
Ilaria Sula e Sara Campanella
Il corpo di Ilaria Sula è stato trovato abbandonato in un bosco, chiuso dentro una grossa valigia. L’ex fidanzato di 23 anni è stato fermato per omicidio e occultamento di cadavere. Pochi giorni dopo Sara Campanella è stata uccisa in strada a Messina, accoltellata a morte da un compagno di università – reoconfesso – che, invaghito di lei, la perseguitava da tempo. Sono le ultime due vittime di femminicidio in Italia, che si aggiungono a una lista già fin troppo lunga: i dati del ministero dell’Interno, aggiornati all’8 marzo, parlano di 8 donne uccise nei primi due mesi del 2025. L’Osservatorio femminicidi di Repubblica ne conta 10 fino ad oggi (senza contare Ilaria Sula).
I dati sui femminicidi nel 2025
Sebbene i dati istituzionali diffusi l’8 marzo 2025, in occasione della Giornata internazionale della donna, fotografino un calo dei casi di femminicidio rispetto al 2024. La giornalista Donata Columbro fa notare, nell'ultimo numero della sua newsletter Ti spiego il dato, che i numeri dei femminicidi non sono così chiari per il 2025: i dati del Ministero dell’Interno disponibili per quest’anno riguardano solo gennaio. “Fino a dicembre 2024 l’aggiornamento della pagina sugli omicidi volontari era settimanale, è diventato mensile senza alcun preavviso, ma a febbraio e a marzo i nuovi report non sono stati pubblicati”, scrive Columbro. “Se non ci contiamo tra di noi non ci conta nessuno”, sottolinea provocatoriamente la giornalista.

Bisogna sottolineare che i femminicidi continuano a colpire donne di ogni età e contesto sociale, dimostrando di essere, più che un’emergenza, un fenomeno strutturale che attraversa tutta la penisola e rimane più o meno costante nel tempo. Negli ultimi dieci anni, infatti, il numero totale di omicidi è diminuito del 33 per cento (dati del Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno), ma se da un lato gli omicidi con vittime maschili sono passati da 475 nel 2015 a 319 nel 2024, i numeri di quelli con vittime femminili sono rimasti molto più stabili, passando da 145 a 113.
Un dato che evidenzia come il femminicidio sia l’espressione estrema di una struttura patriarcale radicata nella società. Alla base vi è un modello culturale che storicamente ha visto la donna come proprietà dell’uomo, negandole autonomia e autodeterminazione. Questa disparità di potere si manifesta in molteplici forme: dalla violenza domestica al controllo economico, fino al linguaggio e alla narrazione mediatica che spesso colpevolizzano le vittime. Il femminicidio non è allora solo un crimine individuale, ma il sintomo di un sistema che ancora fatica a riconoscere le donne come soggetti liberi e indipendenti.
La dimensione intima dei femminicidi
È nella sfera intima e familiare che si sviluppano le violenze più gravi contro le donne. Più di otto vittime su dieci conoscevano il loro assassino, che è quasi sempre il partner, l’ex, un parente o un conoscente.
Questa proporzione, decenni fa, era molto più bassa. Negli anni, quindi, da una parte diminuiva il numero di omicidi volontari commessi da sconosciuti, dall’altra la percentuale di donne uccise da familiari, parenti o amici restava invariata o diminuiva di poco. È in atto, insomma, un cambiamento storico e culturale che richiede interventi soprattutto nei contesti familiari. La prevenzione “sulla strada”, benché fondamentale, è efficace solo fino a un certo punto.

Il reato di femminicidio
Il 7 marzo 2025 è stato ufficialmente approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge che definisce il femminicidio come reato autonomo nel Codice penale italiano. Il reato riguarda fatti commessi “come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna, o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà o, comunque, l’espressione della sua personalità”.
La magistrata Paola Di Nicola Travaglini ha definito la notizia “eccellente”: parlando a Collettiva, ha spiegato che l’introduzione del reato “imporrà al nostro Paese, sia in ambito istituzionale che in ambito culturale e associativo, di misurarsi con che cos'è il femminicidio”. “Questo nuovo articolo cambierà in modo epocale l'interpretazione del reato che avrà finalmente un movente, - continua Di Nicola Travaglini - un movente legato alla disparità di potere che esiste tra donne e uomini e all'esercizio di un potere degli uomini nei confronti delle donne”.
A differenza delle precedenti aggravanti, che erano limitate a coniugi e conviventi, il nuovo reato supera i vincoli relazionali, non richiedendo legami specifici tra vittima e autore. E così anche i casi di Ilaria Sula e Sara Campanella – uccise da uomini che volevano controllarle e possederle, ma che non erano mariti o conviventi – potranno essere trattati come femminicidi.