Flash mob dei docenti di sostegno: “Stabilizzateci, soprattutto per il bene dei ragazzi più fragili”

Sono 600 in tutto i docenti che si stanno specializzando sul sostegno all’Università di Firenze. “Chiediamo di essere assunti con criteri chiari e trasparenti. Non possono essere le famiglie a decidere del nostro futuro. Noi lavoriamo per lo Stato”

di ELETTRA GULLÈ -
6 aprile 2024

Firenze, 6 aprile 2024 - Invocano la stabilizzazione, anche e soprattutto per il bene dei ragazzi. Sono gli specializzandi nel sostegno, docenti con anni di esperienza alle spalle in classe, accanto agli alunni più fragili, che chiedono di essere assunti in ruolo, “con criteri chiari e trasparenti”.

La protesta dei docenti di sostegno precari
La protesta dei docenti di sostegno precari

Per dar voce al loro disagio hanno organizzato oggi, 6 aprile, un presidio davanti al Polo Morgagni, durante la pausa pranzo prevista tra una lezione e l’altra. Sono 600 in tutto i docenti che si stanno specializzando sul sostegno all’Università di Firenze. Ma per loro questi sacrifici sembrano non essere mai abbastanza per raggiungere l’agognato obiettivo del posto fisso. Nel 2020, ricordano questi giovani, che hanno tra i 30 e i 40 anni, “in piena emergenza Covid era stato fatto un decreto che consentiva le assunzioni direttamente dalle graduatorie, e non tramite concorso. La norma è stata rinnovata per tre anni, ma questo anno no”.

“Ma noi non vogliamo espressamente un’ulteriore proroga, anche se per quanto riguarda il sostegno siamo sempre in piena emergenza, dato che oltre il 60% dei posti è ricoperto da precari - dice Pietro Pasquinucci, 32 anni -. Chiediamo una norma che stabilisca criteri trasparenti per assumere anche da prima fascia. I concorsi attuali infatti sono inefficaci: per la Toscana si parla di appena 40 posti sul sostegno. Una goccia nel mare. Ci vuole dunque un doppio canale: il concorso non basta”.

Ma c’è di più. “E’ uscito un disegno di legge che peggiora solo la nostra situazione - accusano i professori -. Afferma infatti che noi precari possiamo avere il rinnovo di anno in anno se c’è l’accordo tra le famiglie degli alunni disabili e il dirigente. Ma tutto questo è assurdo: viola la libertà d’insegnamento e l’autonomia professionale. Non possiamo sottostare ad un metodo di valutazione del tutto arbitrario. Noi chiediamo stabilità, che è poi quello di cui hanno bisogno i ragazzi diversamente abili”. La stessa protesta, sostenuta dalla Cgil, ha attraversato tutti gli Atenei italiani, perché “il problema della mancanza di docenti di sostegno riguarda tutto il Paese, da nord a sud”.

Andrea ha 36 anni e da quasi due è supplente di sostegno. “La mancanza di continuità didattica per gli alunni con handicap genera particolari difficoltà nei più fragili. Quando poi questa turnazione esasperante riguarda anche i docenti curriculari, allora sì che la fatica diventa ancor maggiore. E a rimetterci, ancora una volta, sono i ragazzi”.

Egle Radogna, 38 anni, è sul sostegno dal 2019, dopo aver insegnato alcuni anni storia dell’arte, materia “assurdamente falcidiata dal taglio dei posti”. “Per me questa è la quarta annualità sul sostegno - racconta -. Finora, ho insegnato in tre scuole diverse. Il ministero fa lavorare noi precari sul sostegno anche se non abbiamo ancora finito la specializzazione. Allo stesso tempo, sempre il ministero non ci mette nelle condizioni di essere assunti, una volta specializzati. Pensare che negli ultimi concorsi le cattedre sul sostegno sono rimaste vacanti. C’è un reale bisogno di docenti come noi. È una vergogna che non ci venga garantita una via di accesso legittima. Anzi, veniamo puntualmente ostacolati. Chiediamo l’assunzione, ma non in base a delle discrezionalità. Non possono essere le famiglie a decidere del nostro futuro. Noi lavoriamo per lo Stato”.