
Christine Anderson, eurodeputata tedesca di AfD
“Con il pretesto di dare libertà alle donne si parla di ideologia gender e si cerca di far sparire ogni forma di individualismo. Oggi ci sono nuove denominazioni per definire una donna, come ‘portatrice di utero’. Le donne trans non sono donne. Chi si vuole travestire in un altro modo viene condannato a livello sociale, perché i maschi travestiti da donne non possono ricevere rimproveri e critiche?”.
Queste parole, finite al centro del dibattito e della polemica, sono state dette al Parlamento europeo, durante la celebrazione per l’8 marzo, dall’eurodeputata tedesca di AfD, Christine Anderson.
Ora, che un certo tipo di discorsi arrivino da un partito di estrema destra, ultra conservatore, c’era da aspettarselo. O comunque non stupisce, ecco. Ma c’è anche da aspettarsi una reazione indignata da chi, al contrario, apre al cambiamento, al rinnovamento sociale e di pensiero, che tenga conto di una diversa sensibilità odierna. Al di là di quell’ideologia gender spesso citata – come in questo caso - con tono dispregiativo da chi la combatte, c’è il riconoscimento di sè stessi, l’identità di ognuno di noi che, come il nome suggerisce, è strettamente personale e intima.
A quest’ultima si manca di rispetto quando si utilizzano parole poco delicate, imbracciate come fucili politici, ma che di politico hanno poco. Forse sarebbe giusto ricordarlo ogni tanto. Ricordare che volendo colpire la cosiddetta ideologia gender o quelle posizioni percepite di sinistra, radical chic (e chi più ne ha più ne metta), in realtà si colpiscono le persone, nella loro intimità più profonda.
Immediata la reazione dalla parte opposta della barricata politica. Il primo a rispondere, in quella stessa sede, è stato Thierry Reitke, capogruppo dei verdi, che ha prontamente replicato: “Abbiamo sentito parole vergognose, le donne trans sono donne, chiedo che si apra un’inchiesta su quanto detto in questa aula”