Aborto: l’Ue vuole che sia un diritto fondamentale, ma è solo utopia

Giovedì il Parlamento Europeo voterà la risoluzione per inserirlo nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. Dopodiché si dovrà raggiungere l’unanimità, ma ci sono Paesi che continuano a confondere il “peccato” con il “reato”

di TERESA SCARCELLA -
9 aprile 2024
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"L’aborto è un diritto” dice una parte. “No, è una violazione della dignità umana”, replica l’altra. Vi sembra di essere negli anni ‘70? Ebbene no. Siamo nel 2024 e siamo fermi a quel dibattito lì. “Ah ma le donne oggi possono abortire” direbbe qualcuno. Beh provateci voi, poi ne riparliamo. Ragioneremo della fatica di trovare un medico che non sia obiettore, un'assistenza sanitaria che non ti faccia sentire in colpa, che non cerchi di farti cambiare idea anche quando si tratta di una scelta presa in libertà e con consapevolezza. Parleremo dello stigma da affrontare e del prezzo morale da pagare. 

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Il voto a Bruxelles

Nel frattempo parliamo del dibattito ancora oggi, a distanza di 50 anni, molto caldo. Giovedì 11 aprile il Parlamento Europeo si esprimerà sulla risoluzione che chiede l’inserimento del diritto all’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. Di nuovo. La prima volta era il luglio del 2022. Questo nuovo tentativo è figlio della coraggiosa decisione che la Francia ha preso il mese scorso, costituzionalizzando l’aborto. 

L’Unione Europea, o almeno una fetta, spera che gli altri Paesi seguano l’esempio, ma sarà difficile se non addirittura impossibile per alcuni. La risoluzione di giovedì è probabile che venga approvata, ma la modifica della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue richiederà un accordo unanime di tutti i 27 Stati membri e sarà lì lo scoglio insormontabile. Ci sono Paesi che non ne vorranno sentire parlare tra cui, senza andare troppo lontano, l’Italia. Con l’attuale governo sarebbe impensabile. Per non parlare dell’influenza del Vaticano

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Il “No” della Chiesa

Proprio ieri è stata resa pubblica la Dignitas infinita per cui l’aborto rientrerebbe - insieme ad altre pratiche, cito, “gravi e deprecabili” – tra le violazioni della dignità umana. La dignità del nascituro, del feto in questo caso. Condanna ribadita oggi, a pochi giorni dal voto a Bruxelles, dai vescovi di tutta Europa secondo cui l’interruzione di gravidanza andrebbe “nella direzione opposta alla reale promozione delle donne e dei loro diritti”. In che modo, Dio solo sa. 

Quello che sappiamo noi, invece, è che in un Paese laico si continua ancora oggi a confondere il “peccato” con il “reato”. Una confusione lucida e consapevole.