L'ucraina Anastasiya Baydachenko usa i siti porno per sfuggire la censura della Russia sulla guerra

Gli annunci pubblicitari sulle pagine web per adulti e su quelle di gioco d'azzardo sono diventati un mezzo di contro-informazione per raccontare le verità sul conflitto

di MARIANNA GRAZI -
14 agosto 2022
Anastasya Baydachenko

Anastasya Baydachenko

C'è chi ha imbracciato le armi e chi, invece, un mouse. Tra questi ultimi c'è Anastasiya Baydachenko. Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, dopo l'invasione delle truppe russe nel paese lo scorso 24 febbraio, migliaia di persone si sono mobilitate per difendere la propria nazione. Ma per fermare quella che il presidente russo Vladimir Putin ha definito più volte "operazione militare speciale", vietando nel suo Paese di parlare di guerra all’Ucraina, altre persone hanno scelto di combattere in modi meno convenzionali. Una donna, nientemeno che l'amministratrice delegata dell'Interactive Advertising Bureau (IAB) Ukraine, ad esempio sta utilizzando annunci pubblicitari con immagini fisse e video su siti porno e di gioco d'azzardo nel tentativo di dire a russi e bielorussi la verità sulla guerra. Un metodo facilmente utilizzabile e soprattutto efficace perché i popoli dei governi invasori possano venire a conoscenza di ciò che accade veramente.
Anastasya Baydachenko

Anastasiya Baydachenko

La strategia degli annunci pubblicitari

Tra i primi a muoversi c'era stato il collettivo di attivisti digitali Anonymous che aveva invitato le persone a raccontare cosa stesse accadendo in Ucraina usando gli spazi per le recensioni di attività e ristoranti russi presenti su Google Maps. A seguirli erano state poi altre organizzazioni che avevano attuato simili escamotage. Ma l’ultima strategia messa in atto per aggirare la censura del Cremlino sui media indipendenti e sulle piattaforme social, nonostante la mancanza di un sistema di tracciamento per valutarne l'efficacia, secondo Baydachenko avrebbe raggiunto circa l'80% dei cittadini russi e bielorussi. "I siti per adulti e di gioco d'azzardo hanno un ampio pubblico russo e le piattaforme pubblicitarie possono venderci questo spazio". Anche perché questi domini non sono controllati da moderatori dalle autorità che filtrino i contenuti indesiderati, in modo tale che diventa più facile aggirare i blocchi e raggiungere un maggior numero di utenti. La diffusione, c'è da dire, non è stata troppo significativa, ma per l'ad di IAB "è uno strumento in più" che non dovrebbe essere scartato. "Crediamo fermamente che dovremmo cercare di trasmettere messaggi veritieri a coloro che sono stati sottoposti a decenni di propaganda di Stato", sostiene Anastasiya Baydachenko. Da quando le truppe di Mosca sono entrate in territorio ucraino, a febbraio, le autorità russe hanno messo in moto la macchina della censura, per bloccare qualsiasi fonte di informazione indipendente nel Paese. Giornalisti incarcerati o messi a tacere, attivisti per la pace arrestati, i media sono stati chiusi (tranne quelli filo presidenziali) e bloccate le principali piattaforme social, Facebook, Instagram e Twitter. Poco dopo l'inizio delle ostilità la disinformazione diffusa per volere del presidente Putin era così efficace che molti ucraini non riuscivano a convincere i propri familiari in Russia di essere sotto attacco. Per fortuna, però, i sistemi di blocco degli annunci su questi siti web sono bassi rispetto a quelli utilizzati su YouTube. Ma la sfida più grande per Baydachenko è il finanziamento: l'esperta informatica non esclude infatti di utilizzare le piattaforme più grandi gestite da Meta e Google, anche se le loro rigide policy rendono tutto più difficile.

La sfida alla propaganda

Anastasya Baydachenko

Anastasiya Baydachenko, ad di IAB Ukraine

Jemimah Steinfeld, caporedattore di "Index on Censorship", un'organizzazione no-profit che si batte per la libertà di espressione, ha affermato che per combattere la censura è necessario "fare di tutto". Tuttavia avverte: "Dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che quando gli spot sulla guerra vengono visti, non sempre hanno la ricezione prevista". "Quando ti viene offerta una storia di parte, l'altra parte potrebbe essere liquidata come propaganda. Per questo motivo, chi pubblica annunci in Russia potrebbe scegliere questioni più difficili da liquidare, come l'inflazione", spiega. "Certamente, nel caso di Facebook, è stato visto come una minaccia abbastanza grande tanto che il governo russo si è mosso per bloccarlo", ha aggiunto Steinfeld. "Abbiamo visto che i social media possono lavorare contro la libertà di espressione: gli algoritmi possono essere strumenti spietati, perché bloccano tanto le fake news quanto, invece, informazioni cruciali. Ma non dovremmo sottovalutare il loro ruolo nella comunicazione su guerre e violazioni dei diritti umani". Baydachenko, tra le coraggiose donne che hanno scelto di restare nel loro Paese e di combattere - ognuna con le armi che le sono più congeniali - ci tiene a specificare: "Non ci sono media indipendenti e i media tradizionalmente definiti di opposizione o alternativi sono almeno in parte - se non completamente - diretti dallo Stato. Non ci sono notizie in onda, ma solo registrazioni. Ecco perché ci viene da sorridere quando assistiamo agli epidodi di giornalisti che piombano in studio con manifesti", aggiunge, facendo riferimento a Marina Ovsyannikova, redattrice della televisione statale russa Channel One, che il 14 marzo ha interrotto il programma principale del canale irrompendo con un cartello che diceva: "Non credete alla propaganda. Qui vi stanno mentendo". L'amministratrice delegata di IAB ha concluso: "Sono sicuro che la Russia utilizzi gli stessi metodi dell'ex KGB: ricatti, torture, pressioni psicologiche e altro ancora per rendere i giornalisti obbedienti".