La preside del liceo Montale 'assolta' dall'ispezione. Sabrina Quaresima: "Fine di un'angoscia"

di MARIANNA GRAZI -
21 aprile 2022
Liceo Montale: nessuna violazione al codice disciplinare

Liceo Montale: nessuna violazione al codice disciplinare

Un sospiro di sollievo e poi un grosso, enorme respiro per ripartire. La preside del Liceo Montale di Roma torna al suo posto, ma le cose, inevitabilmente, non sono più come prima. Non sono più le stesse dopo le polemiche che l'hanno travolta per una presunta relazione con uno studente 19enne. E non basta che l'Ufficio scolastico regionale del Lazio, dopo un'ispezione, abbia stabilito che nell'istituto romano "non c'è stata nessuna violazione del codice disciplinare" e che dunque non scatterà nessun provvedimento nei confronti della dirigente. No, non basta. Perché l'enorme clamore mediatico - per non dire gogna, che sarebbe ancor più appropriato - suscitato dalla vicenda ancora in fase di indagine, alimentato dalle dichiarazioni pubbliche del ragazzo di voler mettere fine alla presunta liaison con la donna, dalle chat diffuse sui principali media italiani, dalle accuse rivolte alla preside, quello sarà difficile da cancellare dal proprio 'curriculum vitae' personale.
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Le scritte sui muri della scuola rivolte alla dirigente: "La laurea in pedagogia l’hai presa troppo seriamente" e "Il tuo silenzio parla per te"

La fine dell'angoscia

Per Sabrina Quaresima la decisione dell'Urs "è la fine di un'angoscia mai provata. Sono stata processata senza appello da un tribunale mediatico senza morale né scrupoli - commenta all'esito della verifica -. Auspico che la mia vicenda sia di esempio: non bisogna mai cedere davanti alla diffamazione, alla prepotenza e alla crudeltà". Ora torna a sedere nel suo ufficio della dirigenza al liceo romano e annuncia che chiederà "conto di accertare tutte le responsabilità civili e penali del mio caso". Perché non può dimenticare quello che ha vissuto in queste settimane. Nemmeno il peso di subire l'ispezione stessa, che, aveva raccontato in un'intervista a Porta a Porta, era durata circa 10 ore e mezza, "Un interrogatorio che mi ha provato molto". Il suo nome rimbalzato sui quotidiani, sui tg, sul web, alla mercé della platea mediatica che non le ha perdonato nulla, soprattutto quello che non ha mai commesso. Quello del giovane protetto, nascosto anche se maggiorenne: come dovrebbe accadere in simili casi ma a tutela di entrambi gli interessati. Invece non è accaduto, tanto che a difesa della donna è dovuto intervenire il Garante della privacy. La donna ha sempre ripetuto la sua completa innocenza, negando qualsiasi coinvolgimento e affermando con forza che con lo studente c’era solo un rapporto di amicizia e collaborazione.
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Sabrina Quaresima, dirigente al liceo Montale di Roma, accusata di aver avuto una relazione sentimentale con un alunno dell'ultimo anno e 'assolta' dall'ispezione dell'Urs

All'esito delle verifiche svolte nei giorni scorsi, infatti, emerge chiara la verità, finalmente: "L’ispezione, ora terminata – scrive nero su bianco l’Urs in una nota – non ha accertato violazioni del codice disciplinare, per cui questo Ufficio non avvierà procedimenti né adotterà provvedimenti disciplinari". Fine della storia, si spengano i roghi appiccati contro la 'strega' innocente. E si sparga invece la cenere della vergogna su chi non ha avuto alcuno scrupolo a puntare il dito.

La vicenda

Stando alle ricostruzioni, uno studente di 19 anni all'ultimo anno di liceo, alcune settimane fa aveva confidato a compagni di classe e ad alcuni collaboratori della preside di avere avuto un fugace flirt con la dirigente. Una scintilla che aveva acceso un vero e proprio incendio, dentro e fuori l'istituto romano stesso: dalle scritte apparse sui muri della scuola contro la donna ('La laurea in pedagogia l'hai presa troppo seriamente'), spinto dal vento del dibattito scoppiato su queste rivelazioni, il caso era approdato velocemente sui giornali, per restarvi e bruciare per giorni. Fin dai primi momenti la preside aveva però negato tutte le accuse: "Non so cosa sia passato nella mente di questo ragazzo, non so spiegarlo. Tra noi non c'è stata mai nessuna relazione sentimentale", affermò durante la ricostruzione di quelle che disse essere "le chiacchiere iniziate a correre mentre ero a casa malata di Covid". "Ma dopo le scritte intimidatorie al liceo, 'Il Montale sa' e accanto il disegno di un occhio, ho capito che ce l'avevano con me", spiegò Quaresima, aprendo anche alla possibilità di una 'vendetta' professionale nei suoi confronti portata avanti da parte di alcuni colleghi, in particolare il vicepreside, con cui c'erano stati dei dissapori. La 49enne infatti, già educatrice al Convitto Nazionale, ha sempre sostenuto di avere trovato al Montale "un ambiente ostile" e di avere solo cercato "di introdurre alcune regole derivate dalla mia esperienza, come quella sul dress code". Dalle indiscrezioni è poi emerso che il 19enne non avrebbe mai consegnato agli ispettori le chat 'incriminanti', che invece iniziarono a circolare sulla stampa e con un tenore che, altri alunni, precisarono di non ricordare tale. “Io vengo da un’esperienza come educatrice al Convitto nazionale dove ero abituata a un’interazione più vicina, più tranquilla. Ora mi rammarico di non essere stata più cauta. Ma nei messaggi non c’era nessuna forma di privilegio nei confronti di questo ragazzo. Non pensavo assolutamente ci fosse qualcosa di equivoco o di strano”, aveva  precisato la preside in un’intervista al Corriere della Sera.

Il liceo Eugenio Montale di Roma dove si è consumata la vicenda della preside accusata di avere una relazione con uno studente (ANSA)

Ma sono bastate quelle poche frasi su WhatsApp, circolate senza alcun controllo, a far diventare un piccolo incendio qualcosa di più, un vero rogo mediatico senza freni, una "una feroce caccia alle streghe", aveva dichiarato il legale di Sabrina Quaresima Alessandro Tommasetti parlando di “lapidazione” nei confronti della sua assistita. "Una gogna pubblica dove le parole hanno sostituto le pietre utilizzate in alcuni Paesi contro le donne". In effetti era stato necessario persino l'intervento del garante per la protezione dei dati personali, che aveva imposto ai media di limitare la diffusione dei messaggi, ricordando come “il diritto di cronaca deve tutelare dignità, diritti e libertà fondamentali della persona. Un principio, richiamato anche nelle regole deontologiche, da interpretare con particolare rigore in riferimento a informazioni relative alla sfera sessuale”. Perché quegli articoli, dati in pasto ad un pubblico affamato di scandali, non aggiungevano nulla al diritto di cronaca, se non altra carne: quella della donna. L’avvocato Tommasetti, infatti, nel lamentare la mancata professionalità dei giornalisti nel diffondere nome, cognome, professione e altri dettagli della sua assistita, ancora dopo la sua 'assoluzione' ha dato conferma che "ora denunciamo i quotidiani per diffamazione a mezzo stampa". Intanto il giovane continua a frequentare, giustamente, la scuola, l'ultimo anno di liceo. E lei, la dirigente, è tornata nel suo ufficio a svolgere il suo lavoro. Fuori dalle aule, dagli uffici, il clamore andrà a spegnersi, come un fuoco che, dopo aver distrutto il terreno - si legga la vita di una donna - lascia dietro di sé solo la cenere del ricordo.