Lavoro autonomo o dipendente? In Italia, troppe partite IVA sotto mentite spoglie, ma pochi diritti e tutele

Giulia Tagliaferri, segretaria di Nidil - CGIL Firenze, ha raccontato la storia di un Paese ancora alle prese con distorsioni, precarietà, sfruttamento e anestetizzanti ricatti quotidiani

di MARGHERITA AMBROGETTI DAMIANI -
1 maggio 2024

Primo maggio, festa delle lavoratrici e dei lavoratori. Sì, ma quali? A fare una statistica, in questa giornata di festa, in moltissime e moltissimi tra lavoratrici e lavoratori autonomi staranno leggendo questo articolo tra una mansione da svolgere e l'altra, intenti come sono a centellinare il loro tempo libero a favore di un lavoro che sta sempre più diventando una dipendenza. Eppure, quello che oggi rientra sotto la categoria di workaholism (dipendenza dal lavoro), fino a qualche tempo fa era considerato un privilegio. Liberi professionisti e partite IVA erano i veri padroni del proprio tempo e avevano la possibilità di poter contare su entrate decisamente più alte rispetto a quelle di un dipendente. Oggi, la faccenda appare quasi ribaltata: non è raro imbattersi in autonomi che si sentono vulnerabili, incerti sul futuro, inseriti in un contesto sociale da cui non si sentono accolti e tutelati. A essere tornato di gran moda è il posto fisso , con tutti i pro –  e i contro – che comporta.

Di tutto questo ne abbiamo parlato con Giulia Tagliaferri , segretaria di Nidil - CGIL Firenze , la categoria sindacale che rappresenta e tutela le lavoratrici ei lavoratori atipici (somministrati, collaboratori, autonomi, disoccupati).

Giulia Tagliaferri, segretaria di Nidil - CGIL Firenze
Giulia Tagliaferri, segretaria di Nidil - CGIL Firenze

“Intraprendere la strada del lavoro indipendente - ha spiegato Tagliaferri - è ancora oggi una scelta ponderata e legata alla volontà di svolgere una specifica professione. Penso ad esempio ad avvocate/i, psicologhe/i, architette/i. Tuttavia, anche nell'esercizio di queste professioni si cela spesso l'utilizzo del lavoro autonomo non genuinamente tale.

Non è affatto raro trovare in uno studio di avvocati o di architetti lavoratori autonomi che svolgono il proprio lavoro con tutte le caratteristiche di un lavoro dipendente, essendo presente un datore di lavoro che esercita un potere direttivo e disciplinare o organizza totalmente le modalità di esercizio del lavoro. In questi casi - ha spiegato Tagliaferri - il lavoratore che viene costretto ad esercitare con la partita IVA è di fatto vittima di un sistema che vuole scaricare su di lei/lui tutti gli oneri contributivi e fiscali, oltre al rischio di impresa. Un modo per le aziende di contenere i costi.”

Una fotografia, quella di Tagliaferri, che evidenza luci e ombre del lavoro autonomo che, talvolta, rischia di non esserlo affatto e che genera frustrazione e paure legate all'imposizione di un'indipendenza lavorativa vissuta come una privazione di tutela e una precarietà pressoché senza via d'uscita.

Giulia Tagliaferri, segretaria di Nidil - CGIL Firenze
Giulia Tagliaferri, segretaria di Nidil - CGIL Firenze

Alla luce di una premessa quanto mai d'obbligo nell'Italia del 2024, Tagliaferri si è concentrata sui vantaggi e sugli svantaggi del lavoro autonomo.

“In termini previdenziali, bisogna specificare che c'è una sostanziale differenza tra professionisti iscritti agli ordini professionali e professionisti non ordinistici (iscritti alla gestione separata INPS). La differenza - ha spiegato la segretaria - è legata al fatto che ogni ordine ha regole e tutele proprie in termini di versamenti contributivi e prestazioni collegate, diverse rispetto a quelle previste dalla gestione separata INPS. Sul fronte della gestione separata INPS, è bene chiarire che non ci sono particolari vantaggi rispetto al lavoro dipendente. Anzi, a ben vedere sono da evidenziare alcuni limiti rispetto alla possibilità di poter contare su una pensione decorosa.”

Il nodo delle pensioni

Un tema, quello delle pensioni per le lavoratrici ei lavoratori autonomi non iscritti agli ordini, su cui Nidil - CGIL si batte da tempo affinché si possa giungere a pensioni simili a quelle dei lavoratori dipendenti, prevedendo una contribuzione figurativa nei periodi di fruizione delle indennità INPS e una pensione contributiva di garanzia per allineare i minimi INPS quando non sono sufficienti per l'accredito di un anno pieno di contributi. Utile per Nidil-CGIL sarebbe anche la strada della previsione di uno strumento negoziato di previdenza complementare.

Indennità e contributi

“Nel 2017 - ha aggiunto Tagliaferri - il Jobs Act ha inserito degli elementi di tutela al lavoro autonomo che, però, oggi non possono essere considerati al pari di quelli previsti per il lavoro dipendente. La gestione separata, ad esempio, prevede un'aliquota di copertura di maternità, malattia, DIS-COLL e ISCRO che hanno coperture inferiori rispetto a quelle di un lavoratore dipendente perché vengono calcolate generalmente sul reddito dichiarato e sono influenzate da periodi di permesso del lavoro e di reddito e dal periodo in cui la partita IVA è stata avviata. Qualora la partita IVA fosse giovane, ad esempio, non sarebbero presenti i requisiti minimi relativi al versamento dei contributi previdenziali. Emblema ne sono l' indennità di maternità e quella di malattia : sono accessibili solo se si è versato almeno un mese di contributi negli ultimi dodici mesi.”

La continuità di reddito, pertanto, ha un impatto anche sugli ammortizzatori , mettendo a rischio la stabilità di autonome e autonomi a partire dalla fruizione di DIS-COLL (disoccupazione per i liberi professionisti iscritti alla gestione separata che viene calcolata sulla media dei redditi percepiti) e ISCRO (misura nata per sopperire ai periodi di calo di reddito, può essere richiesta da titolari di partita IVA da almeno tre anni che nell'anno precedente alla presentazione della domanda hanno prodotto un reddito da lavoro autonomo inferiore al 70% della media dei redditi conseguiti nei due anni precedenti e che nell'anno precedente hanno dichiarato un reddito non superiore a dodicimila euro).

Giovani e donne

Un aspetto su cui la segretaria Nidil - CGIL Firenze si è soffermata è quello relativo ai giovani e alle donne.

“Molti giovani oggi si trovano ad aprire la partita IVA per entrare nel mondo del lavoro, ma non sempre lo fanno per libera scelta. In crescita anche le donne che intraprendono questa strada. Spesso, la decisione delle donne è legata alla necessità di tenere insieme lavoro e famiglia . Scelta che, talvolta, solo in teoria va in questa direzione.”

La testimonianza sul campo di Tagliaferri racconta le storie di giovani e donne che, sempre di più, dopo un periodo di collaborazione occasionale con il proprio datore di lavoro, avendo superato la soglia di cinquemila euro di retribuzione, si trovano costretti e costrette a iscriversi alla gestione separata per poter continuare a svolgere il proprio lavoro pienamente assimilabile a un rapporto dipendente. “Giovani e donne autonomi e autonome - ha specificato Tagliaferri - sono poi i più discriminati: il gap economico tra uomini e donne è ancora rilevante, se si è giovani diventa ancora più evidente. Inutile dire che la combinazione tra giovani e donne sta rischiando di divenire esplosiva.”

Per comprendere meglio il quadro nel suo complesso, Tagliaferri ci accompagna in una riflessione su più larga scala. “Nell'ultimo periodo - ha spiegato - si è palesato uno stravolgimento generale del mercato del lavoro. L'arretramento complessivo nell'esigibilità dei propri diritti ha generato una maggiore ricattabilità del lavoratore. Un trend che vede la sua origine sul finire degli anni Novanta, quando si è iniziato a pensare che la crescita economica andasse di pari passo con la flessibilità del lavoro. Non a caso, nel 2003 la legge Biagi ha introdotto le prime forme moderne di precariato istituzionalizzato con l'introduzione di contratti part-time, COCOPRO , della somministrazione di lavoro e del lavoro intermittente. Negli anni successivi, la precarietà è stata pienamente istituzionalizzata dalle varie riforme del mercato del lavoro, tra Jobs Act e misure dell'attuale governo.”

Digitale e nuovi lavori

Riflettori accesi da parte di Tagliaferri anche sui nuovi lavori. “Le piattaforme digitali rappresentano un pericolo. Oltre a mettere in discussione l'intero mondo del lavoro, a partire dalla lasciata dei posti, le nuove tecnologie appaiono insidiose anche in relazione alla natura dei rapporti di lavoro e alla qualità dello stesso. Basti pensare alla questione del food delivery che null'altro è se non il vecchio “lavoro a cottimo”. Più in generale, online non è raro imbattersi in escamotage contrattuali che ribaltano sul lavoratore tutti gli oneri contributivi e fiscali attraverso falso lavoro autonomo allo scopo di massimizzare i profitti. Una dinamica da attendere rapidamente.”

Posto fisso o no?

Alla domanda “meglio il posto fisso o la partita IVA?” Tagliaferri risponde con i numeri. “Stando ai dati ISTAT, i contratti a termine rispetto agli anni Novanta sono più che raddoppiati. Nel 2022 si è oltrepassata la quota di tre milioni. Inoltre, il 96% dei contratti a scadenza non supera i sei mesi. Nello stesso periodo, secondo i dati della gestione separata INPS, sono diminuiti gli imprenditori con dipendenti, ma sono aumentati i liberi professionisti sia ordinistici che non ordinistici (+48% dal 2015 al 2022). Tuttavia, un libero professionista su due nel 2022 ha guadagnato meno di diecimila euro lordi in un anno e solo uno su dieci ha superato quota venticinque mila euro in un anno, con tutto ciò che queste cifre comportano in termini di pensione e sopravvivenza quotidiana.

In aumento anche il part-time involontario, pari al 18%. Nel Paese, i lavoratori standard (subordinati o imprenditori con dipendenti) sono meno del 60%. Nonostante, poi, la crescita del numero di laureati e laureati, l'assorbimento da parte del mercato del lavoro non accenna ad andare verso il segno più. Nel complesso, la percentuale di lavoro vulnerabile è, però, minore tra le persone più istruite. Alcuni settori sono indubbiamente ancora molto fragili. Penso alla ristorazione, ma anche all'agricoltura e ai servizi alle famiglie. Ambiti in cui è maggiore la presenza di lavoro irregolare e non standard.”

Una cosa è certa: in Italia, la strada da fare per lavoratrici e lavoratori è ancora moltissima. Le autonome e gli autonomi vivono un presente in bilico e hanno all'orizzonte un futuro incerto. Una dinamica strutturale che non risulta essere in grado di offrire un compenso e una pensione dignitosi. La stabilità lavorativa continua a essere un sogno contemporaneo anche per i giovani. Indubbiamente, serve puntare su nuovi modelli lavorativi attraverso cui permettere loro di gestire al meglio il tempo di vita e quello di lavoro. Al centro di ogni ragionamento, oltre alla continuità lavorativa e quella salariale, deve essere posto, anche oggi, il grande tema dei diritti e delle tutele, anche per chi sceglie la strada del lavoro autonomo, stando alla larga distorsioni, precarietà e lavoro povero.

L'interrogativo sempre lo stesso: “Come può uno scoglio arginare il mare?”.