Frans Hugo, a 90 anni scrive e porta i giornali nel deserto: chi è l'editore-strillone d’Africa

Il giornalista ha rilevato tre testate: realizza, pubblica e stampa le copie che consegna in auto, partendo nel cuore della notte, facendo centinaia di chilometri per informare gli agricoltori dei villaggi

di MAURIZIO COSTANZO -
15 gennaio 2023
Francois Hugo, 90 anni, consegna copie dei giornali in un negozio di computer a Prieska

Francois Hugo, 90 anni, consegna copie dei giornali in un negozio di computer a Prieska

Se vi capitasse mai di trovarvi di notte nel deserto sudafricano, non stupitevi di vedere passare un’auto guidata da un anziano signore carica di giornali, ma sappiate che la sua storia è davvero straordinaria. Alla guida di quell’auto c’è Frans Hugo, che nonostante la veneranda età di 90 anni, ogni giovedì sale sulla sua vecchia e usurata Fiat Doblò di colore arancione, nel cuore della notte, per compiere una missione che ha dello straordinario. Ogni settimana infatti parte per consegnare i giornali in mezzo al deserto. Percorre la regione semiarida del Karoo, andata e ritorno, e questo lo fa da quarant’anni. Nella sua macchina carica dei ‘suoi giornali’ c’è posto appena per un thermos pieno di caffè, che lo aiuta a tenerlo sveglio nelle lunghe ore di macchina. Qualche uovo sodo se gli viene fame durante il viaggio e un asciugamano che appoggia sulle gambe quando il sole cocente è alto e vuole ripararsi dalle scottature. A fargli compagnia c’è solo una radiolina portatile.
A 90 anni in Sudafrica Frans Hugo scrive, pubblica e distribuisce i giornali

A 90 anni in Sudafrica Frans Hugo scrive, pubblica e distribuisce i giornali (Credito immagine: AFP)

Chi è Francois Hugo

Ma chi è Francois Hugo? E perché fa tutto questo? Da tutti è conosciuto col nome Franse, è nato nel 1932 a Città del Capo, e dopo aver fatto per una vita intera il giornalista a Cape Town prima e in Namibia poi, dopo trent’anni di carriera ha deciso di ritirarsi in questa remota regione, precisamente a Calvinia, che conta appena 2850 anime e ‘vanta’ una densità abitativa di appena 22 individui a chilometro quadrato. Un giorno sentì bussare alla sua porta: era un editore di tre giornali locali, che oramai stanco e vecchio, gli chiese se era interessato a rilevare la sua attività. A Hugo, che ha il giornalismo nel sangue, non parve vero e disse subito di sì. Da quel preciso momento l’anziano cronista è diventato anche editore del The Messenger, fondato nel 1875, e dei più ‘recenti’ Die Noordwester e Die Oewernuus, venuti alla luce nel 1900. Mise in piedi una redazione, molto distante dall’immagine dei moderni e super accessoriati uffici delle grandi testate: la sua ha poche attrezzature a disposizione, e sono anche di una certa età. Niente a che vedere con rulli computerizzati e grafici con programmi di ultra generazione: nei suoi uffici c’è quel tanto che basta a stampare le pagine, una vecchia macchina da stampa Heidelberg e quelle per il taglio della carta, pc obsoleti con software oramai superati da decenni, datati addirittura anni ’90. Ma ad Hugo questo basta per portare avanti, con passione e dedizione, il nobile lavoro di giornalista.

In stampa

Francois Hugo è nato nel 1932 a Città del Capo: ha fatto per una vita intera il giornalista a Cape Town prima e in Namibia

Francois Hugo è nato nel 1932 a Città del Capo: ha fatto per una vita intera il giornalista a Cape Town prima e in Namibia

Stampa ogni settimana 1.300 copie e ogni giovedì, dopo aver caricato l’auto, puntuale all’1 e 30 di notte accende il motore e parte da Calvinia, che si trova a circa 500 chilometri a nord della punta più a sud dell’Africa. Fa molte soste prima di consegnare fino all’ultimo dei suoi giornali, si ferma nei negozi, fa tappa nelle case di collaboratori e corrispondenti che a loro volta li distribuiscono. Alcune copie le lascia nei minimarket dove i lettori, principalmente contadini che vivono in quei luoghi remoti e semiaridi, li acquistano pagando 8 rand, l’equivalente di 0,47 centesimi di dollaro. Hugo ha cercato di coinvolgere nella sua missione la figlia e il genero, ma alla fine si sono arresi, perché per loro era troppo faticoso. Hugo invece non si è arreso mai, e al suo fianco può contare su tre collaboratori e sulla moglie, che da anni lo sostengono. Come hanno riportato AFP e Voice of America, emittente internazionale statunitense, Hugo non si preoccupa di che fine farà il giornalismo della carta stampata: “Non lo so cosa gli accadrà, nonne ho idea. So solo una cosa – dice -. Che fino a quando ne avrò la forza io continuerò a portare le notizie nel deserto, informando tutte quelle persone che altrimenti non saprebbero quasi nulla di cosa sta avvenendo nella loro comunità”.
Il giornalista ha rilevato tre testate: realizza, pubblica e stampa le copie che consegna in auto, partendo nel cuore della notte, facendo centinaia di chilometri per informare gli agricoltori dei villaggi

Il giornalista con la moglie Maxie all'opera: giornalista ed editore, ha rilevato tre testate (Credito immagine: AFP)

Il miracolo del giovedì

Ogni giovedì onora la sua missione di giornalista, anche se oramai ha novant’anni. Passa per i villaggi sperduti che punteggiano il deserto per centinaia di chilometri, consegna le copie e poi torna a casa macinando altre centinaia di chilometri. Dal giorno dopo torna a scrivere, poi stampa, poi parte per tornare a distribuire copie ed informare tutti, soprattutto i numerosi agricoltori che vivono nella zona. Una scena che si ripete ogni settimana allo stesso modo: una volta rientrato a casa, dopo una notte di riposo, dopo essersi addormentato con la faccia stanca ma serena di chi ha fatto il proprio dovere e la propria parte, eccolo tornare a sedersi al suo posto, davanti alla sua macchina da scrivere, dove ricomincia tutto daccapo, annotando negli articoli ciò che accade, con parole disegnate dal sole dell’Africa e destinate, come tutte, a viaggiare lontano. La sua paziente missione sembra quasi ‘stonare’ con la velocità dell’era digitale in cui viviamo e a cui siamo abituati, dove tutto è a portata di internet e di clic. Ma per Hugo la carta stampata resta un buon motivo per il quale vale la pena spendere la vita, con tutte le sue forze. Lo farà fino all’ultimo dei suoi giorni, consapevole che la vita non è un film muto e va raccontata a tutti. Lo fa perché, come recita un vecchio adagio: “La stampa è l’artiglieria della libertà.” Lo fa nel deserto, che ci ricorda – per dirla con le parole di un inno liturgico - di essere “polvere, ma polvere innamorata”, come lo è lui, da sempre, del suo mestiere di cronista. Lo fa perché informare resta un diritto e un dovere, ovunque ci si trovi. E continuerà a farlo nonostante molti non lo capiscano e lo giudichino, nonostante ad alcuni sembri strano, nonostante la sua età, nonostante le minacce dell’era del web. Altri, al suo posto, non si alzerebbero dal letto, lascerebbero perdere, avrebbero rinunciato in partenza. Lui invece, il vecchio Hugo, proprio no. Lui, nonostante tutto, resiste. Forse perché, come diceva Pasolini: “T’insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece”.