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L'Inno del padre di Giulia come l'apostolo: "L'amore vero non urla, non picchia, non uccide"

Le parole pronunciate da Gino Cecchettin dopo il ritrovamento del corpo della figlia ricordano un famoso brano biblico attribuito a Paolo

di ROBERTO DAVIDE PAPINI -
21 novembre 2023
Papà di Giulia, 'non provo più nulla, penso a lei'

Papà di Giulia, 'non provo più nulla, penso a lei'

Una sorta di "Inno all'amore" rivisto e attualizzato di fronte a una circostanza tragica. Ricordano un famoso brano biblico (il capitolo 13 della prima lettera ai Corinzi, dell'apostolo Paolo) le parole che il padre di Giulia Cecchettin (la ragazza brutalmente uccisa dal suo ex, l'ennesimo caso di femminicidio in Italia) ha scritto nella drammatica immediatezza del ritrovamento del corpo della figlia.

L'Inno all'amore di Gino Cecchettin

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Cecchettin, pur nella tragedia, ha detto fin da subito di non odiare l'assassino della figlia

Parole che definiscono cosa non è l'amore, perché giustamente non si può e non si deve dire che dietro a questi delitti ci sia un rapporto di amore. No, come scrive papà Gino,
"L'amore vero non umilia, non delude, non calpesta, non tradisce e non ferisce il cuore. L'amore vero non urla, non picchia, non uccide".
Un padre disperato eppure incapace di provare odio verso l'assassino, Filippo Turetta, il 22enne ex fidanzato della figlia che l'ha massacrata a coltellate, abbandonandola nei pressi del lago di Barcis (Pordenone) dandosi poi alla fuga. Fermato in Germania domenica 19 novembre, ora sta alla magistratura tedesca stabilire i tempi dell'estradizione. Intanto, dopo aver partecipato in modo riservato alla fiaccolata a Vigonovo per la 22enne, un altro uomo la cui vita è stata distrutta a causa del figlio ha contattato Gino Cecchettin.

Da padre a padre

"Chiedo perdono. Mio figlio Filippo dovrà pagare per quello che ha fatto". Poche parole, quelle affidate da Nicola Turetta a un messaggio whatsapp da padre a un altro padre. Perché in questa storia c'è una ragazza che è morta e c'è un ragazzo che dovrà rispondere di un delitto orribile. Gino Cecchettin, che ha perso una figlia, uccisa nel peggiore dei modi alla vigilia della laurea e della vita da adulta che l'aspettava, aveva avuto solo le forze di dire "non provo rabbia, non provo nulla. Penso alla mia Giulia che per me ormai non c'è più". Un uomo che, nel dolore più grade, inimmaginabile, è capace di grande equilibrio e dignità.

La dignità nel dolore

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Gino Cecchettin e la figlia Elena parlano coi giornalisti dopo il ritrovamento della salma di Giulia

Un atteggiamento quasi "evangelico" e le sue parole sembrano richiamare proprio la struttura del noto Inno all'amore di Paolo nel suo passaggio centrale: "L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa". La risposta è sempre l'amore, quello vero, quello che non concepisce nemmeno l'idea di fare del male. Citando ancora l'apostolo "se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla". Ripartiamo da qui, dall'amore: da quello che è e soprattutto stabilendo quello che non è. Ricordando, con ancora più forza in questo momento drammatico, come si chiude quel capitolo biblico: "Tre cose durano: fede, speranza e amore; ma la più grande di essa è l'amore".