Rischio di trombosi, dai vaccini alla pillola anticoncezionale. La prof.ssa Brandi: “Non demonizziamo”

L'endocrinologa di fama internazionale Maria Luisa Brandi spiega a Luce! perché non bisogna demonizzare né i vaccini, né quello che a tutti gli effetti resta il metodo anticoncezionale più efficace: la pillola. E poi: “Le parole del Papa? Non sono d'accordo”

di CATERINA CECCUTI -
11 maggio 2024
Dottoressa Maria Luisa Brandi

Dottoressa Maria Luisa Brandi

È forte il clamore che negli ultimi giorni si è scatenato intorno al caso AstraZeneca - che il 7 maggio scorso ha deciso di ritirare il proprio farmaco dal mercato - e all'ipotesi che proprio il vaccino in questione possa aver dato vita – in alcuni casi – ad effetti collaterali anche gravi come la trombosi venosa , o addirittura arteriosa. Abbiamo incontrato la professoressa Maria Luisa Brandi, medico chirurgo di fama internazionale specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, per commentare insieme a lei la faccenda ma, soprattutto, per capire come sia possibile che la collettività ei media non dimostrino la stessa apprensione verso un altro ben noto farmaco che potrebbe scatenare i medesimi effetti collaterali su milioni di donne che da anni e anni ne fanno uso in tutto il mondo: la pillola anticoncezionale .

Ma partiamo dal principio. Professoressa Brandi, cosa pensa del clamore che si è scatenato intorno al caso AstraZeneca?

“La questione dei vaccini anti Covid19 è molto delicata. Prima di tutto perché già il virus di per sé provoca un'infezione capace di scatenare il fenomeno della trombosi venosa o addirittura arteriosa, così come possono farlo i vaccini; ecco dunque che diventa difficile stabilire da dove sia partito il meccanismo infiammatorio che ha prodotto problematiche simili. Purtroppo ho visto con i miei occhi pazienti che dopo il vaccino hanno avuto trombosi venose retiniche. Bisogna però mettere sul piatto della bilancia il fatto che si sceglie di vaccinarsi per non contrarre malattie che possono rivelarsi anche mortali. Dunque è bene non demonizzare il vaccino in sé per sé.”

Maria Luisa Brandi
Maria Luisa Brandi

Per quanto riguarda la pillola anticoncezionale?

“Partiamo subito col sottolineare che la pillola anticoncezionale non è una terapia, non viene prescritta dai medici per curare una malattia. Si tratta piuttosto di un atto di prevenzione della fecondazione , poiché con essa si annulla la possibilità di ovulare attraverso un meccanismo di blocco degli ormoni ipofisari, le gonadotropine , che regolano il processo di ovulazione. Con i più recenti metodi anticoncezionali locali si crea una condizione inospitale perché l'ovulo possa annidarsi nel tessuto uterino e dar vita all'embrione. È dunque, più che un farmaco, un dispositivo dedicato a persone sane, che porta la donna a bloccare i processi riproduttivi.”

I rischi legati alla trombosi sono reali?

“Guardi, appena scoppiò l'epidemia da Covid19 – e prima che i vaccini venissero messi in circolazione - scrissi un articolo per suggerire alle donne che prendevano la pillola di sospenderla, per evitare di aggravare la reazione dei trombi locali causata dalla componente infiammatoria. Però non intendo in alcun modo demonizzare l'utilizzo della pillola , perché a prescrivere le molecole contraccettive sono medici, più frequentemente ginecologi, che verificano in anticipo le condizioni della paziente, attraverso per esempio un questionario in cui le viene chiesto se ci sono casi di tromboembolismi venosi o arteriosi, come ictus o infarto, nella storia personale o familiare. Questo perché, come dicevo prima, la pillola non nasce per patologie da curaro, ma è un dispositivo che viene prescritto ad una persona sana, priva di potenziali rischi, e se è necessario il medico può richiedere anche un approfondimento biochimico. Tutto questo iter preventivo serve proprio per attutire al massimo i rischi connessi, che vengono dunque gestiti tranquillamente dal medico prescrittore. Il rischio esiste, è vero, ma per alcune donne è più rischioso rimanere incinta quando hanno un rapporto sessuale.

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“… che prendere una pillola è come uccidere un bambino? Decisamente no. Perché la pillola anticoncezionale non è una pillola abortiva , semplicemente impedisce l'ovulazione. La questione andrebbe approfondita da più punti di vista, per esempio l'utilità della pillola nella programmazione delle nascite, come mezzo per evitare lo sbilanciamento in determinate aree del mondo già iper popolate. Oppure il rischio di rimanere incinta da parte di ragazzine di appena 14 o 15 anni, senza contare le difficoltà economiche in cui versano alcune madri. Di tragedie di questo tipo ne abbiamo viste tante, e per motivi che non devono mai essere giudicati. Di fatto, la pillola permette alla donna di avere una vita sessuale normale insieme al proprio compagno, con una sicurezza che altri mezzi anticoncezionali non possono garantire.”

Anche le pillole di ultima generazione presentano i medesimi rischi?

“La storia della pillola si è evoluta nel tempo. Inizialmente vennero proposte molecole di sintesi come l'etinilestradiolo , abbinato ai progestinici , molto potente ma assai difficile da metabolizzare. Le pillole più recenti invece sono a base di estrogeni naturali tra i quali l'estetrolo , una sostanza naturale prodotta esclusivamente dal fegato fetale. In questo caso vengono utilizzate solo sostanze naturali, con un rischio conclamato inferiore rispetto al passato. La pillola va prescritta adattandola, come tutte le indicazioni che vanno in prescrizione medica, al paziente. Per questo motivo chi prescrive deve conoscere profondamente i pro ei contro della raccomandazione che mette in ricetta.”