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Gaza: Hamas disposto a trattare sugli ostaggi, Israele ci pensa, gli Usa lavorano per il sì

Hamas ha dichiarato di essere disponibile a trattare per il rilascio degli ostaggi israeliani. Un positivo colpo di scena che non è però così facile da attuare

di MARGHERITA AMBROGETTI DAMIANI -
7 febbraio 2024
PALESTINIAN-ISRAEL-CONFLICT

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La notizia che da mesi il mondo aspettava è arrivata: Hamas ha dichiarato di essere disponibile a trattare per il rilascio degli ostaggi israeliani.

Un positivo colpo di scena che piomba nel centoventitreesimo giorno di guerra nella Striscia di Gaza e che, neanche a dirlo, spacca in due Gerusalemme e l’Occidente. La notizia è giunta dal Qatar. Gli uomini di Hamas sono pronti a trattare. Sul tavolo, oltre alla tregua, pare ci sia la liberazione di alcuni prigionieri palestinesi. 

BRITAIN PROTEST ISRAEL GAZA CONFLICT
BRITAIN PROTEST ISRAEL GAZA CONFLICT

Hamas disposto a trattare, ma Israele fa muro

Stando alle prime indiscrezioni, sembra che il Governo israeliano sia nell’ordine di idee di respingere al mittente la proposta, considerando le condizioni poste impossibili. Il messaggio è chiaro: Israele non si ferma. Una decisione difficile da far digerire alle famiglie degli ostaggi che, giorno dopo giorno, vedono affievolirsi la speranza di riabbracciare i propri cari.

Per l’intesa sugli ostaggi, Hamas propone un piano di cessate il fuoco di 135 giorni in tre fasi (45 giorni ciascuna). Lo riferisce la Reuters che ha visionato la bozza della risposta alla proposta inviata la settimana scorsa da Qatar ed Egitto. Ma una fonte israeliana fa sapere che molte delle richieste della controproposta sono inaccettabili sotto ogni punto di vista.

Israele chiederà ai mediatori “di fare pressione affinché presenti una nuova proposta”. Lo ha detto una fonte israeliana citata da Ynet secondo cui la controproposta di Hamas “contiene molte questioni sulle quali non c’è alcuna possibilità che Israele sia d’accordo”.

Trentuno ostaggi morti

La notizia diffusa dal New York Times secondo la quale almeno trentuno israeliani dei centotrentasei ancora prigionieri siano morti fa tremare i polsi e, di per sé, dovrebbe far pendere la bilancia a favore della trattativa. Il risvolto politico, però, non è così semplice, se si considera che manifestanti israeliani hanno bloccato più di cento camion di aiuti diretti a Gaza all’altezza del valico di Kerem Shalom che a Nablus un palestinese ha sparato contro una postazione militare ed è stato ucciso dai militari.

Una situazione incandescente a cui si aggiunge la dichiarazione del leader degli Houthi dello Yemen che ha fatto sapere che, qualora Israele decidesse di non cessare il fuoco su Gaza, gli attacchi in Mar Rosso sarebbero destinati ad aumentare in quantità e intensità.

PALESTINIAN-ISRAEL-CONFLICT-GAZA
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Il ruolo degli Stati Uniti

Dal canto suo, il segretario di Stato USA Antony Blinken ha fatto sapere che domani stesso discuterà con il Governo di Israele la proposta formulata da Hamas. Per non perdere tempo, però, nell’ambito della conferenza stampa con il premier del Qatar, lo stesso Blinken ha detto senza mezze parole che è “essenziale” raggiungere l’accordo sugli ostaggi. Joe Biden, invece, ha definito la proposta “un po’ oltre il limite” ma non ha negato la volontà di prenderla in considerazione.

La palla adesso passa a Netanyahu che dovrà assumersi la responsabilità di cessare il fuoco o proseguire negli attacchi. Nel primo caso, dovrà fare i conti con una parte di cittadini che chiede la liberazione degli ostaggi senza se e senza ma e con la comunità internazionale che, ormai da settimane, caldeggia una de-escalation, nel secondo, invece, dovrà vedersela con pezzi di Paese che di trattare con Hamas non ne vogliono sapere.

Una decisione che inciderà non poco sul suo già fragile futuro politico e che potrebbe mettere in discussione addirittura l’attuale assetto politico del Paese. Gli Stati Uniti, come al solito, avranno un ruolo importantissimo nel processo. Una cosa è indiscutibilmente certa: siamo di fronte all’ennesima trattativa sulla pelle di civili che continuano a morire sotto le bombe in una Gaza ormai rasa al suolo.

Ogni qualsivoglia tregua arriverebbe comunque troppo tardi.