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Geolier e quei fischi a Sanremo: chi disprezza compra

Le polemiche per la presunta compravendita di voti e l’antimeridionalismo nel nostro Paese: ma il rap crea un pubblico di comunità e gli streaming dell’artista partenopeo, secondo a Sanremo, dimostrano quanto questa sia ampia

di DOMENICO GUARINO -
13 febbraio 2024

Premetto che, pur lavorando in radio ed ascoltando tanta musica, il Rap non è un genere che pratico con particolare frequenza. Tutt’altro. Ma si sa, è una questione di gusti: qualcosa mi piace, altre cose no. Ad esempio i Sangue Misto di Luchè mi sono sempre piaciuti molto.

Ma Geolier non sapevo proprio chi fosse, fino a pochi giorni fa, fino a Sanremo. Colpa mia, visto che muove centinaia di migliaia di fan (nel 2023 ha superato il miliardo di stream su Spotify e, al mese, tocca quota 5,8 milioni, giusto per dare qualche dato sull’accoglienza che ha tra le persone). 

Geolier a Sanremo
Geolier a Sanremo

Rap e musica napoletana: il pubblico come ‘comunità’

Ma il Rap, come la musica napoletana del resto, è un fenomeno che ha un pubblico specifico, molto fidelizzato, e molto ‘comunità’. Accadeva anche ai tempi, per dirne una, di Nino D’Angelo, che a Napoli e dintorni vendeva milioni di Lp anche quando nessuno lo conosceva a nord di Fondi. E più recentemente con il fenomeno dei neomelodici. Prima ancora con Pino Daniele, che però era anche un personaggio da classifica italiana. Come Gigi D’Alessio su un altro fronte, anche musicale d’accordo, ma comunque in grado di affermarsi nelle vendite. Anzi, D’Alessio e la sua cifra artistica – chi arriva a milioni di persone ha sempre qualcosa da dire e va rispettato, a mio parere – l’ho capite frequentando una ragazza toscana, anzi pistoiese da generazioni, che letteralmente impazziva per lui.

Le polemiche contro Geolier 

Napoli vive di musica, da sempre. E vive di napoletanità: non si rimane capitale di uno dei Regni più importanti d'Europa per secoli, senza che questo non lasci tracce identitarie nel Dna di un popolo. Non ho visto Sanremo ma mi hanno molto colpito le critiche a Geolier, accusato più o meno manifestamente di aver alterato il televoto ‘comprandosi i consensi​​​​​​’ del pubblico. Magari con i soldi del ‘reddito di cittadinanza’ (sic).

Una sorta di voto di scambio insomma, alla stregua del famoso Achille Lauro (non l’omonimo cantante ma il famigerato sindaco presidente del SS Napoli – dal 1936 al ‘69 –) che, secondo la leggenda, consegnava una scarpa prima e un’altra dopo la verifica del voto di preferenza. Questa accusa l’ho trovata di una brutalità, e se vogliamo anche di una volgarità, inaccettabile.

Posto che i fenomeni malavitosi hanno ormai una dimensione globale e quindi qualsiasi cantante, non solo napoletano o palermitano, ma anche milanese, per dire, o torinese o valdaostano potrebbe essere favorito da una compravendita di voti; e posto che aver aperto al voto del popolo ha snaturato la competizione canora, che infatti oggi vive quasi più di social che di musica, va detto che questa accusa segna l’eterno ritorno di quel pregiudizio archetipico nei confronti del Sud: arruffone, disonesto, scansafatiche, criminale e criminogeno.

L’antimeridionalismo 

Un pregiudizio che non se n’è mai andato. Come dimostrano i cori dell’altra sera a San Siro contro i giocatori di Mazzarri. La chiamano discriminazione territoriale, per non dire razzismo. Io non so se Geolier abbia comprato o meno i voti. So che chiunque avrebbe potuto farlo, ma solo a lui viene imputato. Emanuele Palumbo come, mi spiegano, la traduzione dal francese del suo nome ricorda (traducibile con secondino o guardia carceraria), è nato e cresciuto a Secondigliano, dove il rap è un modo per emergere dal ghetto. Accade lo stesso alla Bovisa, allo Zen, alla Garbatella, e in tutti i quartieri difficili di questo Paese. Come ovunque nel mondo. Non ci stava bene, a Sanremo, Geolier? Allora non andava invitato. Una volta lì allora è giusto che se la giochi. Con favore del pubblico, se ce l’ha. Con quello della critica se ci riesce.

Ora ascolterò la sua canzone, ma al netto del valore artistico della proposta, i fischi, le accuse, gli sberleffi sanno tanto di un Paese in cui essere meridionali è ancora una stigmate. O, nella migliore delle ipotesi, un fatto folcloristico.