“All eyes on Rafah”: l’immagine generata con l’AI è virale. La risposta di Israele e la battaglia social

Instagram è stato invaso dall’immagine di tende disposte in modo da formare la frase "All eyes on Rafah". Gli Israeliani hanno risposto con una contro-immagine bloccata per qualche ora da Meta. La guerra passa anche dai social, con buona pace degli accusatori di professione

di MARGHERITA AMBROGETTI DAMIANI
30 maggio 2024
L'immagine 'All eyes on Rafah' creata con l'IA e diventata virale

L'immagine 'All eyes on Rafah' creata con l'IA e diventata virale

Se siete tra i pochissimi che non hanno la minima idea di cosa si stia parlando, facendo riferimento alla campagna social “All eyes on Rafah”, siete nel posto giusto. Un paio di giorni fa, Instagram - e non solo - è stato letteralmente invaso dall’immagine di tende disposte in modo da formare, appunto, la frase "All eyes on Rafah" (“Tutti gli occhi su Rafah”). Un contenuto che, in poche ore, ha fatto il giro del mondo. Una prova di forza dal basso, finalizzata a mostrare sostegno alle persone che attualmente si trovano a Rafah, a seguito dell’uccisione di quarantacinque civili e del ferimento di duecento persone a causa dell’attacco aereo israeliano della scorsa domenica. Un’aggressione che ha avuto come bersaglio un campo per sfollati, stando a quanto riferito da Reuters. Una risposta ad Hamas dopo il lancio di razzi nell'area di Tel Aviv basata su un lavoro di intelligence preciso, portato avanti contro obiettivi legittimi secondo il diritto internazionale, a quanto dicono gli israeliani che hanno addirittura aggiunto che, durante l’attacco, sono stati uccisi due alti funzionari di Hamas.

A seguito dell’azione militare, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA) ha condiviso un post su X che non ha lasciato spazio a dubbi: "Gaza è diventata l'inferno sulla terra. Le famiglie continuano a cercare rifugio, tentando di sfuggire alla guerra, ma non esiste un luogo sicuro". Il ministero della sanità controllato da Hamas ha reso noto anche che la maggior parte di uccisi e feriti sono donne e bambini. L’indignazione globale è stata immediata. In molte e molti hanno condannato l’attacco, tornando a chiedere di cessare il fuoco, pubblicando l’immagine “All eyes on Rafah”. Al momento, le condivisioni sfiorano quota cinquanta milioni.

Le polemiche più o meno sterili

Neanche a dirlo, la cosa ha acceso la miccia della polemica. L’accusa principale è stata quella relativa all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Non pochi hanno puntato il dito contro chi ha condiviso l’immagine, essendo stata “manipolata”. Peccato che la cosa fosse ben chiara a tutti. Pensare che la condivisione fosse avvenuta credendo l’immagine reale appare una lettura miope di un’azione che sposa una causa, non una grafica. Dietro la polemica, però, c’è di più: all’immagine generata dall’intelligenza artificiale, gli israeliani hanno risposto con un’altra campagna social, rimossa da Instagram per diverse ore dopo essere diventata virale. Una rimozione a cui Meta non ha fornito spiegazioni oltre al classico "stiamo lavorando per risolvere il problema tecnico che ha portato alla rimozione dell’immagine”, aggiungendo che l’immagine non avrebbe violato le politiche della piattaforma. Nella tarda serata di mercoledì, l’immagine è ricomparsa. Anche in questo caso con milioni di condivisioni, la grafica invitava gli utenti che avevano condiviso la prima immagine ad aiutare Israele a liberare gli ostaggi, “essendo i loro occhi su Rafah”.

La potenza dei social

Alla luce di ciò, le riflessioni potrebbero essere molte e diverse tra loro. Ci limiteremo a farne due. La prima riguarda la potenza dei social che, ancora una volta, hanno dimostrato di riuscire a portare un dibattito nei luoghi più impensati, a dispetto di chi sostiene - evidentemente sbagliando - che una condivisione non possa influire in alcun modo nello scacchiere geopolitico. A ben vedere, le persone continuano a fare la differenza, soprattutto se considerate nel loro complesso. Certo, un repost non avrà alcuna influenza sulla sorte dei palestinesi, qualche milione di repost, invece, potrebbe quantomeno far interrogare la politica internazionale sulla strada da prendere. Qualora così non fosse, perché mai Israele si sarebbe curato di diffondere una contro-immagine da condividere a mezzo social?

L'altra immagine social con cui risponde la campagna pro Israele
L'altra immagine social con cui risponde la campagna pro Israele

La seconda riflessione è più di carattere sociologico e comunicativo. Nella giornata di ieri, in troppe e troppi si sono persi nel pensiero del pensiero, ragionando sull’opportunità o meno di condividere un’immagine generata con l’intelligenza artificiale. Guardare il dito e non guardare la luna è sempre stato il peggior modo per sortire insieme dagli angoli bui della storia, ma tant’è. E, tutto sommato, il sempre valido “purché se ne parli” pure questa volta ha fatto il suo. L’auspicio è che la politica - europea e internazionale - trovi davvero il coraggio di tenere lo sguardo dritto sulla Palestina, seguendo l’esempio di Paesi che ne hanno riconosciuto la legittimità di Stato. Questa sarebbe la miglior risposta all’appello di persone comuni che, con un semplice tap, sperano di fare in modo che la vita di un essere umano torni ad avere il valore che merita, in ogni luogo del mondo.