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Superato il limite di 1,5 gradi in un anno. Ma nessuno cavalca più l’onda green

Il dato allarmante sembra non aver destato l’interesse dei politici mondiali, occupati a preoccuparsi di altro

di DOMENICO GUARINO -
8 febbraio 2024
Gli effetti del riscaldamento globale

Gli effetti del riscaldamento globale

E ora? La notizia è di quella da far tremare le vene ai polsi: il mondo ha sopportato un anno di riscaldamento globale di 1,5° C superiore rispetto ai livelli preindustriali.

Ci si aspetterebbe che tutti, i politici, i capi di Stato, insomma tutti coloro che ad ogni summit ribadiscono coram populi l’impegno per combattere ‘gli effetti del cambiamento climatico’, battendosi il petto (o meglio, il doppiopetto) sobbalzino sulle sedie, convocando d’urgenza i propri gabinetti per individuare delle contromisure le più pronte e rigorose possibili, e invece… Invece tutto tace.

Ci saranno, immaginiamo le solite dichiarazioni preoccupate, le solite espressioni costernate, i soliti cipigli azzimati, ma tutto procederà secondo il solito tan tran.

Greta (Thunberg) è passata di moda, e anche il movimento FFF (Fridays for Future) sembra caduto nel dimenticatoio. Sta di fatto che la notizia secondo cui, da febbraio 2023 a gennaio 2024, la temperatura globale dell'aria sulla superficie del pianeta era di 1,52°C più alta rispetto al periodo 1850-1900, non ha al momento fatto strappare le vesti a nessuno.

Per altro, con una temperatura media di 13,2°C, gennaio 2024 è stato il più caldo mai registrato dall'inizio delle misurazioni, secondo i dati della rete europea. Ad annunciarlo è l'Osservatorio europeo Copernicus.

Insomma, cavalcata l’onda green ora sembra che le attenzioni della politica, per mille e più motivi, vadano su altro. Vuoi per le guerre e le tensioni internazionali, vuoi per le difficoltà delle riprese economiche, vuoi per il vento ‘conservatore’ che spira sui 4 angoli del globo, sta di fatto che dopo aver gridato al lupo al lupo, ora che il lupo è qui, nessuno sembra averne paura. Non più di tanto insomma.

Non è una bella notizia. Perché, come nella favoletta, se il lupo arriva e non lo riconosciamo ci sta che si faccia una brutta fine. Se le previsioni catastrofiche accompagnate al superamento di questa soglia (previsto per il 2030) si verificassero, come se ciò non accadesse. Anzi, se non accadesse, anche peggio, perché segnerebbe lo screditamento e dunque la fine di ogni politica ecologicamente orientata, con effetti allora sì devastanti.

Secondo il rapporto IPCC “a pagare uno dei prezzi più alti sarebbe la perdita di biodiversità che tra il riscaldamento di 1,5°C e quello del 2°C, passa al 16% per le piante, all'8% per i vertebrati e al triplo, il 18% per gli insetti. Circa 1,5-2,5 milioni di chilometri quadrati di permafrost in più si scongeleranno in questo secolo e lo scongelamento del permafrost rilascia metano, uno dei gas serra”.

E poi “Aumenta di dieci volte la probabilità di un'estate artica senza ghiaccio in mare, da una volta al secolo a 1,5°C a una volta ogni dieci anni a 2°C. Gli ecosistemi marini saranno colpiti dall'acidificazione e dal riscaldamento degli oceani. I 2°C eliminano virtualmente le barriere coralline – evidenziano gli esperti –, rispetto a un calo del 70-90% per gli 1,5 °C. Le comunità agricole e di pesca saranno colpite più duramente da questi effetti, in particolare nell'Artico, nelle zone aride, nelle isole e nei paesi più poveri”.

“Limitare il riscaldamento globale a 1.5 °C riduce l'importo dei rischi associati alla povertà e ai cambiamenti climatici per un valore che arriva a diverse centinaia di milioni di dollari entro il 2050”, si legge nel commento del Comitato scientifico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

E ancora “aumenterà il numero di zanzare che trasportano malattie come la malaria, che il caldo renderà ancora più letali, e la quantità e la qualità delle colture di base che soffriranno maggiormente il riscaldamento di 2 °C, così come il bestiame, peggiorando la disponibilità di cibo in molte parti del mondo. Si prevede per questo che anche la crescita economica subirà gli effetti del riscaldamento globale, a parità di tutte le altre condizioni”.

Uno scenario assolutamente catastrofico quindi. Ed è bene dunque che la politica batta un colpo, se può e se sa. Prima che lo batta Gea.

Le soluzioni le conosciamo: decarbonizzazione, riduzione del consumo di suolo, deurbanizzazione, cambiamento negli stili di vita, dell’alimentazione, e dei consumi. Le conosciamo e in parte le pratichiamo anche. Ma evidentemente troppo lentamente. La politica dunque è di fronte ad un bivio: selte radicali, o una moderazione negli interventi che sembra non produrre risultati apprezzabili?

I cittadini singoli, tutti noi, possono fare tanto. Ma non tutto. Non tutto quello che serve. Senza incentivi e senza una cultura condivisa tutto quello che va fatto e che conosciamo, rimarrà il libro delle buone intenzioni.