Cosa c'è dietro gli sbarchi e la fuga? “Apnea” racconta ciò che non sappiamo

Un documentario sulle storie di 14 ragazzi e ragazze provenienti dall'Africa. Elena Poggioni “La narrazione mediatica del fenomeno migratorio ci mostra solo l'ultimo tassello”

di DOMENICO GUARINO
29 maggio 2024

"Apnea" il documentario diretto da Stefano Poggioni, Claudia Cataldi e Elena Poggioni

Cosa c'è dietro i volti dei migranti che popolano le nostre città? Quali storie, quali travagli, quali desideri, aspettative, vicende, li hanno portati ad intraprendere quel viaggio, spesso molto lungo e difficile, che li ha condotti fino da noi? Sono queste le domande cui tenta di dare una risposta 'Apnea' , un documentario che racconta le storie di quattordici ragazzi e ragazze provenienti dall'Africa , ospiti del progetto SAI del Comune di San Casciano in Val di Pesa e che offre una testimonianza autentica dei rischi e delle sfide affrontate nel viaggio attraverso il Mediterraneo verso l'Italia, mettendo in luce la drammatica realtà che spinge questi giovani a cercare una vita migliore lontano dalle loro terre d'origine.

Il film è diretto da Stefano Poggioni, Claudia Cataldi e Elena Poggioni, con le animazioni del disegnatore spoletino Pietro Elisei e con le musiche di Giovanni Magaglio . E' stato realizzato con il patrocinio del Comune di San Casciano in Val di Pesa e in collaborazione con il Progetto SAI, il documentario e ha già ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio come miglior documentario al The Pigeon International Film Festival, al Siffa Award , al Ponza Film Festival, al Madonie Film Festival , il Premio del pubblico all' Asti Film Festival e una Menzione speciale della giuria al Catania Film Festival.

Abbiamo chiesto ad Elena Poggioni di parlare dell'idea di come si è sviluppata e di come abbia cambiato la loro stessa prospettiva rispetto al fenomeno migratorio.

"Apnea" il documentario diretto da Stefano Poggioni, Claudia Cataldi e Elena Poggioni
"Apnea" il documentario diretto da Stefano Poggioni, Claudia Cataldi e Elena Poggioni

Da dove nasce l'idea del documentario?

“L'idea nasce quasi per caso nel senso che siamo entrati in contatto con la storia di Bakri che è uno dei protagonisti e ci siamo resi subito conto del fatto che tutto quello che sappiamo del fenomeno migratorio in Italia è veramente poca cosa . Parliamo quasi esclusivamente di numeri dimenticandoci del fatto che dietro quelle cifre ci sono delle storie e delle persone in carne ed ossa. Quindi con questa prima intervista che abbiamo fatto con lui ci siamo resi conto che dietro ogni migrante c'è un mondo e che il loro viaggio non comincia con la traversata del Mediterraneo ma parte da molto lontano, dal momento cioè in cui decidono di lasciare il proprio paese, la propria casa, la propria famiglia di origine, e di intraprendere questo viaggio, lungo, pieno di difficoltà, costellato anche di episodi drammatici. La traversata in mare, che è il fulcro di tutta la narrazione mediatica sui migranti, in realtà dunque solo l' ultimo tassello , solo la punta dell'iceberg. E allora dopo questa prima intervista abbiamo deciso di approfondire e di cercare altre storie. E così è nato il documentario”.

All'inizio vi siete affidati al crowdfunding, perché?

"Il crowdfunding è stato l'inizio che ci ha permesso di avere le prime risorse necessarie per iniziare a realizzare il nostro progetto, perché in Italia trovare risorse per un progetto di cinema indipendente non è mai semplice . Di lì la scelta di affidarci a questo strumento Il CF ci ha permesso di avere delle risorse iniziali, cui abbiamo aggiunto poi delle risorse personali per arrivare in fondo, cui si sono infine aggiunti gli aiuti di vari altri attori che lavorano sulla tematica, associazioni gruppi, in particolare la SAI di San. Casciano”.

"Apnea" il documentario diretto da Stefano Poggioni, Claudia Cataldi e Elena Poggioni
"Apnea" il documentario diretto da Stefano Poggioni, Claudia Cataldi e Elena Poggioni

Il film si arricchisce anche di una parte grafica e di musiche molto suggestive. Come nasce questa scelta?

“Il documentario ha uno stile, cinematograficamente parlando. essenziale, basato sulle interviste su sfondo nero , che enfatizzano l'espressività dei volti dei migranti. A questo abbiamo aggiunto le animazioni del disegnatore spoletino Pietro Elisei e le musiche di Giovanni Magaglio che hanno delle caratteristiche peculiari e sono essenziali nella scelta stilistica complessiva. Pietro ha fatto tutto lavorando con metodo tradizionale, ovvero ha disegnato migliaia di tavole che poi vanno a comporre le animazioni. Mentre per le musiche Giovanni ha costruito la colonna sonora a partire quasi completamente dalla voce umana”.

Il racconto di un viaggio è esso stesso un viaggio nel racconto: in cosa vi ha cambiato questo progetto?

“Il nostro viaggio è partito da una curiosità iniziale e ci ha portato ad una consapevolezza diversa del fenomeno migratorio, permettendoci di entrare in contatto con delle storie che non immaginavamo. Approfondire le vicende dei nostri protagonisti attraverso il loro racconto ha cambiato il nostro modo di vedere , ci ha cambiato la mente, la prospettiva”.