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Quando Lucio Dalla parlava ai giovani: “Il potere vi vuole rincoglioniti”

Quando il grande cantautore italiano parlava dei giovani e della loro crescita e istruzione, chiamando in causa la scuola e accusando le istituzioni e i media. Era il 2009, ma le sue parole risuonano ancora oggi molto attuali. Nel giorno del suo compleanno, lo ricordiamo così

di TERESA SCARCELLA -
4 marzo 2024

Il 4 marzo 1943 nasceva Lucio Dalla. Una data indimenticabile, diventata a distanza di anni anche il titolo di una delle canzoni più conosciute e più amate del grande cantautore bolognese. Una di quelle che oggi, scommettiamo, in tantissimi ascolteranno. Immancabile come ogni anno. La ascolteranno, la ascolteremo, con quel pizzico di nostalgia e tenerezza che la voce di Lucio Dalla riesce a suscitare sempre in ognuno di noi, non solo oggi che non c’è più. Immortale. 

Così come lo sono le sue canzoni, i suoi testi, e anche i suoi discorsi. Come quello che fece nel 2009 a Cagliari, parlando ai giovani e dei giovani. Parole che descrivono una società lontana solo nel tempo. Cambiano gli strumenti, cambiano i nomi dei “nemici”, ma il risultato e le conseguenze sono ancora oggi le stesse: quell’appiattimento di menti e di vite che lui, amante dello spirito critico, proprio non sopportava. Parole che confermano il suo essere un incredibile osservatore e narratore di una realtà che ritorna, in modo ciclico. Che muta, pur rimanendo uguale a sé stessa. Parole che suonano terribilmente attuali.

Lucio Dalla è cultura. Un’eredità totale che non se ne andrà. E vive nei giovani
Lucio Dalla è cultura. Un’eredità totale che non se ne andrà. E vive nei giovani

Il discorso di Lucio Dalla nel 2009

“Con la scusa di andare avanti ci fanno andare indietro – diceva Lucio Dalla accusando il potere e i suoi strumenti – A me non mi fottono, ma riescono a fottere persone di 15, 16 anni se non hanno persone che gli garantiscano di fargli capire che la vita non è solo quella che gli fa vedere la televisione. Istituzioni diaboliche, grandissime prese in giro, che hanno un significato: sono lì per darci la misura di quello che è il respiro del mondo oggi, che non è però il respiro di un popolo. Il popolo è subalterno, siamo costretti a vederli, per quanto sia finta è sempre una luce (riferendosi alla televisione ndr). Anche i nostri antenati ce l’avevano, si chiamava caminetto. Si scaldavano, poi però ragionavano loro, non il fuoco. Ora invece la televisione ragiona lei e noi siamo spettatori costretti, succubi, schiantati contro una parete e una poltrona. Benedetto il momento in cui ci addormentiamo, così il sonno ci rende immuni”. 

Dobbiamo fare i conti col mondo che c’è, ma metterci in condizioni anche di combatterlo nei suoi momenti negativi, non dobbiamo essere subalterni, nè destinatari di messaggi che a volte è meglio non ricevere. Non significa spegnere la televisione o le radio, ma avere quel minimo di lucidità per capire: questo è fatto per me, costruito da me, e questo è fatto dai miei nemici”.

Il collegamento con i nuovi mezzi di comunicazione e con quelli che sono alle porte, l’intelligenza artificiale che renderà più complicato distinguere il vero dal falso, è immediato. Da qui la chiamata in causa, ieri come oggi, della scuola che – secondo Lucio Dalla nel 2009, ma secondo molti anche oggi – dovrebbe aiutare i giovani a muoversi e a districarsi, e a tenere vivo il proprio spirito critico, senza reprimerli. Come purtroppo spesso accadeva e accade.

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“Ai giovani è proibito di volare”

“Questo è un distinguo che ogni scuola deve mettersi in condizione di insegnare ai più giovani, di non cadere nella trappola e conservare quell’autonomia che ci consenta di giudicare o di pensare ai giorni che verranno come qualcosa di serio – diceva Dalla – Concepire i giovani oggi senza la loro naturale tendenza a essere un fenomeno giustamente eversivo, perché un giovane deve essere quieto, ben pensante, rincoglionito? Per farlo esattamente come vuole lui, il potere, ha bisogno di stordirlo, perché non vuole più un fenomeno reattivo, perché è abituato a considerare i giovani, al di là della retorica usata quando si parla dei giovani, come un elemento a cui tagliare le ali. Ai giovani è proibito di volare, ecco perché la chimica, le pastiglie, l’ubriacamento, i giovani non devono pensare. Perché siano schiavi fin dall’inizio. 

Noi abbiamo vissuto una società peggiore di questa dal punto di vista del comfort – concludeva Dalla - ma l’integrità del giovane è un ossimoro. I giovani integri li voleva il nazismo. Non dobbiamo essere tutti uguali, non dobbiamo avere lo stesso aspetto estetico. Noi siamo invasi dalla pubblicità, ma la vera ragione non è solo il commercio, ma perché il potere sogna di avere esseri umani tutti uguali, facili da mettere dentro una scatola”. 

E poi il consiglio finale. Semplice e puro e immediato.

“Non rinunciate a questo tipo di società, visto che ne fate parte, ma discutetela, combattetela”.

Grazie Lucio. Manchi a tutti, anche a chi ti ha conosciuto poco, ma continua a scoprirti.