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Asili nido, posti in aumento...ma non al Sud e nelle aree periferiche

Nel 2021 erano 28 posti ogni 100 bambini. L'Ue ora ha alzato l'asticella al 45%, ma l'offerta degli asili nido scarseggia in alcune realtà italiane

di DOMENICO GUARINO -
17 gennaio 2024
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Finalmente una buona notizia sul fronte dei servizi in Italia: nel 2021 sono saliti infatti a 28 i posti disponibili negli asili nido e nei servizi prima infanzia ogni 100 bambini con meno di 3 anni. In pratica quasi un punto in più rispetto al 2020, quando erano 27,2. In questo modo l’obiettivo del 33% di copertura fissato dal’Unione Europea nel consiglio di Barcellona del 2002 è oramai a portata di mano, e ‘dista’ solo 5 punti.

Tra i motivi c'è il calo demografico

Ma, ci sono alcuni ma. Il primo è che in realtà l’offerta di nidi sul territorio nazionale è rimasta in linea con quella dell’anno precedente (350mila posti autorizzati): l’aumento relativo dell’offerta è dovuto essenzialmente al calo della platea potenziale, legato alla diminuzione delle nascite. Il secondo è che ci sono vaste aree del Paese che non seguono il trend ed in cui l’aumento dei servizi non si è avvertito, anzi.

Nuovi obiettivi europei per gli asili nido

Va detto comunque che alla fine del 2022 il consiglio dell’Ue ha indicato il nuovo obiettivo tendenziale del 45%. Un target modulato in base alla situazione del paese, non tassativo, per cui gli stati oggi al di sotto del 20% dovrebbero migliorare il proprio indicatore di almeno il 90%. Mentre quelli tra 20 e 33% – come il nostro – dovrebbero migliorare di almeno il 45% o almeno fino al raggiungimento di un tasso di partecipazione del 45%. In ogni caso, è indubbio che nell'arco dell’ultimo decennio, l’Italia ha visto crescere in generale la sua offerta potenziale: erano meno di 23 i posti ogni 100 bimbi nel 2013. Oggi una parte del Paese ha già superato, o si sta comunque avvicinando, al primo obiettivo europeo, quello del 33%. Una soglia peraltro integrata anche nella nostra normativa nazionale, con il decreto legislativo 65/2017. asili-nido-posti

L'esempio dell'Emilia Romagna

In tre città, tutte dell'Emilia Romagna, siamo addirittura oltre gli obiettivi fissati nel 2022: a Ravenna (48,9 posti ogni 100 bambini), a Bologna (48) e a  Ferrara ( 47,5) siamo. Poco sotto Perugia (44,1), Trieste (43,3), Firenze (43,3), Forlì-Cesena (42,9), Terni (42,3). Tutte città, come si può vedere, collocate nel Centro del Paese. Non a caso anche le stesse regioni del centro Italia, prese nel loro insieme, non sono lontane dall’obiettivo dei 45 posti ogni 100 bambini: Umbria (43,7), Emilia Romagna (41,6), cui si affianca la  Valle d’Aosta (41,1). Complessivamente, sono comunque 6 quelle al di sopra della soglia del 33%. Oltre a quelle citate, nel gruppo di testa troviamo anche Toscana (38,4), Friuli-Venezia Giulia (36,8) e Lazio (36,1). Poco distanti anche Sardegna (32,5%), Veneto (32,4) e Liguria (32,2).

Il sud e le zone interne rincorrono a fatica

Al contrario, con l’eccezione della Sardegna, nessuna regione del Mezzogiorno si trova al di sopra della media nazionale (28%). Tre si attestano addirittura al di sotto dei 15 posti ogni 100 bambini: Calabria (14,6), Sicilia (13) e Campania (11,7). L’altra linea di frattura è quella che divide le aree urbane e metropolitane da quelle periferiche. Osservando i dati a livello comunale, emerge infatti che nei comuni polo – baricentrici in termini di servizi – i posti nido sono in media oltre 34 ogni 100 minori residenti. L’offerta scende al 25% nei comuni di cintura, gli hinterland delle città maggiori, per calare infine attorno a quota 20% nei comuni periferici – a più di 40 minuti di distanza dal polo più vicino – e al 15-16% in quelli ultraperiferici (a oltre un’ora dai poli). asili-nido-posti In 11 capoluoghi è presente più di un posto ogni due bambini residenti. Si tratta di Nuoro (73,8 ogni 100 residenti sotto i 3 anni), Ferrara (62,7), Siena (58,9), Sassari (58,3), Forlì (56,7), Firenze (53,7), Trento (51,2), Lecco (51), Rovigo (50,8), Bergamo (50,8) e Padova (50,3). Entro un punto da quota 50% anche Bologna, Roma, Pisa e Udine. Agli ultimi posti spiccano invece diverse grandi città del mezzogiorno. Nel 2021 non raggiungono i 10 posti disponibili ogni 100 residenti con meno di 3 anni i comuni di Barletta (8,6), Catania (8,4) e Messina (7,3). Poco sopra questa soglia anche capoluoghi come Napoli, Caserta, Trani, Palermo, Isernia, Andria e Ragusa. Tutti con percentuali comprese tra 10 e 15%. Nonostante i segnali positivi c'è dunque ancora molta strada da percorrere affinché tutti i bambini italiani, e tutte le famiglie, siano messe nelle medesime condizioni in termini di pari opportunità. Così come, in realtà, dispone la Costituzione italiana al terzo articolo. Tutti i cittadini hanno gli stessi diritti. se nasci in un'area periferica o al Sud, tuttavia, questo ancora non è vero. Purtroppo.