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Sanremo, polemica sullo spot di Pupa. Ormai è tutto una questione di ideologie, non staremo esagerando?

Per il solito Pillon Sanremo è un festival Lgbtq e lo spot "nuoce gravemente all'identità sessuale dei giovani". Arcigay: "Vive nel Medioevo". L'ennesima polemica di cui non avevamo bisogno

di MARGHERITA AMBROGETTI DAMIANI -
2 febbraio 2024
Progetto senza titolo (1)

Progetto senza titolo (1)

Anche quest’anno, Sanremo è finito nel polverone dell’eterno dibattito tra il politically correct e il suo contrario. Se l’edizione 2023 verrà ricordata per le proteste contro la partnership con ENI e le politiche di sostenibilità accusate di greenwashing promosse dal palco dell’Ariston, quella 2024 potrebbe passare alla storia - della TV italiana - come l’edizione LGBTQ.

Ad aver scatenato il putiferio è stato lo spot del brand “Pupa”, realizzato ad hoc per la manifestazione e pubblicato in anteprima da Affari Italiani. Una sceneggiatura che, a vederla con gli occhi del presente, è del tutto in linea con una società finalmente avanzata, ma che, evidentemente, agli occhi dei più retrogradi, deve essere apparsa come la trasposizione di chissà quale girone dantesco.

La pubblicità della discordia

Andiamo per ordine. Nella scena iniziale, la pubblicità immortala un altare, un uomo e una donna in attesa del fatidico sì. D’un tratto, una seconda donna irrompe in Chiesa e scappa con la sposa - prima della promessa solenne - sotto la pioggia a bordo di un autobus. Una scena da film, di quelli in cui, poi, le protagoniste trovano finalmente la felicità dopo anni di peripezie.

Il fatto che ad amarsi siano due donne, però, in questo bizzarro Paese, oltre a non essere ancora una cosa normale, appare addirittura ad alcuni come un delitto, una visione inaccettabile per il pubblico RAI. Che tra questi “alcuni” ci sia l’ex senatore della Lega Simone Pillon non è affatto casuale. Nella sua opinione, non è altro che l’ennesimo tentativo di normalizzare le relazioni omosessuali, rischiando di indottrinare i più giovani.

Il solito Pillon: "Sanremo Lgbtq"

Un’opinione che mette i brividi ma che non si è fermata solo a una battuta. L'ex senatore sostiene infatti che quella a cui stiamo assistendo non è altro che una ossessiva propaganda orchestrata allo scopo di dare origine a un contagio sociale che non farà altro che far crescere ancora di più i casi di disforia di genere e di confusione circa il proprio orientamento sessuale.

Non pago, ha addirittura proposto di inserire, da ora in poi, il disclaimer “questo spot nuoce gravemente all’orientamento sessuale dei giovani” e non ha nascosto il fatto di considerarlo il festival LGBTQ. Come in una partita di tennis, la risposta non è tardata ad arrivare dall’altro lato del campo.

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Natascia Maesi, presidente nazionale Arcigay

La replica: "Vive nel Medioevo"

Natascia Maesi, presidente nazionale Arcigay, non le ha mandate replicando: “Vive ancora nel Medioevo”, ha ribattuto, aggiungendo che a nuocere davvero ai giovani non è la normalizzazione dell’omosessualità quanto, piuttosto, la mancanza di programmi di educazione all’affettività e al consenso nelle scuole.

Uno scambio a due in cui si sono inseriti pure i pubblicitari che hanno tentato di smorzare le polemiche, dichiarandosi del tutto increduli al cospetto di opinioni del tutto incomprensibili relative a una pubblicità che non fa altro che parlare di libertà. Inutile, poi, elencare i commenti di nomi più o meno noti sulla faccenda.

Alla luce di ciò, viene da farsi una domanda: non è che stiamo esagerando un tantinello? Quella che stiamo vivendo pare essere diventata un’epoca in cui tutto è destinato a polarizzare. Lo spot “Pupa” ne è l’esempio. C’era da scommettere che sarebbe successo e così è stato: da una parte chi si schiera contro e dall’altra chi si schiera a favore. Una trama che ricorda moltissimo la recente questione della pesca di Esselunga che, per settimane, ha fatto parlare il Paese.

Polarizzare non aiuta

L’impressione è che la nuova comunicazione ci stia sfuggendo di mano. E se, da una parte, i suoi meriti paiono essere moltissimi, dall’altra le sue magagne sembrano farsi sempre più enormi. Un amore omosessuale nel 2023 non dovrebbe fare neanche notizia e il Pillon di turno non dovrebbe neanche lontanamente pensare di commentarlo per racimolare qualche like sui social.

Eppure così è, in una eterna lotta tra giusti e sbagliati, di cui a pagarne le spese sono sempre le persone che in questo clima d’odio devono vivere. A occhio, l’idea di normalizzazione è ben lontana da quel “Do it for the plot” nel quale, che ci piaccia o no, troppo spesso scivoliamo, pubblicitari e non.