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Quando Firenze era la capitale del clubbing e dei primi locali queer

Viva, libera, aperta: era la Firenze degli anni '80, la Firenze di Pier Vittorio Tondelli, ricordata e raccontata da Bruno Casini

di GIOVANNI BOGANI -
17 gennaio 2024
11. Il tenax

11. Il tenax

"Erano anni in cui a Firenze venivano ad abitare Fernanda Pivano, la scopritrice della Beat Generation, o David Byrne, il musicista leader dei Talking Heads; o lo scrittore David Leavitt. E per quattro anni, dal 1983 al 1987, ha vissuto a Firenze Pier Vittorio Tondelli. Era un’altra città: viva, piena di fermenti, di musica, di cultura, di sperimentazione, di coraggio, di creatività". Bruno Casini ricorda gli anni ’80 di una città che era, in quel momento, uno dei centri della cultura giovanile in Italia e in Europa. Venerdì, alla Biblioteca comunale Palomar di San Giovanni Valdarno, ha presentato, davanti a un pubblico foltissimo, pieno di giovani, la nuova edizione del suo libro "Tondelli e la musica".
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Bruno Casini negli anni '80

Bruno Casini e il libro su Tondelli

Un libro che indaga il rapporto fra Pier Vittorio Tondelli – lo scrittore emiliano autore di "Altri libertini" e "Camere separate" – e la musica. Tanti i contributi del libro: dai ricordi di Luciano Ligabue, che a Correggio abitava nello stesso palazzo dello scrittore, di pochi anni più grande di lui, a quelli di Giovanni Lindo Ferretti, allora frontman dei CCCP. Dalla testimonianza del regista Mario Martone a quella del leader dei Diaframma Federico Fiumani. Ma in mezzo a tutto, c’è Firenze. Bruno, lei negli anni ’80 organizzava riviste come Westuff e curava la programmazione di locali storici come Tenax e Manila. Com’era la Firenze di quegli anni? "Viveva un vero Rinascimento, un Rinascimento rock. Era un melting pot di esperienze: teatro d’avanguardia, cinema, riviste. E in quel melting pot c’era Pier Vittorio Tondelli, protagonista e testimone". Com'era la scena della «movida» fiorentina? Era una piccola New York City... "Era una ‘szene’ molto notturna. La gente veniva da Milano, da Roma a farsi un ‘weekend postmoderno’, per usare un’espressione tondelliana. Pier Vittorio frequentava le feste delle T.O.K.Y.O. productions, con la produzione artistica di Stefano Bonamici. Erano serate molto, molto Lgbtq. Si svolgevano in locali divenuti storici, come il Tenax, il Paramatta, che poi sarebbe diventato Flog WLive, il Monna Lisa e il Dildo, che era un gay club molto ‘leather’, un po’ berlinese, con dark room, giacche di pelle, personaggi alla ‘Querelle de Brest’. Le serate iniziavano alle soglie dell’alba, quando le discoteche chiudevano. Alle tre, le quattro della notte, nei weekend, e andavano avanti fino a mezzogiorno".
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Casini con Piero Pelù e Ghigo Renzulli dei Litfiba

Ricorda queste serate? "Come no! Bonamici era l’art director di queste feste, nelle quali si poteva ballare ogni tipo di musica, da Nina Simone alla tammurriata nera della NCCP, la Nuova compagnia di canto popolare, dai jingle pubblicitari alle canzonette dello Zecchino d’oro. A queste feste partecipavano tutti: Tondelli in primis, e attori, attrici, registi. Da Marina Suma a Raf, da Umberto Tozzi a Little Steven. Poi, tutti a fare colazione in bar pieni di drag, di trans, di prostitute. Era già mattina, quando si andava a prendere il nostro cornetto, e nessuno ci faceva caso".

"Una Firenze più tollerante di oggi"

E' sempre stata una città molto «open» "Lo è sempre stata. Anzi, era una città molto più aperta, tollerante e tranquilla di adesso". C’era anche un locale celebre per la comunità Lgbt+ italiana "Il Tabasco, che era un locale storico, aperto nel 1975. Aprì come locale per mostre di fotografia e scultura, poi con la ‘Febbre del sabato sera’, nel 1978, diventò discoteca queer, famosa in tutta Italia. La prima discoteca gay d’Italia, se dobbiamo dirla tutta. Firenze aveva un primato in tutta Italia, come gay clubbing, come apertura mentale. Davanti al Tabasco, proprio dietro piazza Signoria, in centro storico, c’erano code che si allungavano per centinaia di metri".
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Il Tabasco

C’erano altri locali nei quali si raccoglieva la vita del clubbing? "Erano infiniti: il circuito rock, il circuito gay, il circuito fashion. Al Manila, altro locale storico, anch’esso ora scomparso, c’erano le feste del Boper’s, curate da un team di stlisti chiamato ‘Che fine ha fatto Baby Jane?’, il cui tema era lo shock. Feste che dovevano costituire uno shock per chi vi partecipava: feste pagane con riferimento a ‘Satyricon’ di Fellini, cose del genere. E si ballava di tutto, da Renato Zero ai Talkin’ Heads". Nel 1982 apre il «Crisco», un gay bar con la prima dark room d’Italia. "Sì: era un vero e proprio sex club, che prendeva il nome da una nota crema americana. Lì si incontravano anche personaggi insospettabili, scrittori da premio Strega. Il locale esiste ancora, e in qualche modo ancora la vita notturna queer della città va avanti".
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Una locandina de Il Crisco

Ritorniamo a Pier Vittorio Tondelli. Dove viveva, negli anni fiorentini? "Abitava in via Maggio, e aveva un suo luogo di elezione: il caffè Dolce vita, in piazza del Carmine. Dava appuntamento a tutti lì, dove prendeva il caffè, al mattino. Lo trovavi lì, sempre, così come negli anni Venti trovavi scrittori e poeti alle Giubbe rosse".

Libertà e niente tabù

Lui parlava apertamente di omosessualità nei suoi libri. Era difficile vivere l’omosessualità negli anni ’80? "Non c’erano ancora i gay pride, non c’era ancora l’attenzione di oggi sui temi Lgbtq, ma in realtà nessuno chiedeva gli orientamenti sessuali dell’altro, c’era molta libertà. Tondelli, poi, con la sua curiosità culturale, era ovunque e con tutti: passava dalle mostre d’arte agli spettacoli dei Magazzini criminali, andava agli spettacoli di cui era protagonista con Carmelo Bene e frequentava un grande docente universitario come Pio Baldelli. Tutto si mescolava con tutto. E di tutto lui scriveva nella sua rubrica".
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Pier Vittorio Tondelli negli anni '80

La sua rubrica sulla rivista «Rockstar»... "Esatto. Consigliava che cosa leggere, che cosa ascoltare, quali viaggi fare. E noi assorbivamo tutte le sue suggestioni. Tondelli scopriva trend culturali che poi avrebbero fatto epoca: parlava di Mario Martone quando nessuno ancora lo conosceva, scopriva il musicista Wim Mertens ma amava anche i cantautori, Francesco Guccini e Claudio Lolli. Nelle sue pagine, si costruiva un mondo senza barriere. E a Firenze si fermavano musicisti, scrittori e poeti. Oggi chi si ferma, chi viene a vivere qui?". Il 9 marzo, al teatro della Limonaia di Sesto fiorentino, ci sarà una giornata dedicata a Pier Vittorio Tondelli con vari reading delle pagine dei suoi romanzi. Venerdì, a San Giovanni Valdarno, il libro «Tondelli e la musica» sarà presentato da Giampiero Bigazzi e da Anna Maria Ricci.