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Afghanistan, più di un terzo dei bambini costretto a lavorare

L'indagine di Save the Children rivela che i minori sono le prime vittime del mix mortale di "crisi climatica, povertà e fame" nel Paese dopo il ritorno al potere dei Talebani

di DOMENICO GUARINO -
16 agosto 2023
CH1841949_From Left to Right Farhad (8), Nahida Nadira, Sajida (31), Fawad(4) and Zahra(10) at their house

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Il 38,4%: da quando i talebani hanno ripreso il controllo in Afghanistan due anni fa, più di un terzo dei bambini intervistati nel Paese ha dichiarato di essere stato spinto a lavorare per aiutare le proprie famiglie a contrastare i crescenti livelli di povertà e fame. Inoltre il 12,5% delle famiglie riferisce che i propri figli migrano per lavoro. A rivelarlo Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine a rischio e garantire loro un futuro, che ha realizzato un’indagine sulle famiglie in sei province afghane, intervistando 1.207 adulti e 1.205 bambini a Balkh, Faryab, Jawzjan, Kabul, Nangarhar e Sar-e-Pul, tra l'8 luglio e il 2 agosto 2023. Una situazione estrema, che tuttavia non è isolata: secondo i dati dell'Organizzazione internazionale del lavoro, in tutto lo stato, un bambino su 10 è coinvolto nel lavoro minorile.
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A causa della prolungata siccità, gli agricoltori di un distretto nel nord del Paese non possono più coltivare e raccogliere i raccolti e non ci sono posti di lavoro nel loro villaggio

L'indagine di Save The Children

L’indagine di StC ha messo in luce una situazione di estrema sofferenza, di cui i minori sono le prime vittime, dovendo rinunciare a tutto, ed innanzitutto alla loro infanzia. Questo perché in Afghanistan le persone stanno affrontando, denuncia sempre StC "un mix mortale di povertà, cambiamento climatico e fame". Nel Paese "milioni di persone sono prive degli aiuti alimentari a causa dei tagli ai finanziamenti internazionali e questo dovrebbe essere un campanello d'allarme per la comunità internazionale affinché smetta di distogliere lo sguardo da questa situazione”. "Da quando i talebani hanno ripreso il controllo in Afghanistan due anni fa, le condizioni per i minori e le loro famiglie sono terribilmente peggiorate. Quello a cui stiamo assistendo è una tempesta perfetta di crisi climatica, povertà e l'eredità del conflitto che infligge fame, malnutrizione e miseria a persone che non hanno fatto nulla per contribuire a nessuna di queste condizioni" ha affermato Arshad Malik, direttore di Save the Children in Afghanistan.

Bambini vittime di malnutrizione e miseria, ansia e depressione

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Sajida con le sue due gemelline Nahida e Nadira, 

In particolare, i tre quarti dei bambini (76,1%) intervistati, hanno affermato di mangiare meno rispetto a un anno fa, a causa della siccità che, per il terzo anno consecutivo, ha compromesso i raccolti, causato la morte del bestiame e ha aggravato la scarsità di cibo e acqua per i minori e le loro famiglie. Questa scarsità di cibo non solo ha un grave impatto sulla salute fisica dei bimbi, ma anche su quella psichica, perché produce ansia e depressione. “I livelli di miseria sono più alti nel nord dell'Afghanistan, dove le famiglie dipendono fortemente dall'agricoltura per sopravvivere. Qui, la siccità ha provocato fame acuta in una famiglia su tre (34,3%) nella provincia di Sar-e-Pul e una famiglia su cinque (20,7%) a Jawzjan, dove vivono Sajida e la sua famiglia. Per fare un confronto, circa il 6% delle famiglie sia nella provincia di Nangarhar che in quella di Kabul, ha riportato tale situazione” raccontano ancora da StC. . Ad essere colpite sono soprattutto le donne e le ragazze, con più del doppio delle famiglie con capofamiglia femminile che vivono in miseria assoluta rispetto alle famiglie con capofamiglia di sesso maschile, e il 17% in più di ragazze rispetto ai ragazzi che mangiano meno rispetto all'anno scorso. Tra le storie raccolte dagli operatori di StC, quella di Sajida, 31 anni, che vive con la sua famiglia il un villaggio nel nord dello Stato, e non ha letteralmente i soldi per dar da mangiare ai suoi sette figli, tanto che a due di loro, le gemelle di 8 mesi Nahida e Nadira, è stata diagnosticata una grave malnutrizione acuta (SAM) e sono in cura presso una clinica sanitaria mobile. "Non abbiamo acqua nel nostro villaggio. Andiamo in un altro e usiamo gli asini per riportare l'acqua qui. Ci sono lunghe file [di persone] in attesa. Tutti i contadini pregano per la pioggia, ma quest'anno sono senza speranza. Pensano che la siccità qui distruggerà la loro vita", racconta Sajida, che aggiunge: "I miei figli vengono a dirmi: 'Mamma, noi non vogliamo mangiare il riso bollito. Dateci le patate fritte.
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Zahida (35) è incinta di cinque mesi e vive con il marito Khalid (40) ei loro nove figli in un villaggio rurale nel nord dell'Afghanistan. La vita è estremamente difficile per la coppia, che spesso lotta per nutrire i propri bambini

Ma con gli occhi pieni di lacrime rispondo: 'Vorrei che avessimo le patate in cucina, ma l'unico cibo che posso cucinare è il riso bollito'". E ancora “Sono molto giovani e non sanno cosa significhi essere poveri e non avere i soldi per comprare le patate. Mi sento male vedendo le condizioni dei miei figli. Non posso dar loro una bella vita e nemmeno una porzione di buon cibo”.

"La comunità internazionale ci ascolti"

"Il fatto che i minori vengano spinti verso pratiche non sicure come il lavoro e la migrazione irregolare dovrebbe provocare un moto di indignazione in tutto il mondo. Abbiamo ricevuto un recente report che parlava di una bambina schiacciata a morte mentre si nascondeva sotto un camion in movimento al confine di Torkham, poiché era costretta a contrabbandare merci. Speriamo che la comunità internazionale, che ha tagliato in modo significativo i fondi per gli aiuti alimentari, essenziali in tutto l'Afghanistan, ripenserà a questo approccio isolazionista, ricorderà i milioni di bambini innocenti le cui vite sono in pericolo e smetterà di punire loro per decisioni con cui non hanno avuto nulla a che fare” ha ribadito Arshad Malik.