Main Partner

main partnermain partnermain partner

Partner

main partner

Pino D'Angiò è ancora attuale: "In 'Ma quale idea' prendeva in giro il playboy da discoteca"

Si era ritirato 15 anni fa, per poi tornare e trovarsi di fronte a un pubblico giovane che conosce le sue canzoni a memoria: "Sono sopravvissuto al tumore, sarei un pazzo a non vivermi questa fortuna ora"

di GIOVANNI BALLERINI -
20 gennaio 2024
PINO D'ANGIÒ 3

PINO D'ANGIÒ 3

Torna alla ribalta Pino D'Angiò, che a 71 anni, nonostante diversi problemi di salute continua a fare applaudire performance dal vivo. Il vocalist di Pompei, che ha studiato medicina in Toscana, è considerato uno dei re della disco funk anni '80. Con il singolo "Ma quale idea" ha venduto 2 milioni e mezzo di copie in Italia e 12 milioni di copie nel mondo. Un bel successo fulminante per una canzone che parla di un imbrocco in discoteca da parte di un bulletto pieno di sé. Se non fosse palesemente un brano che prende in giro l’atteggiamento predatorio, da falchetto, quella sarebbe una canzone delle polemiche e invece continua a fare successo ancora oggi nel mondo. In questi anni Pino non è stato una meteora e ha continuato a fare musica, anche elettronica, di primo piano. Considerato uno dei padri del rap europeo ha creato uno standard per il funk e l'italo disco e grazie al brano «The Age of Love« è stato definito da Billboard il fondatore della musica trance. Intanto Pino D'Angiò continua a esibirsi in tour. pino d'angiò-ma-quale-idea

Com'è nata la hit

"Ero uno studente che sonicchiava benino, ma non più di tanto, la chitarra e mi piaceva inventare le cose. Fra quelle c’era questa filastrocca che si chiamava «Che idea», che cantavo quando si andava, insieme ai miei amici, in Piazza del Campo ai tempi dell’università. Poi, nello stesso mese, i New Trolls fecero una canzone con lo stesso nome e dovetti cambiare il titolo in «Ma quale idea» e il brano ha avuto grande successo, prima all’estero e poi in Italia. All’estero continuano da 40 anni a suonarla e a remixarla ancora a più non posso. Spotify, non più di un mese fa ha realizzato il riassunto di ogni cantante e nel 2023 con le mie canzoni ho avuto secondo loro 40 milioni di click per 1.600.000 ore di ascolto da 181 paesi". Se il brano fosse uscito oggi avrebbe avuto la stessa eco? "Era una canzone strafottente, politicamente scorretta. Ma non capisco perché oggi bisogna essere tutti uguali, pensare tutti alla stessa maniera. In realtà comunque il brano prende apertamente in giro un personaggio che a me stava antipatico che è il playboy da discoteca, uno che crede di essere chissà chi e se la tira da morire". pino d'angiò-ma-quale-idea

"Le mie canzoni parlano di perdenti"

Lei insomma si faceva beffe dei bulli da discoteca già negli anni ’80? "Mi sembra evidente, non a caso il ritornello ripete: «Non vedi che lei non ci sta con un super bullo, goffo come te», ma in fondo tutte le mie canzoni parlano di perdenti, me lo fece notare Nino Castelnuovo, io non ci avevo fatto caso, ma è una mia caratteristica". E’ anche uno dei primi esempi di rap all’italiana? "Sì, ma non lo sapevo. Avevo in testa in funky perché mi piaceva e lo sapevo fare con la chitarra. Ognuno sceglie le cose nelle quali si diverte e il funky era la mia forma musicale a cui applicai una filastrocca che poi divenne un successo che non riuscii più a gestire. Ne hanno fatto 19 remix da dj importanti, ma nelle discoteche ha continuato a funzionare la versione originale. Anche se è stata tradotta in tante lingue, 181 paesi sentono e vogliono sentire quella cantata da me in italiano". Con il pezzo «The Age of Love« è stato invece il fondatore della musica trance? "Così dicono, ma quando è stata inventata era solo un tentativo di fare qualcosa di diverso da quello che c’era in giro in quel momento".

Il nuovo pubblico di Pino D'Angiò

Nonostante i suoi problemi fisici continua a fare show e a cantare in discoteca "E’ la mia vita, mi ero ritirato 15 anni fa per colpa di tumori che mi affliggevano. Recentemente ho ricominciato a fare spettacolo e ho avuto la sorpresa non di trovarmi davanti un pubblico geriatrico, i fan dell’epoca, ma ragazzi dai 20 ai 30 anni che sanno le mie canzoni a memoria e vogliono cantarle insieme. Anche se mi hanno fatto tanti interventi alle corde vocali e ho un polmone solo, ora mi diverto come un matto". Ha un bel coraggio? "Se smettessi di fare questo lavoro adesso che è tornato il successo sarei un pazzo a smettere per tornarmene a casa a guardare il muro in camera da letto. Preferisco tenere duro e rimettermi in gioco. Sono fortunato perché sono ancora qui. Non credevo di vedere mio figlio che si sposava e si laureava e invece ce l’ho fatta, sono fortunato. Continuo a fare canzoni perché mi diverte". pino d'angiò-ma-quale-idea

Chi è Pino D'Angiò

Pino D'Angiò, pseudonimo di Giuseppe Chierchia, raggiunge la fama con canzoni pop negli anni ottanta. Diviene noto, come sopracitato, con il singolo «Ma quale idea«, grazie al quale raggiunge la popolarità in Italia e all'estero, in particolar modo in Spagna, dove il brano rimane al vertice della hit parade per quattordici settimane nel 1981. Premiato nel 1980 come miglior paroliere italiano, D'Angiò si afferma in 22 paesi come protagonista assoluto delle classifiche e viene proclamato miglior cantante straniero in Spagna. Partecipa al Festivalbar 1981 con la canzone «Un concerto da strapazzo«, e al Festivalbar 1982 con la canzone «Fammi un panino«. Vince la «Gondola D'Argento« alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia nel 1980. Insieme ad Andrea Mingardi, Riccardo Fogli, Gianni Morandi, Eros Ramazzotti, Mogol ed altri artisti, è uno dei fondatori della Nazionale italiana cantanti, associazione benefica che ha elargito in beneficenza oltre 40 milioni di euro dal 1981 ad oggi. È l'unico artista italiano presente nel DVD World Tribute to the Funk, edito dalla Sony Music nel 2003 quale enciclopedia universale della funky music mondiale e nel 2021, unico italiano ad averlo ricevuto, si aggiudica negli USA il Rhythm & Soul Music Awards. Compone tra il 1980 ed il 2009 canzoni per vari artisti tra cui Mina («Ma chi è quello lì»), e lavora per la RAI dove scrive e conduce per molti anni alcuni programmi radiofonici e televisivi tra i più seguiti.