Il coraggio di fuggire e il rischio di non essere accettati raccontati da Salgado

La mostra a Ravenna. “L’umanità in cammino”: “E' essenziale che le persone vedano queste foto, per capire che chiunque lasci il suo paese è un eroe, serve coraggio per sopportare di non essere accettati”

di GIOVANNI BOGANI
25 marzo 2024
Exodus, mostra di Salgado

Exodus, mostra di Salgado

Sebastião Salgado è uno dei più grandi fotografi del mondo: Wim Wenders gli ha dedicato un bellissimo film documentario, "Il sale della terra", alcuni anni fa. Ma non è solo questo: è qualcuno che, con le sue foto, fa vedere al mondo ciò che il mondo non vede. Con la sua mostra “L'umanità in cammino” , inaugurata a Ravenna e aperta fino al 2 giugno, Salgado traccia un grande racconto sull'immigrazione , sulla diversità culturale e razziale.

Sono foto in bianco e nero, sono le foto di una Apocalisse che si svolge sulla Terra. Sono foto di cieli minacciosi, fumi e fuochi all'orizzonte. Ma soprattutto, in primo piano, sguardi. Sguardi di una umanità che fugge . Stanca, stremata, con gli occhi come domande. Sono foto di moltitudini, uomini come formiche: ma sono anche foto di singoli volti, che guardano verso l'obiettivo. Che guardano noi.

Tecnicamente perfetti, emotivamente travolgenti. Ci portano in un mondo che sembra primordiale, nel quale la terra, il cielo, le rocce sembrano parte dello stesso magma di elementi, così come i treni, le strade, i vestiti. Un mondo che sembra un immenso girone infernale dantesco. Un mondo nel quale niente sembra poter proteggere l'uomo, se non lo sguardo di un suo simile.

La mostra

“Sebastião Salgado. Exodus – Umanità in cammino” è un racconto composto da 180 immagini , realizzate nel corso di anni di reportage in tutto il mondo dal fotografo brasiliano. “E' essenziale che le persone possano vedere queste foto, per comprendere l'importanza dell'integrazione dell'altro. Abbiamo bisogno di vedere, abbiamo bisogno di comprendere che chiunque lasci il suo paese è come se fosse un grande eroe, per sopportare tutto questo carico negativo, l'esporsi al non essere ammessi, al non essere accettati” dice Salgado, in un video realizzato appositamente per il Museo d'arte della città di Ravenna. “Una volta viste le foto di queste persone – prosegue Salgado – le comprendi e le accettazioni”. “Oggi più che mai sento che il genere umano è uno”, dice Salgado. “Noi abbiamo in mano la chiave del futuro dell'umanità, ma dobbiamo capire il presente. Non possiamo permetterci di guardare dall'altra parte”.

L'occhio esperto di Salgado

Sono più di trent'anni che Sebastião Salgado si interessa alle migrazioni, nel suo percorso fotografico ed esistenziale. Ha percorso tutti i continenti, ha visitato e campi profughi in tutto il mondo, ha testimoniato le condizioni di profughi e migranti.

La mostra è divisa in sezioni. La prima, “Migranti e profughi: l'istinto di sopravvivenza” , si focalizza sulle motivazioni che spingono le persone ad andare: la povertà, la violenza, il sogno di una vita migliore. Si prosegue con “La tragedia africana. Un continente alla deriva” . La terza sezione è dedicata all'America latina, e testimonia le migrazioni verso le megalopoli di Città del Messico e di San Paolo del Brasile. La quarta sezione è dedicata all'Asia. C'è poi, a chiudere la mostra, una sezione tutta dedicata ai bambini, in posa nei campi profughi di tutto il mondo. La mostra, a cura di Lélia Wanick Salgado , è organizzata dall'assessorato alla cultura e da quello alla immigrazione e alla cultura di genere del comune di Ravenna in collaborazione con Contrasto, l'agenzia che da anni cura il lavoro di Sebastião Salgado in Italia . Fa parte degli eventi del Festival delle Culture, in programma a Ravenna fino a luglio 2024: simbolicamente, si è inaugurata il 21 marzo, Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Discriminazione Razziale. A corredo della mostra, un catalogo edito da Taschen.