Nessuna sorpresa, l'Italia che odia se la prende come sempre con le donne (specie se straniere o ebree)

La nuova Mappa dell’Intolleranza di Vox evidenzia un aumento dell’odio digitale: misoginia in crescita, antisemitismo ridefinito e xenofobia sempre più diffusa sui social

di CLARA LATORRACA
3 aprile 2025
Le donne, specie se straniere, sono le vittime preferite degli odiatori online

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Un odio online che si espande e si polarizza. E che si rivolge in maniera molto forte contro le donne. Questa la fotografia che restituisce la Mappa dell’Intolleranza, realizzata da Vox - Osservatorio Italiano sui Diritti. Il discorso d’odio contro le donne “si fa più intenso” - si legge nel report - “liberandosi (...) di stereotipi del passato” ma mostrando nuove correlazioni: “Si odiano di più le donne se sono straniere o ebree”, spiega Vox. E a proposito, anche l’antisemitismo è in crescita - anche se con un cambiamento semantico forte: le persone ebree vengono prese di mira in quanto “sioniste”.

L’indagine

Il progetto della Mappa dell’Intolleranza è realizzato da Vox in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, l’Università di Bari Aldo Moro, Sapienza - Università di Roma, il centro di ricerca Human Hall dell’Università degli Studi di Milano e The Fool. I dati rilevati risalgono al periodo di gennaio-novembre 2024: “un periodo di forti turbolenze, segnate dalla guerra in Ucraina e a Gaza, dalle elezioni americane, dal prepotente insorgere di fenomeni populisti nel mondo”, spiega il report.

I risultati

“Oggi l’odio online è attore fondamentale nella rappresentazione della polarizzazione e i social si configurano come la cinghia di trasmissione tra i mass media tradizionali, la politica e alcune sacche di forte malcontento, che trovano sfogo ed espressione proprio nelle praterie dei social”, si legge nel report. In generale, l’intolleranza negli spazi digitali si sta espandendo e polarizzando rispetto agli anni precedenti. Sui quasi 2 milioni (1 milione 980mila) di tweet analizzati, solo il 4% sono stati classificati come “positivi” dallo studio. E se il 39% è stato considerato neutro, la maggioranza (57%) sono tweet “negativi”.

Le donne rimangono la categoria più odiata

In questo contesto, c’è una costante: il bersaglio preferito dei ‘leoni da tastiera’ rimangono le donne. Ed è così dall’inizio delle indagini della Mappa dell’Intolleranza, nel 2016, con la sola eccezione del 2019 - anno nel quale la categoria più bersagliata sono state le persone straniere. Ben il 50% dei post classificati come negativi riguardano le donne, in crescita rispetto al 43% dell’ultima edizione. 

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Il picco di intolleranza verso le donne è stato registrato in occasione dell’approvazione della Direttiva europea contro la violenza sulle donne, ma c’è una forte correlazione anche con le notizie di femminicidio. C’è poi una correlazione di tipo intersezionale: vengono maggiormente prese di mira dagli odiatori digitali le donne straniere.

L’aumento dell’antisemitismo

Secondo i dati del report, è in netto aumento l’antisemitismo, che ha subito però un cambiamento semantico: si parla infatti di antisionismo, per cui ad essere odiato “non è l’ebreo in quanto tale, ma in quanto sionista, percepito cioè come aggressore, invasore, genocida”, spiega Vox. Il report parla di “riformulazione dello stereotipo”.

Questo tipo di discorsi di odio si diffondono in particolare in occasione di manifestazioni pro Pal, con un particolare picco a maggio, quando sono iniziate le proteste universitarie contro Israele e per Gaza, e in occasione della pubblicazione del Rapporto sull’antisemitismo dell’Anti Defamation League.

Xenofobia e islamofobia in crescita

In risalita rispetto all’ultima rilevazione la xenofobia e l’islamofobia, “a ricordarci che la società in cui viviamo è attraversata da forti pulsioni di rigetto del cosiddetto “straniero”, portatore di storia, cultura, usanze diverse dalle nostre e considerate perciò minacciose”, scrive Vox. E secondo i dati rilevati, gli insulti più comuni sono “cani e porci”, “clandestini delinquenti” e “terroni di m****”.

L’Italia che odia

In questo quadro desolante si rilevano delle differenze geografiche: le regioni con un maggiore tasso di hate speech sono la Lombardia e il Lazio, mentre le città più odiatrici sono Milano e Roma, entrambe con il 19,53%, e - con un netto distacco - Napoli (6.33%) e Torino (4,54%). Se a Milano vanno per la maggiore misoginia, xenofobia, islamofobia e abilismo, Roma ‘vince’ nelle categorie di antisemitismo e omotransfobia. La maggior parte dei post negativi sono stati prodotti da uomini (31%). Non è stato tuttavia possibile individuare l’identità di genere degli autori tutti i tweet presi in esame, perché molti sono prodotti da account anonimi: sebbene il 92,38% degli autori dei tweet siano account individuali, per il 48,1% dei profili non è stato possibile risalire al genere. Da notare l’alta percentuale di donne che produce discorsi digitali di odio contro altre donne (20,81%).

Il fattore intersezionalità

L’analisi di Vox ha cercato di restituire uno sguardo intersezionale sul fenomeno dell’odio online, mostrando come i risultati confermano le tesi della letteratura femminista “secondo le quali le donne rappresentano le prime vittime dell’intersezionalità, soprattutto per quanto attiene all’intersezione tra genere e xenofobia”, si legge nel report. Da sottolineare anche il sovrapporsi di omotransfobia e misoginia: il 14% circa dei post omotransfobici si sovrappone con altre categorie, ma rimane primo l’odio contro le donne.