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Mostra Artemisia Gentileschi, gli organizzatori replicano alle polemiche: "Non c'è spettacolarizzazione dello stupro"

Costantino D'Orazio, curatore della mostra allestita a Genova, e Iole Siena, presidente di Arthemisia, commentano le polemiche nate intorno all'esposizione

di RICCARDO JANNELLO -
7 febbraio 2024
“Coraggio e passione”, la mostra su Artemisia Gentileschi in corso fino al primo aprile a Palazzo Ducale di Genova, va avanti sulle montagne russe dell’affluenza di pubblico e delle polemiche. A fronte di oltre 50mila visitatori che “l’hanno apprezzata moltissimo”, come dice Iole Siena, presidente di Arthemisia, ovvero l’importante società che l’ha organizzata, ci sono duemila firme in calce a una petizione delle associazioni Mi riconosci? e Non una di meno, attivamente schierate contro la violenza sulle donne, che pongono l‘accento sulla 'spettacolarizzazione' dello stupro subito dalla pittrice. artemisia-gentileschi-mostra-2

Le due contendenti: femministe contro la società Arthemisia

L'artista nata a Roma nel 1593 – ma di famiglia pisana – è la protagonista dell’esposizione genovese e il percorso che la racconta culmina in una sala nella quale si ricostruisce per immagini e voci la violenza sessuale subita da parte del collega Agostino Tassi e poi il processo che ne è seguito, una stanza “rosso sangue”, denunciano le attiviste guidate da Cristina Chiesura ed Eva Ferrara, che è cruda e “fuori contesto”. La petizione chiede che la stanza venga disallestita perché è solo un modo per vendere più biglietti e non rispetterebbe la verità storica su Artemisia. Di tutt’altro parere sono la società organizzatrice e il curatore, Costantino D’Orazio, apprezzato critico d’arte romano che da poco si è insediato, nel valzer dei direttori voluto dal Ministero della Cultura e dei Beni Culturali, alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia. "Il 12 gennaio – ci racconta D’Orazio – ho organizzato una visita guidata proprio con le donne che hanno sollevato le polemiche e le ringrazio della loro presenza e per avere parlato della questione sociale legata alla figura della Gentileschi. Ma sono altresì convinto che si tratti di una mostra dall’alto profilo scientifico e totalmente inclusiva”.

Il curatore D'Orazio: "Ho visitato la mostra con chi l'ha criticata"

La visita è durata tre ore nelle quali D’Orazio e la delegazione delle femministe hanno osservato assieme pannello per pannello e si sono confrontati. “Siamo usciti con una mia proposta – spiega il curatore della mostra -: ho chiesto loro di dare un contributo all’esposizione offrendo la possibilità di scrivere testi da apporre in ogni sala a disposizione del pubblico per spiegare la posizione che hanno preso. Rispetto alla mia disponibilità a tutt’oggi non ho ancora ricevuto nulla. Ripeto quanto già detto sulla mostra: si tratta di una ricostruzione storica e scientifica della questione femminile nel Seicento che viene vista con una prospettiva sociale e civica legata alla contemporaneità. Da un punto di vista emotivo, Artemisia è quella che viene rappresentata. In quanto alla eliminazione della famigerata ‘stanza dello stupro’ deve decidere l’organizzazione non io”.
 
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Iole Siena: "La sala non sarà smantellata"

“Andiamo assolutamente d’amore e d’accordo con D’Orazio – ci dice Iole Siena -, la sala non sarà smantellata perché estremamente importante in quanto fa sentire le parole pronunciate da Artemisia durante il processo e le macchie rosse che riportano idealmente al sangue non hanno nulla di offensivo, tutt’altro. Tutta la mostra è una denuncia sulla violenza contro le donne, non certo una difesa di Agostino Tassi e degli stupratori, e i visitatori me ne danno atto con commenti sempre positivi, solo le due associazioni della petizione hanno avuto da ridire. Abbiamo raccontato l’episodio come è stato a tutti gli effetti per Artemisia, una grande violenza che l’ha fatta diventare con il suo esempio, la sua denuncia, un simbolo di tutte le donne. Non abbiamo né voluto né avuto bisogno di spettacolarizzare, ma abbiamo raccontato quello che è un fatto centrale nella vita e nella creazione artistica della Gentileschi”. Un modo di raccontare “nel quale – spiega la presidente Siena – ci riconosciamo: ogni nostra mostra unisce il lato artistico alla storia del personaggio e lo facciamo con soldi privati. Una mostra fatta su una donna da donne, visto che la nostra associazione è di sole donne. Temo che chi ha firmato la petizione non abbia neppure visto l’esposizione o non ne abbia capito il senso e quindi vuole solo strumentalizzare. Chi dice che tutto ‘ruota intorno allo stupro’ non sa assolutamente nulla di Artemisia: è sciocco dire che non si deve raccontare quella parte della sua vita perché la sua stessa scelta è una lotta contro la violenza rappresentata nei suoi quadri dalle donne dipinte come eroine”.

Diverse chiavi di lettura sulla mostra dedicata ad Artemisia Gentileschi

Se queste voci femminili hanno sollevato una sorta di censura c’è chi fra le interessate visitatrici, come Denise Calamita, afferma che la stanza è “necessaria e la mostra bellissima” perché “mette di fronte a una realtà certamente cruda, ma credo che l’intento sia quello in primis di denunciare le atrocità che tutte le donne, non solo Artemisia, hanno sopportato e sopportano quando subiscono violenza, secondo dare voce al coraggio e alla capacità di una donna del ‘600 che nonostante il grande dolore ha fatto della sua vita un capolavoro. Quindi la chiave di lettura è ‘si può rinascere nonostante tutto’”. Una mostra nata per essere inclusiva che è diventata malgrado tutto divisiva e che pone una domanda assai delicata: come rappresentare la storia e che cosa tacere o evidenziare? Lo stupro subito da Artemisia Gentileschi nel 1611, quando aveva 18 anni, da parte di Agostino Tassi è stato sicuramente un atto barbaro anche per una società degradata come la Roma del Seicento, è indiscutibile. Suo malgrado è stato un momento che ha segnato la vita di Artemisia. Donna forte, coraggiosa, scaltra, a volte spietata, ma soprattutto una grande artista tuttora riconosciuta fra le maggiori del suo tempo e non solo in Italia, giustamente destinata al ricordo perenne.