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La violenza sui figli è ancora concepita come educativa? Secondo il Tribunale di Roma sì

La Corte di Cassazione ha mandato ormai in pensione lo “Ius corrigendi”, ma in Italia si pensa ancora che uno schiaffo rieducativo sia cosa buona e giusta, anche se violento

di MARGHERITA AMBROGETTI DAMIANI -
27 febbraio 2024
Invia foto intime, ragazzina picchiata dalla madre

Invia foto intime, ragazzina picchiata dalla madre

In un'Italia ancora in bilico tra la consapevolezza della necessità di un correttivo sul fronte sociale e una degenerazione sempre più evidente che vede protagoniste intere generazioni, esistono genitori che scommettono tutto sul fai da te. “Qualche schiaffo ben piazzato e le passerà la voglia”, avrà pensato la madre di una dodicenne scoperta a inviare foto intime a un ragazzo diciannove anni su Instagram.

Il fatto

La scena è stata più o meno questa: la madre afferra il telefono e, senza pensarci troppo su, le sferra in pieno volto schiaffi puntualmente andati a segno. Una violenza in piena regola che, però, secondo i giudici del Tribunale di Roma non deve essere punita, essendo la madre in diritto di esercitare il potere/dovere di educazione. Un'azione, secondo i giudici romani, finalizzata a correggere un comportamento palesemente e unanimemente sbagliato.

Per il tribunale erano schiaffi correttivi

Per estensione, a detta di una parte della giurisprudenza, gli schiaffi “di scopo” non sarebbero da punire poiché facenti parte del dovere di ogni genitore di educare i propri figli.

Peccato che la faccenda suoni abbastanza lontana dal concetto moderno di educazione e che la stessa donna fosse a processo (poi condannata a un anno e sette mesi) anche per altre violenze sulla figlia, evidentemente in quei casi non legate ad azioni di natura “puramente pedagogica”.

Dal canto sua la ragazza, in aula, ha fatto presente di giustificare il gesto della madre, mettendosi nei suoi panni. A poco sono valsi un occhio nero e una ferita al labbro, anche secondo lei la madre aveva “le sue ragioni”.

Per la Cassazione l'uso della violenza non è legittimo

Al netto di ciò che a qualcuno appare giusto, c'è un dato da non trascurare: la sesta sezione penale della Corte di Cassazione, con la sentenza del 3 marzo 2022, ha confermato il fatto che condotte violente per fini correttivi ed educativi già punite in passato non possono trovare giustificazione legale. Il principio secondo il quale i minori avere il diritto di vivere e devono crescere in una famiglia salubre è sovrano e inappellabile. “Ius corrigendi” a chi, dunque?

L'Italia legata al passato

Il punto è che, nonostante la Corte di Cassazione abbia fatto presente che lo schiaffo non è educazione, nell'Italia di oggi c'è ancora chi pensa che un occhio nero e un labbro spaccato siano “cosa buona e giusta” e debbano essere socialmente premuroso giustificabili. Una cultura legata a retaggi del passato che raccontano una storia di privazioni di libertà e di un diritto di famiglia che non considera ciascun componente come portatore sano di diritti, ma il nucleo come un organismo con una chiara gerarchia di potere : i genitori sono superiori ai figli e possono esercitare su di loro il proprio potere.

Storie di un tempo passato che non possono né devono tornare a fare capolino e che, oltre che nei tribunali, devono essere scardinati nella società. Perché se è vero come è vero che uno schiaffo da parte di un uomo a una donna non è mai solo uno schiaffo, è altrettanto vero che lo schiaffo di un genitore a un figlio non è mai solo un ceffone rieducativo. Difficile da digerire che un genitore non sappia essere tale, ma tant'è. I tribunali (ei figli) se ne facciano una ragione.