
Gisell* al Carcano di Milano
Milano – Una Giselle davvero alternativa, clamorosa, arriva al Teatro Carcano il 5 e 6 aprile, con un racconto diverso da quello usuale alla Scala, nella versione drammatica classica; o anche in quella moderna dello svedese Mats Ek, che vide in scena Roberto Bolle pentito e nudo; ma pure da quella al nero, senza perdono, della sudafricana Dada Masilo. Stavolta è “Gisell*“ con la schwa, protagonista della versione del napoletano-tedesco, per formazione e carriera, Nyko Piscopo per il gruppo Cornelia, eccellenti performer accademico-contemporanei in bianco su scena candida essenziale di portali e ventagli, musiche originali di Luca Canciello. Piscopo, classe 1986, carriera di ballerino classico-moderno, già promettente giovane talento coreografico noto per aver messo mano a cigni, belle addormentate e schiaccianoci non canonici, ha “covato” a lungo questa creazione decisamente di svolta.
Dove nasce l’idea di “Gisell*”?
“Dal mio retroterra di ballerino classico, dal mio rispetto per la tradizione, per cui guardo avanti restando legato alle radici; anche come napoletano, con mamma del rione Sanità, emigrato lontano per la danza”.
Sempre una storia d’amore e morte, riscritta per la nostra epoca “fluida”?
“Il progetto è nato lentamente, in più tappe, e con una residenza presso Aterballetto, guardando al nostro vissuto sul tema dell’amore adesso; la schwa del titolo lancia un po’ una provocazione sulla fluidità. Certo è anche una storia di morte, del gelo di morte, come nell’originale. Amore e morte stanno sempre l’uno nell’altra, in ogni epoca”.
Dove trova il gusto di un nuovo racconto da radici antiche?
“Mi piace la storia del teatro, da quello del passato, come “Robert le diable“ con il balletto delle monache, le proto-Willi vendicative di “Giselle“, a quello moderno di “Pinter Party“, dove lavorato ai movimenti scenici per il grande Lino Musella”.
Le Willi in “Gisell*” sono signore diversamente giovani in video. Perché?
“Inizialmente l’età matura indicava l’esperienza e la saggezza, ma poi è diventata una dimensione senza tempo, senza fine”.
La musica cita quella immortale di Adolphe Adam?
“No: da ex ballerino pensavo di usare Adam, ma il mio musicista mi ha convinto, nuova musica per una nuova coreografia”.
Nessuna paura rispetto alla ricezione del pubblico?
“Si ha sempre paura del pubblico, ma ho fiducia nei miei danzatori e danzatrici, con storie diverse, tutti con la voglia di liberare la creatività senza limiti di identità, di genere, e senza l’obbligo di restare under 35”.