori della fotografia che hanno lavorato ai 250 prodotti coi maggiori  incassi, in calo rispetto al 24% del 2022, secondo il rapporto del San Diego State. "Il meritato trionfo di Gerwig smentisce la disuguaglianza che pervade l'industria cinematografica tradizionale", ha dichiarato la dottoressa Martha Lauzen, autrice del rapporto. Che però aggiunge: "I numeri raccontano la storia. Gli equilibri di genere dietro le quinte di Hollywood rimangono drammaticamente sbilanciati a favore degli uomini".  

Alle donne nere va anche peggio

Il rapporto dell'USC non ha inoltre rilevato miglioramenti significativi nella diversità razziale ed etnica in ambito regia e produzione. Il numero di registi appartenenti a gruppi sottorappresentati che hanno diretto film che rientrano tra i primi 100 quanto a biglietti venduti nel 2023 - 26, ovvero il 22,4% - è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2022, quando era del 20,7%. Solo quattro (3,4%) sono donne nere: Song, Adele Lim ("Joy Ride"), Fawn Veerasunthorn ("Wish") e Nia DaCosta ("The Marvels").

Fawn Veerasunthorn, regista del film Disney "Wish"

"Questo rapporto offre uno scenario in controtendenza rispetto a chi celebra l'alba del cambiamento a Hollywood dopo che 'Barbie' ha sbancato il botteghino", concludono gli autori dello studio. "Un solo film o una solo regista non sono sufficienti a creare il necessario cambiamento di rotta dietro la macchina da presa. Finché gli studios, i dirigenti e i produttori non adotteranno decisioni diverse riguardo a chi è qualificato e disponibile a lavorare come regista nei progetti più redditizi, ci sono ben poche ragioni per credere che l'ottimismo sia giustificato".