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La forza di affrontare le debolezze. In "Dieci minuti" le donne di Maria Sole Tognazzi

Il nuovo film di Maria Sole Tognazzi, "Dieci minuti" mette al centro il dolore, le fragilità e gli sbagli che la protagonista vive ed esplora

di GIOVANNI BOGANI -
28 gennaio 2024
Cast of 'Dieci Minuti' movie poses at photocall in Rome

Cast of 'Dieci Minuti' movie poses at photocall in Rome

È arrivato nelle sale "Dieci minuti" di Maria Sole Tognazzi. Un film che racconta una donna lacerata da un dolore, quello della fine del suo rapporto d’amore durato diciotto anni. Una donna che, su consiglio della propria psicoterapeuta, si prende ogni giorno dieci minuti della sua vita per fare qualcosa che non ha fatto mai, che è lontano dalle sue abitudini, dalla sua comfort zone esistenziale. Una donna – magnificamente interpretata da Barbara Ronchi – con le sue imperfezioni, incertezze, fragilità, esitazioni. Incontriamo Maria Sole Tognazzi, che ha scritto il film insieme a Francesca Archibugi, prendendo le mosse dal libro "Per dieci minuti" di Chiara Gamberale. E che lo ha diretto, tornando al cinema dopo la fortunata esperienza di "Petra", la serie tv con Paola Cortellesi, che si è rivelata il miglior risultato di sempre per una serie Sky original.

L'intervista con Maria Sole Tognazzi

Maria Sole, stavolta il ritratto è quello di una donna che si mostra fragile e insicura. "Certo. Da sempre, nel mio cinema, le donne sono al centro. Ma questo non vuol dire rinunciare ad esplorare le loro debolezze, il loro dolore. Non faccio film per dire che le donne sono ‘migliori’ degli uomini, ma per posare lo sguardo su di loro". Ci sono differenze dal libro "Per dieci minuti" di Chiara Gamberale? "Insieme a Francesca Archibugi, abbiamo letto il libro, lo abbiamo fatto nostro. Poi ci siamo scambiate migliaia di parole, ci siamo raccontate le nostre vite. E il libro di Chiara è diventato, poco a poco, anche il nostro film".
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Sul set di "Dieci Minuti" (Ansa)

Il dolore di Bianca, la protagonista del film, la fa diventare anche egoista... "Il dolore ha anche questo effetto: ci fa convergere tutte le nostre attenzioni su noi stesse. Il dolore rende egoisti, o almeno egoriferiti. E ho trovato il coraggio di raccontare anche questa faccia del dolore. Ma c’è una frase nel film che è rivelatrice". La citazione da Tolstoj? "Esatto: quando si dice che la forza dell’essere umano è anche nella sua debolezza. Bianca è una donna che cerca di migliorare, anche inciampando, anche sbagliando. Non serve raccontare le donne come esseri perfetti".

"Dieci minuti", le donne del cast

Bianca è interpretata da una straordinaria Barbara Ronchi, che recita quasi sempre sottovoce. Sembra raccontare, con ogni parte di sé, il proprio disorientamento. "Barbara ha fatto un lavoro eccezionale: ha restituito una figura di donna complessa, ha esplorato la fragilità del suo personaggio. Ha vestito di carne, di sguardi, di voce il personaggio che, con Francesca, avevamo immaginato. Disegna una donna che non ha strumenti per tirarsi su: ma che quando inizia ad ascoltare gli altri, vede aprirsi anche il proprio mondo".

La regista Maria Sole Tognazzi (Ansa)

Ci sono anche molte altre donne nel film. La sorellastra interpretata da Fotinì Peluso, la madre Anna Ferruzzo, la psicoterapeuta interpretata da Margherita Buy. "Il mio approccio al cinema, da sempre, è lo stesso: mettere al centro delle storie personaggi femminili. E non metterli ‘accanto a’. Ogni donna nel film è diversa: il personaggio interpretato da Fotinì Peluso, per esempio: è una ragazza giovane, che ha la forza di affrontare la vita spavaldamente, nonostante sia cresciuta senza la figura di un padre. Nel film ciascuno ha una sua ferita, ciascuno un modo diverso di soffrire". Che cosa ha rappresentato, quest’anno, il grande successo di un film diretto da una donna, Paola Cortellesi, con la quale ha lavorato in "Petra" e che aveva già scelto per il suo esordio, in "Passato prossimo"? "E’ una grande conquista. Ammiro il coraggio di Paola, che ha sentito l’esigenza profonda di raccontare una donna nella quale si sono riconosciute in tante. Ma soprattutto, sento in quel film la voglia di aprire gli occhi anche ad un pubblico maschile. Non è un film ‘per le donne’, è un film anche per gli uomini. Non ci sono muri, compartimenti stagni; ci sono registi maschi che hanno raccontato le donne meravigliosamente. E non è che se vedo un film di Clint Eastwood con un protagonista maschile penso che sia un film fatto per gli uomini!".