
Pietro vive in una comunità psichiatrica da 13 anni: quando vi è entrato ne aveva 17, a gennaio ne ha compiuti 30
Pietro è ancora lì, tutti i giorni, 24 ore su 24. In una stanza completamente vuota, non fosse per il letto, per un armadio a muro e per la televisione. Ecco, la televisione: Pietro non fa che guardare la televisione, non può fare altro durante le sue giornate. Quando i suoi genitori, sua sorella e suo fratello vanno a trovarlo, allora esce, esce insieme a loro, fa una passeggiata tra i boschi. Per il resto nulla. Avevamo denunciato quanto sta accadendo a questo ragazzo già 4 mesi fa, ma da allora ad oggi non è cambiato nulla.
Pietro è nello spettro autistico. Eppure vive in una comunità psichiatrica in provincia di Como. Sì, in quella stanza vuota. Ci si potrebbe fermare qui: è noto che l’autismo non è una malattia, tantomeno mentale. Eppure Pietro passa tutte le sue giornate in una comunità psichiatrica. E non da oggi: è cresciuto in comunità, ci vive da 13 anni, quando vi è entrato ne aveva 17. A gennaio ne ha compiuti 30.
Sei anni fa il Dipartimento di salute mentale dell’Azienda socio sanitaria territoriale Lariana ha fatto sapere ai suoi genitori che la comunità psichiatrica non è il posto migliore per lui. Quasi mai lo è per una persona nello spettro autistico. “Dal Dipartimento ci hanno detto che la struttura in cui ancora oggi si trova nostro figlio non è in grado di riabilitarlo – racconta Assunta Aiello, la madre di Pietro –. Così ci hanno chiesto di trovare un’altra soluzione, meglio se un centro per l’autismo”.
Già, alla famiglia l’onere. Dopo che anni fa era stato un altro responsabile della stessa Asst a consigliare proprio la comunità in cui oggi vive Pietro. La madre si è immediatamente attivata ma in 6 anni non ha trovato alcun centro che possa aprire le porte al figlio. Nemmeno fuori provincia: “Ho provato pure nel cremonese”. Invano. In questi 6 anni la famiglia e i servizi sociali hanno contattato la bellezza di 13 centri per persone con disabilità ma nessuno di questi, al momento, ha ancora aperto la porta a Pietro.
Un altro lato del problema delle liste d'attesa, il lato del problema che resta quasi sempre al buio perché riguarda la disabilità e le persone con disabilità. “Pietro è in lista d’attesa da 6 anni perché di centri che possano accoglierlo non ce n’è – racconta Assunta – Intanto continua a stare in comunità”. Senza poter fare quasi nulla, senza poter seguire alcuna attività di riabilitazione. La televisione, quasi solo la televisione.
Come è possibile che una famiglia sia lasciata sola di fronte ad una scelta tanto importante? Perché il Dipartimento di salute mentale, la Asst, l’Ats di Como, i Servizi Sociali del Comune di Lomazzo – quello nel quale risiede la famiglia di Pietro – non si attivano per una soluzione? Non si può attendere oltre. “Pietro sta peggiorando di giorno in giorno, passa il suo tempo chiuso in camera dal lunedì al sabato. Esce solo la domenica pomeriggio, quando io, suo padre, sua sorella e suo fratello possiamo andare a fargli visita. Si sta completamente disabituando agli stimoli esterni, riesce a stare solo in zone naturali in cui non c’è quasi nulla”. Nell’attesa di una soluzione migliore, questa madre chiede che in comunità Pietro possa avere almeno un educatore “col quale ricominciare un percorso di riabilitazione”.