Con lo smartworking emissioni di gas serra ridotte del 54%

Dopo la pandemia, però, gran parte delle aziende hanno richiamato i lavoratori in ufficio. Una scelta che ha un grande impatto ambientale

di DOMENICO GUARINO -
17 ottobre 2023
Belgio lavoratore smartworking

Belgio lavoratore smartworking

Ricordate lo smartworking? Negli anni scorsi, durante il Covid, se ne parlava e lo si praticava molto e moltissimi erano convinti fosse il futuro del mondo del lavoro, ottimizzando la produttività con la qualità della vita, gli stili di vita contemporanei con le esigenze aziendali. Passata la pandemia, il lavoro da casa, o comunque fuori dai luoghi canonici, è tornato nella dimenticanza, e le aziende hanno preferito riportare tutti i lavoratori in ufficio. Così ha fatto anche lo Stato. Insomma, parafrasando il noto proverbio, potremmo dire: passata l’emergenza gabbato il lavoro agile. E’ stato un affare? Insomma. Soprattutto dal punto di vista dell’ambiente non ci abbiamo guadagnato. Anzi.

Grazie allo smartworking ridotte le emissioni di gas serra

Uno studio condotto dalla Cornell University, nello Stato di New York, ha dimostrato infatti che l'abbattimento di gas serra lavorando da casa supererebbe il 54% rispetto a chi invece deve recarsi in ufficio. Lo studio, appena pubblicato dell'organismo dell'Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America), noto con l'acronimo di Pnas, ha preso in esame i consumi e le emissioni di stampanti, tv, computer, treni, bus e autovetture, televisori, caffetterie aziendali, macchine per l'espresso, scanner. La conclusione è che non sono tanto i trasporti il problema, bensì i consumi energetici degli uffici. Pensate anche solo al fatto che spazi del genere devono essere climatizzati anche se è presente la metà della forza lavoro.

Le ricerche sull'impatto degli stili di vita sul clima

La ricerca si intitola Climate mitigation potentials of teleworking are sensitive to changes in lifestyle and workplace rather than ICT usage, (Il potenziale del telelavoro nella mitigazione del clima è sensibile ai cambiamenti nello stile di vita e sul posto di lavoro piuttosto che all'utilizzo delle tecnologie), ed è stata condotta negli Stati Uniti in collaborazione con alcuni ricercatori di Microsoft. Stessa conclusione cui è arrivato, in Italia, il Forum PA: se ogni giorno la metà dei dipendenti pubblici e privati italiani che hanno modo di svolgere i propri compiti anche da casa, a turno, evitasse di andare in ufficio anche dopo la fine dell'emergenza sanitaria, risparmieremmo due miliardi e 400 milioni di chilometri percorsi in un anno.
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Lo smartworking ha notevoli benefici per l'ambiente

È come fare la spola fra Terra e la Luna seimila volte. Fra pedaggi, manutenzione del veicolo, la spesa a testa è di 330 euro per un totale complessivo di un miliardo e 100 milioni di euro. Senza dimenticare le 330mila tonnellate di CO2 emesse. "Il dover prendere la macchina per andare al lavoro ha un suo peso, ma non è certo l'unico aspetto da tenere in considerazione", conferma Fengqi You, 39 anni, professore di ingegneria chimica e biomolecolare della Cornell che di recente si è occupato spesso di sostenibilità. "Di sicuro gli spazi di lavoro vecchia maniera, con postazioni singole, sono fra i meno efficienti mentre l'uso di computer e altri dispositivi elettronici hanno un impatto davvero marginale in tutti i casi".

Una questione di mentalità e cultura

Chi è contro il lavoro agile parla dei benefici degli scambi d'opinione davanti tra colleghi che condividono lo stesso ambiente, della collaborazione tra lavoratori, e del senso di alienazione che, viceversa si patirebbe, lavorando a soli a casa. Secondo Fengqi You però la questione è un’altra: "La mia idea è che, alla fine sia, una questione di mentalità o di cultura" dice.
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Fengqi You, ingegnere della Ciornell University

"Si può fare molto adottando le giuste misure. Ma ogni cambiamento diventa difficile se i manager pretendono di continuare ad operare in base al controllo a vista dei dipendenti". Ogni trasformazione, ogni ottimizzazione, diventa allora complicata da applicare. Anche perché ci sono aziende che sostengono di non aver affatto bisogno di cambiare e che le "vecchie" modalità del periodo precedente alla pandemia sono quelle più adatte. Una questione di mentalità dunque. E di controllo. Che è dura a morire. Anche alle nostre latitudini.

Produttività in calo? Non ci sono prove

Molti tirano in ballo un calo di produttività. Ma non ci sono studi che lo comprovino. "È difficile calcolare il livello di produttività con precisione", spiega Fiorella Crespi a capo dell'Osservatorio Smart Working del politecnico di Milano. "Non sono poi tante le aziende che misurano la differenza fra lavoro in presenza, da remoto, agile. Lo fanno alcune di quelle che hanno adottato lo smart working come cambiamento culturale, organizzandosi in base agli obiettivi e non più all'orario. Ma anche in questo caso si misura più che altro l'andamento generale della compagnia. Fra il prima e il dopo questo cambio di mentalità da qual che a noi risulta le prestazioni rimangono invariate o migliorano".

Il modello Ferrero

Del resto sono molto poche infatti le aziende che in Italia hanno deciso di implementare lo SW. Tra queste la Ferrero. L’azienda specializzata in prodotti dolciari ha firmato un accordo in tal senso con le organizzazioni sindacali che sarà in vigore fino al 2026. "Abbiamo sottoscritto un accordo che riconosce a più di settemila lavoratrici e lavoratori di Ferrero Italia, oltre a un importante aumento del premio legato a obiettivi che raggiunge nel triennio, un montante di 7.630 euro", hanno spiegato i vertici sindacali.
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Lo stabilimento Ferrero ad Alba. L'azienda ha esteso il patto sul lavoro agile anche alle altre sedi e questo rimarrà in vigore fino al 2026

Oltre ai percorsi di stabilità e continuità occupazionale, alla formazione, alla digitalizzazione, al welfare e alle giornate di permesso per chi ha figli al nido, è stato esteso il patto del 2022 sul lavoro agile, applicato finora solo ad Alba, a tutti gli stabilimenti del gruppo. La Ferrero aveva avviato una prima sperimentazione nel 2017, coinvolgendo 200 lavoratori, e dopo aver osservato i risultati ha deciso gradualmente di renderla organica con una serie di opzioni a scelta: dai due giorni a settimana di lavoro agile alla possibilità di averne uno più un pacchetto di oltre 20 giornate da poter sfruttare anche tutte assieme. Vedremo cosa ci riserverà il futuro. Di certo sappiamo che maggior numero di ore lavorate non significa necessariamente aumento della produttività. L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha rilevato, ad esempio, che le nazioni europee dove si lavorano più ore all'anno, ovvero Italia, Grecia, Spagna e Portogallo, sono anche quelle con il tasso di produttività più basso. Germania, Svizzera, Austria e Danimarca si collocano dall'altra parte dello spettro: hanno il numero minore di ore lavorate in un anno e la produttività più elevata.