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#Metticilaparolagiusta: quando non sai cosa dire, come uscire dall'imbarazzo?

Laura Maestri, docente di Programmazione Neurolinguistica, spiega come non rimanere senza parole: "Il linguaggio influenza i pensieri"

di NICOLÒ GUELFI -
28 gennaio 2024
LAURA MAESTRI_014

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Est modus in rebus, recita un antico motto latino, che potremmo tradurre con "esiste una misura nelle cose". Tale verità torna a rivivere nelle parole e nelle pagine di Laura Maestri, docente di Programmazione Neurolinguistica originaria di Como, che nel suo ultimo libro #Metticilaparolagiusta mette a frutto una lunga carriera di relazioni, comunicazione e studi atti a comprendere come interfacciarsi con l’altro, capirsi e, perché no, riconoscersi. Insomma, un’imprenditrice fuori dagli schemi che ci aiuta a non rimanere mai 'senza parole': "Io credo che una comunicazione più efficace e consapevole possa essere il punto di partenza per una vita più sana, più leggera", afferma fiduciosa l’autrice. Ma come si diventa esperti di comunicazione neurolinguistica?

Moda, turismo, videogiochi: come comunicare con gli altri?

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Maestri è docente di Programmazione Neurolinguistica

"Il mio percorso è stato molto particolare: ho iniziato a lavorare molti anni fa nei settori del turismo e della moda, ambienti in cui la capacità di interfacciarsi con il prossimo è fondamentale. Dopodiché sono passata nell’ambito videogiochi, e anche lì il tema si è allargato perché mi sono rapportata con tantissime persone da tutto il mondo. Una volta gli stranieri erano davvero stranieri: non solo non si conoscevano le lingue ma sapevamo pochissimo della loro cultura. Mi sono posta il problema di come poter migliorare la mia capacità di comunicare con il prossimo. Il mio primo corso di comunicazione è stato alla fine degli anni ’70. Poi ho deciso di intraprendere un percorso formativo di Programmazione Neurolinguistica. Da lì ho iniziato a occuparmi di corsi. Non ho una laurea, ma ho avuto la fortuna di studiare con dei centri americani". Laura ha cominciato nel 2017 a rendere pubbliche le sue conoscenze e lo ha fatto con il mezzo che più le sembrava adatto per entrare in contatto con le persone e le nuove generazioni senza filtri, ovvero YouTube.

Da YouTube a #Metticilaparolagiusta

Qui ha pubblicato numerosi video in pillole, ma l’idea di poter usare storie di fantasia per raccontare situazioni quotidiane in cui tutti e tutte possiamo riconoscerci è stata la scintilla che le ha permesso di realizzare il suo libro.

"Ho pensato che un video di pochi minuti non fosse sufficiente per narrare tutte le storie che avevo in mente, così ho realizzato un volume di 30 racconti, in cui spero che chi lo leggerà potrà trovare almeno una situazione familiare e quindi un consiglio utile", spiega l’autrice. Il progetto di #Metticilaparolagiusta è dedicato a tutte le persone che pensano che migliorare la capacità di comunicare significhi migliorare la propria vita. Ho cercato di essere istruttiva ma anche divertente. L’idea è di offrire delle piccole soluzioni a delle situazioni di ordinario imbarazzo. Bisogna alleggerire la propria esistenza".

Questione di genere e generazionale

In un estratto del libro, intitolato Lei non sa chi sono io!, l’autrice evidenzia un aspetto ancora oggi sfortunatamente ricorrente nella nostra società, ovvero la prevaricazione maschile nei confronti delle donne sul luogo di lavoro: "La programmazione neurolinguistica c’insegna di non focalizzare l’attenzione in qualcosa che noi non vogliamo focalizzare. D’istinto rispondo di ignorare le provocazioni quando possibile. La provocazione nasce con l’intento di ottenere una reazione. Non dobbiamo far capire a chi ci prevarica che il suo comportamento ci interessa. Il fatto di essere ignorati è la più grande punizione per chi non merita la nostra attenzione. Quando noi vogliamo distogliere l’attenzione dobbiamo metterla su qualcos’altro. Oggi si tende molto a rispondere e a ravanare le ferite. L’indifferenza fa più male della cattiveria". Ma il problema non è solo di genere, è anche generazionale: "Noi boomer abbiamo alimentato situazioni negative. La soluzione migliore è che alcune generazioni si evolvano. Alcuni comportamenti sono legati alla formazione che hanno ricevuto persone anziane. Le persone grandi hanno atteggiamenti diversi dai giovani. Non bisogna essere tronfi e troppo pieni di sé. Anche se si parla e discute di percorsi educativi fanno molta fatica a comprendere che questo atteggiamento non è produttivo né rispettoso".

Parlare male significa pensare male

Tullio De Mauro, linguista ed ex ministro della Pubblica Istruzione, parlava dell’importanza della conoscenza delle parole per dare forma ai pensieri. Un’idea mutuata dal filosofo Martin Heidegger che ancora oggi è molto presente. In parole povere, parlare male significa pensare male: "Uno dei fondamenti della Programmazione Neurolinguistica è che il linguaggio influenza i pensieri, i quali a loro volta influenzano i comportamenti. Un linguaggio povero porta pensieri poveri.
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Per Maestri il cambiamento è già in atto, grazie alle nuove generazioni

Spesso non pensiamo più al contenuto né al modo di espressione. La possibilità di creare, mischiare le lingue, è positiva, ma è vero che mediamente il linguaggio si è impoverito. Forse perché comunichiamo in modo rapido e la velocità non permette la ricchezza dell’espressione". Il motore del cambiamento è già in atto e Laura lo identifica nelle nuove generazioni: "Una mia lettrice, che è una professoressa di Arte, mi ha scritto per dirmi che ogni sera legge un racconto del mio libro a sua figlia di 12 anni prima di dormire. Inizialmente non avevo pensato a ragazzi così giovani come possibili destinatari, ma poi ho scoperto che non c’è nulla che loro non possano conoscere. Faccio un appello alle scuole affinché insegnino ai ragazzi a parlare meglio e a comunicare tra di loro".