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"Povere creature" e "Anatomia di una caduta": ai Golden Globes il trionfo di donne indipendenti

Il film di Yorgos Lanthimos riceve il premio perla miglior commedia (ed Emma Stone batte Margot Robbie come miglior attrice). Quello di Justine Triet è il miglior film straniero

di GIOVANNI BOGANI -
8 gennaio 2024
81st Golden Globe Awards - Press Room

81st Golden Globe Awards - Press Room

Nella notte italiana fra domenica 7 e lunedì 8 gennaio si è svolta l'81esima cerimonia dei Golden Globes. Il premio cinematografico più importante, a parte gli Oscar: e di questi sono, in certo modo, l’anticipazione. Fanno capire che aria tira, in vista dell'11 marzo e degli Academy Awards.

"Povere creature": un inno di libertà e forza della donna

Veniamo dunque ai premi. Partendo da quella che è stata la vera sorpresa di questa edizione: il trionfo di "Povere creature" di Yorgos Lanthimos, già vincitore lo scorso settembre del Leone d’oro a Venezia. Il film di Lanthimos vince come miglior commedia, e il Globe come miglior attrice per la stessa categoria di produzione va ad Emma Stone, splendida protagonista di una pellicola che mette in scena – in modo innovativo – la libertà e la forza di una donna. Quella che appare sullo schermo, in "Poor Things”, è una donna che rinasce, che non conosce il peccato, che è libera da schemi mentali e pressioni sociali. Una nuova creatura – nata dal bizzarro esperimento di un “mad doctor” – che non sa cosa sia la vergogna, ma solo il desiderio e la gioia. Uno straordinario ritratto, un inno alla forza femminile, dove le povere creature si rivelano, in realtà, i maschi.
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Emma Stone, protagonista (e produttrice) di "Poor Things"

Nessuno può competere con la forza vitale delle donne. La libertà del personaggio riguarda tutte le sfere, compresa la sessualità. Emma Stone nel film è Bella Baxter: nata da un esperimento scientifico, cresce con una onestà totale, ed è per questo capace di vivere con spregiudicatezza, senza curarsi del giudizio della società. Il film diventa così un’esortazione per ognuno di noi a vivere abbracciando la gioia, anche quella corporale, sensoriale, la vita nella sua pienezza. Un grande ritratto di donna, capace di affermarsi nel clima di pesante patriarcato degli inizi del Novecento, l’epoca in cui è ambientata la storia.

L'affermazione femminile con "Anatomia di una caduta"

L’altro grande ritratto di donna premiato ai Globes è quello di "Anatomia di una caduta", il film di Justine Triet che ha già vinto la Palma d’oro a Cannes e che ha trionfato agli European Film Awards, a Berlino. In questo caso i riconoscimenti sono per "Miglior film straniero" e "Miglior sceneggiatura". È un thriller che racconta racconta una morte sospetta in uno chalet sulle Alpi francesi. Un romanziere cade dal terzo piano della struttura: indiziata è la moglie, scrittrice e traduttrice di successo. Nella coppia, era lei la più forte, quella che firmava le copie dei suoi libri. Il marito non aveva avuto la stessa fortuna.
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Justine Triet con i due Golden Globes per "Anatomia di una caduta"

“Volevo mostrare come una donna possa essere messa sotto accusa a causa della sua intelligenza, della sua ambizione, della sua forza mentale”, dice la Triet. L’affermazione femminile vista come colpa: questo è il vero tema sotteso al film. Il suo successo visto come un delitto, già di per sé. Il film, uscito in Italia con Teodora, ha avuto un immenso successo di pubblico in Francia. Che cosa ci dicono i premi ai titoli di Lanthimos e Triet? Ancora una volta che due ritratti di donna forte hanno colpito i votanti. Ci dicono che la narrazione sulle donne sta cambiando. E anche se “Barbie” non ha vinto, “Povere creature!” e “Anatomia di una caduta” disegnano figure femminili forti, indipendenti, incisive, di cui ci ricorderemo a lungo.

Scontro Barbenheimer: la bomba batte la bambola

Fra i due maggiori contendenti, “Barbie” e “Oppenheimer, grondanti di nomination, ha infatti vinto per distacco quest’ultimo.
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Cillian Murphy e Robert Downey Jr. premiati per "Oppenheimer"

"Oppenheimer", film sul padre della bomba atomica, trionfa infatti nelle categorie miglior film drammatico, miglior regista – Christopher Nolan –, miglior attore protagonista - Cillian Murphy -, e miglior attore non protagonista - Robert Downey jr. -, oltre a vincere il premio per la miglior colonna sonora, composta da Ludwig Göransson. "Barbie", il grande avversario, viene premiato nella nuova categoria “Best cinematic and Box office achievement”. In pratica, un premio al film che ha fatto i migliori incassi. Era difficile non vincesse, visto che ha guadagnato a livello mondiale un miliardo e 200 milioni di dollari, il maggior ricavo di tutti i tempi per un film diretto da una donna. "Un premio inventato, nel caso che i votanti non ne dessero altri a ‘Barbie’", hanno scritto i giornali americani. Invece vince anche il premio per la miglior canzone, “What Was I Made For?” di Billie Eilish. Ma anche in questo caso era difficile ipotizzare un esito diverso, visto che le tracce di “Barbie” occupavano tre slot su sei nella categoria Miglior canzone.
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Finneas O'Connell e Billie Eilish

Niente da fare, invece, per “Io, capitano”, il film di Matteo Garrone sull’odissea dei migranti dall’Africa alle coste italiane, premiato con il Leone d’argento alla Mostra del cinema di Venezia. Era insieme ad “Anatomia di una caduta” sia fra i candidati all’European film award sia fra quelli al miglior film straniero dei Golden Globes, e in entrambi i casi è stato battuto. Nella shortlist dei titoli ancora in corsa per l’Oscar al miglior film internazionale, però, “Anatomia di una caduta” non c’è, e “Io, capitano” sì. Dovrà vedersela con titoli di assoluto rilievo come “The Zone of Interest” di Jonathan Glazer, “Perfect Days” di Wim Wenders e “Foglie al vento” di Aki Kaurismäki.

La nuova gestione dei Golden Globes

Per la prima volta nella loro storia, i Globes non erano gestiti dalla Associazione della stampa estera, l’unione dei giornalisti internazionali che lavorano negli Stati Uniti nel campo dello spettacolo. L’associazione era stata investita infatti da una serie furiosa di polemiche sulla sua gestione finanziaria, sulla sua composizione scarsamente inclusiva, fino all’accusa di ricezione di regali da parte delle produzioni. Un’inchiesta del “Los Angeles Times” aveva rivelato come nella giuria non figurasse nessuna persona di colore. Scarlett Johansson aveva accusato l’associazione di averle rivolto “domande sessiste e osservazioni da parte di alcuni membri che rasentavano le molestie sessuali”. E Tom Cruise aveva rispedito al mittente i suoi tre Golden Globe ricevuti in passato. Nel giugno scorso, l’associazione della stampa estera a Hollywood si è sciolta. Il premio è stato preso in gestione quindi da una società privata, la Golden Globe Foundation, parte di un gruppo che possiede anche le riviste “Variety” e “Deadline Hollywood”.