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Le "Giovinette" che sfidarono il fascismo. Pelusio: "La più grande rivoluzione sportiva"

Calcio femminile, battaglie sociali, comicità e programmi futuri: una delle anime del progetto ci racconta come le calciatrici affrontarono i tabù dell'epoca. Lo spettacolo andrà in scena dal 28 novembre al 3 dicembre 2023, al Teatro della Cooperativa di Milano

di EDOARDO MARTINI -
20 novembre 2023
Le 'Giovinette' durante una scena dello spettacolo (Fonte: Longoni)

Le 'Giovinette' durante una scena dello spettacolo (Fonte: Longoni)

Siamo nel 1932, il decimo anno dell'era fascista. Sulla panchina di un parco di Milano un gruppo di ragazze lancia un'idea, per gioco, quasi per sfida: giocare a calcio.

E così, questa enorme determinazione portò l'insieme di 'Giovinette' a fondare il GFC (Gruppo Femminile Calcistico), la prima squadra di calcio femminile italiana che in breve tempo raccolse intorno a sé decine di atlete.

Ma poi cominciarono i primi problemi. Gli organi federali in principio assecondarono l'iniziativa, consentendo loro di allenarsi, ma non di giocare in pubblico. Inoltre, dovevano usare un pallone di gomma e non di cuoio, dovevano indossare la gonna e non i pantaloncini, dovevano passare la palla solo rasoterra e in porta dovevano far giocare dei ragazzini adolescenti. Tutto questo per preservare le loro "capacità riproduttive".

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La locandina dello spettacolo che andrà in scena dal 28 novembre al 3 dicembre, al Teatro della Cooperativa di Milano

Nonostante ciò, la loro avventura sportiva riuscì caparbiamente a resistere per quasi un anno, quando, proprio alla vigilia della loro prima partita ufficiale, il regime le costrinse a smettere di giocare.

La loro, quindi, fu una sfida al tempo, al regime, alla mentalità dominante che vedeva nel calcio lo sport emblema della virilità fascista. Di questo insieme di ragazze, che a loro modo sfidarono il Duce e la cultura del loro tempo, alcune si riciclarono in altri sport, altre uscirono dalla storia, altre ancora entrarono in una storia più grande, partecipando, dieci anni dopo, alla lotta partigiana.

Le 'Giovinette' in scena

Ed è proprio di questa storia che parla lo spettacolo 'Giovinette, le Calciatrici che sfidarono il Duce', e che andrà in scena dal 28 novembre al 3 dicembre 2023, al Teatro della Cooperativa di Milano.

La rappresentazione è raccontata con ironia e leggerezza da un trio di attrici che, mischiando comicità e narrazione, ci mostra come, pur a distanza di tanti anni e di tante battaglie, certi pregiudizi siano duri a morire e come la lotta per la libertà e i propri diritti passi anche attraverso lo sport.

E chi ce ne poteva parlare meglio se non Rita Pelusio, una delle attrici e anima del progetto, che tra una prova e l'altra, ha deciso di raccontare al nostro canale qualcosa in più dello spettacolo, con una panoramica anche sulla situazione attuale del calcio femminile e sui suoi progetti futuri.

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Rita Pelusio, una delle attrici e anima del progetto (Fonte: Pozzo)

"Se c'è uno sport che la donna non dovrebbe praticare, esso è proprio il giuoco del calcio" così scriveva la rivista 'Lo Sport Fascista' nel 1933. L'anno scorso, 89 anni dopo questa frase, la Seria A femminile è diventata un campionato professionistico. Pelusio, secondo lei, possiamo definirlo un risultato incredibile, viste le premesse dell'era fascista?

"E' indubbiamente un grande risultato. A livello istituzionale è una conquista però poi parlando con alcune ragazze è venuto fuori che nelle squadre piccole, come in quelle cittadine, ci sono ancora tantissime discriminazioni. Ad esempio una squadra di calcio femminile ci diceva che loro si dovevano allenare nel campo più piccolo ad una certa ora e che gli spogliatoi erano disponibili solo in una determinata fascia oraria. Quindi quello che viene fuori è che ci sono ancora tantissime discriminazioni nel piccolo però posso confermare che a livello istituzionale è una grande conquista".

E possiamo affermare che questo risultato è merito delle battaglie delle 'Giovinette' che sfidarono sia il regime, sia una cultura maschilista contro la quale, tra l'altro si sta ancora oggi combattendo?

"Il risultato contemporaneo ovviamente è merito di tutte le battaglie che le ragazze di oggi giocando a calcio stanno facendo. Di tutte quelle si espongono, che non demordono. Possiamo però dire che la storia delle 'Giovinette' è stata la prima. E' stata la più grande rivoluzione sportiva, basti pensare alla forza che potevano avere in quegli anni per sfidare un regime. E' pazzesco quello che loro hanno fatto, ma anche come si sono mosse a livello mediatico. Scrivevano ai giornali utilizzando le parole che il regime voleva sentire. In questo modo, comunicando ai giornali e andando incontro ai loro carnefici, riuscivano a garantirsi l'esistenza perché creavano un'opinione pubblica per cui tutti gli spettatori andavano a vederle". "Hanno iniziato a portare un'attenzione verso di loro. Questo poi non è bastato perché cominciarono ad arrivare le restrizioni fino poi al grande evento, la prima partita intercittadina Milano-Alessandria, dove fu sospeso tutto. Ma parlando di battaglie, sono state strepitose perché alcune poi sono entrate nella resistenza. Alcune si sono emancipate a livello politico, altre a livello femminile e femminista, ma tutte hanno fatto un salto di presa coscienza".
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Le tre attrice mentre tentano di colpire il pallone di gomma, visto che quello di cuoio era vietato dal regime (Fonte: Pozzo)

All'inizio anche il regime fascista fu in difficoltà di fronte a questa nuova iniziativa. Ci pensarono però i giornalisti legati al potere ad attaccare le 'Giovinette' con articoli pieni di pregiudizi. Possiamo paragonare questa situazione a quella di oggi dove i media danno giudizi sull'apparenza (es. 'belle e brave', 'fisico da urlo') anziché sulle prestazioni e sulle competenze sportive delle atlete femminili? 

"Sicuramente. Ancora oggi si dice 'gioca a calcio, che cosa è? un maschiaccio'. Purtroppo questa situazione esiste non solo negli sport, ma anche in tutta la vita. Magari poi queste frasi vengono fuori meno pubblicamente, ma nel privato, nel piccolo e a scuola questo fatto sicuramente si ripete".

Quanto è difficile mettere in scena questo tipo di spettacolo che mischia comicità e narrazione?

"Questo è stato un equilibrio che abbiamo trovato insieme al drammaturgo, Domenico Ferrari. Abbiamo lavorato tantissimo sulla giovinezza delle 'Giovinette', sul loro essere entusiaste perché comunque loro erano delle ragazzine e quindi come ragazzine tra di loro scherzavano, giocavano, avevano un modo di parlarsi. Ed è proprio qui che viene fuori la comicità perché sono tre ragazze al parco con tre caratteri precisi. La Lucchesi è una tutta casa e chiesa che ha paura del padre violento, la Stringaro è una entusiasta che continua ad avere idee per la squadra e la Boccalini rappresenta la coscienza politica".

Quali sono i suoi prossimi progetti?

"A parte la tournée di 'Giovinette', sarò impegnata con 'La Felicità di Emma' e 'Eva, diario di una costola', anche questi spettacoli comico-civili. Eva parla della disobbedienza femminile ed Emma è una storia di amore e morte dove si tratta la tematica del fine vita. Mente più a livello collettivo stiamo preparando 'ApPunti G', una mostra dove si parla della sessualità femminile declinata in modo ironico e poetico. Anche qui saranno coinvolte tantissime donne di Milano con personalità della società civile e sportiva".