Percorso a ostacoli per gli studenti universitari tra alloggi fatiscenti, letti da condividere e affitti altissimi

Tre città universitarie diverse, situazioni simili: Firenze, Siena e Milano sono sempre meno vivibili per gli studenti. Cercare casa è diventato un vero e proprio incubo

di ELEONORA ROSI -
21 settembre 2023
Studenti universitari e il nodoaffitti

Studenti universitari e il nodoaffitti

Povera Università, ricomincia il Monopoly delle stanze in affitto. La scuola, l’università e la sanità pubbliche, sono alcuni dei grandi vanti che l’Italia porta nel mondo. Sono gli argomenti che sfoggiamo durante un confronto con persone di altri paesi, se non fosse che non sempre funzionano. Inutile far finta di niente. Se qualcuno si era illuso che l’estate sarebbe bastata, da sola, a metter fine alla protesta delle tende, gli universitari italiani hanno già mostrato chiaramente che non è così: non smetteranno di protestare finché non otterranno soluzioni, perché i problemi sono tanti. Da Ateneo ad Ateneo e da regione a regione, gli studi universitari sono sempre meno accessibili e il trasferimento in un’altra città, una volta parte integrante della gioia dell’esperienza universitaria, sembra esser diventato una specie di Monopoly poco divertente, che blocca gli studenti come pedine per mesi prima che riescano a trovare una sistemazione.
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Un momento della manifestazione di protesta all'esterno dell'Università di Padova, 10 Maggio 2023. ANSA

"Pagavo 350 euro al mese per condividere il letto con una sconosciuta"

"Sto iniziando il secondo anno all’Università per Stranieri di Siena, sono borsista e già l’anno scorso ho fatto richiesta per l’alloggio – racconta Giulia Vizziello -. Purtroppo, vista la chiusura di molte residenze per via dei lavori, è passato un anno prima di ottenere il posto; quindi, mi sono ritrovata in una situazione difficile, a dover cercare casa all’ultimo minuto. Vengo dalla Basilicata e l’ultima spiaggia per rimanere a studiare in città, dopo aver soggiornato in un motel, è stata andare in affitto a nero per circa un mese, il tempo necessario per trovare qualcuno che mi facesse un contratto regolare. Pagavo 350 euro al mese per una doppia con un letto matrimoniale che dovevo condividere con un’altra ragazza, che pagava a sua volta 350 euro, è evidente che la proprietaria si sia approfittata della nostra condizione di necessità". "Sono riuscita a trovare un’altra sistemazione, ad un prezzo leggermente inferiore (310 euro) e non ben tenuta, ma ho scelto di andare perché sennò sarei stata costretta a tornare in Basilicata e perdere le lezioni (quindi con il rischio di non dare esami e perdere la borsa di studio) – continua Giulia. Una casa per cinque con muri sporchi, elettrodomestici che non funzionano, materassi malandati, porte cigolanti e soprattutto il riscaldamento mal funzionante, e per cui pagavo bollette altissime. Oggi, dopo un anno di tribolazioni, sono finalmente riuscita ad avere un posto in residenza".

Tanti fuorisede, pochi posti nelle residenze. Il report

La storia di Giulia Vizziello è quella di tante altre ragazze e ragazzi che come lei, hanno diritto ad un posto alloggio che esiste, ma solo sulla carta. A dare una fotografia della situazione è il report sul sistema della formazione superiore e della ricerca 2023 dell’Anvur che registra come, ad esempio, in Toscana su 35.457 studenti fuorisede le residenze universitarie offrano solo 3.426 posti.
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Rapporto sul sistema della formazione superiore e ricerca 2023 di Anvur

Un rapporto praticamente di 1 a 10. Una situazione invidiabile rispetto a quella di regioni come l’Abruzzo o l’Umbria ma che ha comunque delle forti conseguenze nella vita di migliaia di studenti. Sbagliato pensare che i problemi siano esclusivi dei borsisti. Non riguardano infatti solo i posti letto messi a disposizione dalle residenze pubbliche o private, ma l’intero mercato immobiliare destinato agli studenti, che risente dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi dato in molte città dal boom del mercato degli affitti brevi.

Un bilocale per quattro

"Ho iniziato la triennale durante la pandemia, quindi inizialmente ho seguito le lezioni in smart working – spiega un’altra studentessa, Giulia Arena, che ha studiato a Milano -. Quando sono iniziate le lezioni in presenza è stato un calvario, vivo in Piemonte e andavo praticamente ogni giorno a Milano a vedere le case, ma mi hanno proposto situazioni illegali, senza contratto, senza riscaldamento e con prezzi assurdi. Alla fine, ho trovato un bilocale, in cui vivevamo in quattro, con un bagno senza bidet e per cui pagavo 350 euro al mese più le spese, con cui arrivavo anche a 450, ma era comunque una sistemazione economica rispetto alla media. Ero in una doppia ed è stato stressante, perché dovevo sempre andare fuori a studiare".

L’incubo della ricerca della casa per l'università

L’esperienza di cercare casa, al posto di essere l’entusiasmante prefazione degli anni di vita universitaria, finisce per costituire un enorme scoglio da superare, e quindi per generare ansia e insoddisfazione nei ragazzi, prima ancora di dare il primo esame. "Ogni volta che ho cercato casa ho dovuto affrontare una selezione anche fra altre 50 persone – spiega sempre Giulia Arena -. La ricerca della casa diventa un incubo, e anche le residenze messe a disposizione dalle università non sono abbastanza. Un giorno a lezione una mia collega stava scrivendo una mail per informare che si era svegliata di notte in residenza con i topi in stanza ed era dovuta andare all’ospedale. Quindi non oso immaginare la situazione delle residenze".

Parigi più accessibile di Milano

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Milano e lo scoglio del caro affitti

Una volta laureata, ha deciso di continuare gli studi all’estero, a Parigi, riuscendo, paradossalmente, a risparmiare: "A Parigi le università sono praticamente gratuite, ho fatto fatica a cercare casa ma alla fine ho trovato un’ottima soluzione ad un prezzo conveniente. Nelle università parigine vengono offerti molti servizi e aiuti agli studenti: spesa gratuita, assorbenti femminili, mutande, spazzolini, cose impensabili a Milano. Un peccato perché Milano mi è piaciuta ma non era vivibile per me, anche andarci giornalmente con i trasporti (abitavo ad un’ora di distanza) era stressante, visti i continui ritardi e non conveniente, visti i prezzi astronomici degli abbonamenti". Insomma, la cara e vecchia fuga di cervelli continua inesorabile.

La situazione dei borsisti

Il mondo delle residenze e quello degli affitti non sono separati, ma comunicano, specialmente in Toscana, dove il Dsu (l’ente per il diritto allo studio toscano) ha dato il via ad un massiccio piano di restaurazione delle residenze pubbliche, togliendo temporaneamente molti dei posti a disposizione degli studenti, che quindi devono trovare sistemazioni, anche temporanee, mentre godono del ‘contributo affitto’. "Sono stato borsista il mio primo anno nel 2020, poi ho dovuto sospendere la borsa di studio per un cambio di corso di laurea e ho fatto nuovamente richiesta nel 2022, in entrambi i casi ho richiesto l’alloggio" racconta Rocco Terramoccia, studente dell’Università di Firenze.
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Studenti universitari alle prese con il rebus affitti (foto Ravaglia)

"Il primo anno sono entrato subito con il posto, perché le matricole hanno la precedenza in graduatoria (si va in base all’Isee e all’anno accademico). Io sono stato fortunato perché il primo anno l’ho fatto alla residenza Calamandrei, che è la migliore ed era vicina alla mia facoltà. Il secondo anno ho cambiato corso di studio e, dato che non sarei mai riuscito a totalizzare gli 80 crediti richiesti per mantenere la borsa, l’ho sospesa. Ho rinunciato perché accettando e non totalizzando i crediti avrei perso il diritto ad avere la borsa di studio per il terzo e quarto anno". Quello della totalizzazione dei crediti è uno dei problemi con cui chi richiede la borsa di studio deve fare i conti, perché chi non totalizza i crediti minimi previsti per il primo anno di studio deve ridare il valore monetario di tutti i servizi che ha ricevuto, ma non è certo l’unico problema o il principale.

Contributo affitto minimo rispetto ai costi delle stanze

"Quando ho potuto fare di nuovo richiesta per la borsa, il Dsu ha presentato un piano di ristrutturazione per le residenze togliendo molti posti agli studenti – spiega Rocco -. Quindi io non sono mai stato chiamato, e ho ricevuto da settembre a luglio 2023 il contributo affitto di 250 euro al mese. Sono stato abbastanza fortunato perché ho trovato una sistemazione a 315 euro al mese con contratto regolare (senza contratto il contributo affitto viene negato). La casa, per quanto fosse al piano -1, era stranamente vivibile rispetto a tante altre che ho visto. Ora ho ottenuto un alloggio in una residenza a Sesto Fiorentino, in camera doppia. Lo stabile non è dei migliori ed è lontano dal centro, per raggiungere l’università devo usare i mezzi". Se possiamo dire che l’Università italiana è di media più accessibile di quelle di tanti altri paesi, sta comunque diventando sempre più elitaria. Per trasferirsi in una nuova città gli studenti devono superare una quantità innumerevole di ostacoli, siano o meno borsisti, devono vivere in contesti degradati e farsi andar bene standard che normalmente rifiuterebbero. Tutto questo non a costo zero, ma con costi talvolta molto alti che gravano sulle famiglie. Sarebbe un fallimento se le università italiane perdessero quel carattere di luogo di incontro e ascensore sociale che dovrebbe essere proprio, e non secondario, della loro funzione.