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Il regime di paura, stalking e sessismo del colonnello Cati all'Accademia militare di Modena

L'ufficiale sotto accusa avrebbe costretto a continue vessazioni, umiliazioni, molestie e punizioni ingiuste i suoi sottoposti. Costringendoli anche a "lavare frequentemente i genitali dei cavalli"

di REDAZIONE -
25 gennaio 2024
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Dovremmo sentirci protette, dovremmo affidare a loro la nostra sicurezza, in casi estremi, come quelli dei conflitti armati, delle guerre o degli attentati di portata nazionale, la nostra vita. Dovrebbero essere il nostro vessillo, un orgoglio. Poi però spunta quella notizia, come quella che in questi giorni arriva dall'Accademia militare di Modena. E il mondo delle forze armate, dei militari, degli agenti di sicurezza, diventa un mondo di cui aver paura, se non di cui ci si arriva anche a vergognare. Che le caserme o le accademie dove si formano i futuri soldati o agenti delle forze di sicurezza, non siano esattamente dei luoghi immacolati dal punto di vista del rispetto (delle donne e dei più giovani in particolare) è ormai una cosa risaputa. Dal sessismo alle molestie, dal nepotismo fino a veri e propria abusi sessuali, di atteggiamenti per rivendicare la 'superiorità' del maschio macho in divisa, in certi contesti, ce ne sarebbero da riempire interi manuali.
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Il centro ippico militare dove si sarebbero verificati, tra 2019 e 2021, le molestie, le punizioni e le umiliazioni degli allievi dell'ufficiale

Spesso, però rimangono casi nascosti, taciuti per la vergogna o la pura di possibili ritorsioni o vendette. E quindi quando scoppia "il Caso", quello con la C maiuscola appunto perché emerge in tutta la sua cruda realtà, allora ecco la notizia pronta ad essere sviscerata (ma prima pubblicata, postata, condivisa perché questo richiede il mercato giornalistico oggi) nei per capire quali siano i meccanismi di fondo che si celano dietro le mura di questi luoghi.

Le vessazioni all'Accademia di Modena

Così non stupisce che sui principali mezzi d'informazione italiani, in queste ore, in primo piano ci sia una vicenda - giudiziaria, quindi siamo già ben oltre la scoperta e la denuncia dei fatti - che riguarda l'Accademia Modena. Al centro ippico modenese, i sottoposti del tenente colonnello dell'Esercito Giampaolo Cati venivano sottoposti a costanti vessazioni, costretti ad essere sempre a sua disposizione o rimproverati senza motivo. E poi atteggiamenti sessisti, con molestie continue alle soldatesse, fatte di battute a sfondo sessuale, commenti sull'aspetto fisico o racconti sulle sue esperienze. Se non bastasse, nell'inchiesta si parla anche di punizioni umilianti, come lavare frequentemente i genitali dei cavalli. Avete presente quella frase che sui social sta impazzando da un paio di giorni? sì, l'ha detta lui. Anzi l'avrebbe ordinata agli allievi e ai suoi attendenti. Non perché ce ne fosse bisogno - ci perdoneranno gli animali - ma semplicemente per il gusto di esibire il proprio potere, per umiliare l'altro, chi sta sotto di lui.
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Il tenente colonnello Giampaolo Cati

Il tenente colonnello che rischia di finire a processo

Tutte queste azioni, tutte queste parole, questi atteggiamenti, la Procura di Modena le contesta al tenente colonnello dell'Esercito Giampaolo Cati, che al termine di due anni di indagini rischia di finire a processo per stalking ai danni di quattro donne e sette uomini, violenza privata con abuso dei poteri e di autorità e minacce e ingiurie ai propri inferiori. L'ufficiale, che opera ancora all'interno dell'Accademia ma è stato trasferito ad altra mansione, è difeso dagli avvocati Guido Sola e Francesca Romana Pellegrini e nei giorni scorsi ha ricevuto un avviso di fine indagine firmato dalla pm Francesca Graziano, un atto che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. A innescare gli accertamenti sono state le denunce delle vittime e successivamente anche lo stesso comandante del centro modenese, il generale Davide Scalabrin, che ha raccolto internamente le segnalazioni. Nei suoi confronti procede anche la Procura militare di Verona. Otto delle presunte vittime, alcune delle quali nel frattempo si sono congedate, sono assistite dall'avvocato Massimo Strampelli, che aveva già seguito il caso di nonnismo denunciato all'Aeronautica di Latina, subito dall'ex allieva ufficiale Giulia Schiff.
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Giulia Schiff, l'ex pilota dell'Aeronautica Militare 

L'Esercito: "Tolleranza zero"

Mentre i difensori dicono di voler dimostrare "l'assoluta infondatezza" delle accuse rivolte all'ufficiale, l'Esercito si impegna alla "tolleranza zero nel perseguire comportamenti inaccettabili per la forza armata". In una relazione si "precisa che è stato il Comandante dell'Istituto, a seguito di segnalazioni interne, ad inviare immediatamente la comunicazione di presunto reato alla Procura Militare, a seguito della quale l'ufficiale è stato avvicendato in qualità di Capo centro ippico". L'Esercito, continua la nota "ritenendo molto gravi le ipotesi di reato al vaglio delle autorità competenti, promuoverà ogni azione consentita dalla legge per tutelare l'immagine della Forza Armata. Negli atti di accusa contro si fa riferimenti a fatti avvenuti tra il 2019 e 2021, come dispetti e ripicche nei confronti di chi non assecondava le sue pretese. Poi minacce di ritorsioni, di ostacolare la carriera, di non concedere trasferimenti e di compromettere i concorsi cui intendevano partecipare. E poi sgridate immotivate, modi maleducati, scatti di rabbia, urla, pugni e calci contro porte e arredi, comportamenti che ponevano il personale in uno stato costante di paura. I militari del centro ippico venivano contattati anche al di fuori dell'orario di lavoro, di sera o nei giorni liberi, costretti di fatto ad essere sempre a sua disposizione, vedendosi negare i permessi, anche per visite mediche, e non concessi turni di riposo. Poi c'è l'accusa di violenza privata, che riguarda la costrizione di un soldato, sotto minaccia di ritorsioni sulla carriera, ad andare al centro in giorni di ferie, obbligandolo a montare a cavallo.
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Cati minacciava i membri del personale dell'accademia di "distruggerli" se non avessero ubbidito a ogni suo ordine e pretesa

"Se voglio far male a una persona la distruggo"

"Tu non sai di cosa sono capace - avrebbe detto l'indagato ad una vittima - io se voglio una persona la faccio impazzire fino al congedo, se voglio fare male ad una persona la distruggo attaccandomi al collo senza dargli respiro, non la lascio più fin quando non l'ho distrutto. Sarei capace di inventarmi qualsiasi cosa sul suo conto anche personale pur di distruggere lui e la sua famiglia". Frasi a cui erano costretti a rispondere con un "Sissignore", magari ad occhi bassi, per nascondere la vergogna, l'umiliazione, il dolore. Frasi aberranti, che potrebbero aver causato danni psicologici a chi se l'è sentite ripetere per anni, fino all'esasperazione, fino a dire basta, arrendendosi (e congedandosi) o invece sfogandosi, a proprio rischio e pericolo, con altri superiori. Denunciando. I legali della difesa sottolineano come da parte di Giampaolo Cati non vi sia mai stato alcun abuso di potere: "Operava in contesto per sua natura gerarchico, con conseguente, quotidiano, controllo da parte degli ufficiali superiori". "Forte anche dei tantissimi messaggi di affetto pervenuti in queste ore anche da parte di ex allievi e di soldati, l'ufficiale è sereno - aggiungono -, nutre piena fiducia nella magistratura e attende di poter dimostrare l'assoluta infondatezza delle accuse nelle competenti sedi". Questa volta, però, Cati rischia di sentirsi dire un corale, sonoro - e forse meritato - "No, signore, non ubbidisco più".