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Stupro di gruppo su una 17enne: il ritiro di scherma in Italia diventa un incubo

Vittima un’atleta dell’Uzbekistan che ad agosto era a Chianciano Terme per un raduno, che ha denunciato tre giovani italiani, uno dei quali sarebbe minorenne. La madre: “Mia figlia è cambiata, ho paura per lei”

di MARIANNA GRAZI -
3 marzo 2024
Una giovane campionessa di scherma

Una giovane campionessa di scherma

Stuprata da tre atleti italiani mentre partecipava a un ritiro nel nostro Paese: a denunciare la violenza sessuale subita è stata una schermitrice della Federazione uzbeka, ancora minorenne all’epoca dei fatti, che punta il dito contro alcuni sportivi azzurri che l’avrebbero aggredita nella notte tra il 4 e il 5 agosto scorsi, a Chianciano Terme, in provincia di Siena.

E come se non bastasse la giovane promessa della scherma mondiale è rimasta traumatizzata nel ritrovarsi, in occasioni successive, gli stessi aggressori in gare internazionali a cui anche lei partecipava. 

Tanto da essere costretta a saltare alcune competizioni, con effetti negativi non solo per i suoi risultati sportivi ma soprattutto per la sua salute psicologica: nemmeno nello sport che ama può più trovare uno spazio sicuro dove poter essere se stessa, dove affermarsi, ma anzi diventa un incubo ad occhi aperti.

 La madre della 17enne, parlando con la stampa, è apparsa molto preoccupata: “Mia figlia è cambiata. Prima sorrideva alla vita, ora il trauma l'ha resa cupa e triste, ho tanta paura per lei”.

Il racconto dello stupro  

Ma com’è possibile che a tre ragazzi, identificati come appartenenti alla squadra juniores italiana, accusati di stupro di gruppo dalla vittima, sia stato permesso di continuare a partecipare alle gare come se nulla fosse

La violenza sessuale, ha raccontato la ragazza agli investigatori, sarebbe avvenuto nella notte tra il 4 e il 5 agosto, nella cittadina in provincia di Siena dove si trovava in ritiro insieme alla nazionale azzurra. Al risveglio si trova in una stanza con i tre ragazzi: uno le dorme vicino, un altro si sta rivestendo. Lei è ancora intontita ma sente i due già svegli rivolgerle frasi di scherno e ridere a gran voce. Non sa come e perché sia finita lì e prova a muoversi per uscire dalla stanza. Ma non ci riesce subito, ha forti dolori ovunque, lividi e ferite alle gambe, non ricorda come sia finita lì. Alla fine si alza e torna nella camera che divide con una compagna di squadra. Finalmente al sicuro, realizza quello che le è successo e inevitabilmente scoppia a piangere: è stata stuprata.

Stupro di gruppo durante il ritiro a Chianciano Terme, la vittima è una schermitrice uzbeca
Stupro di gruppo durante il ritiro a Chianciano Terme, la vittima è una schermitrice uzbeca

La vittima, che nella sua categoria era arrivata in testa alla classifica mondiale, ha cercato di ricostruire con l’amica cosa le sia accaduto: ricorsa soltanto che la sera precedente era a una festa degli atleti in un bar, dove ha bevuto qualcosa, una birra, qualche shot. I suoi ricordi si interrompono lì; la consapevolezza di qello che ha subito gliela dà il suo corpo, quel dolore che sente adesso, al risveglio. Che come un’onda nera la investe. La 17enne chiama la madre, che si precipita a Chianciano e decide di portare la figlia al pronto soccorso: è lì che la giovane denuncia la violenza sessuale. Presa in carico al Bambin Gesù di Roma, essendo minorenne, nel corso degli accertamenti è stato appurato che l'atleta aveva nel sangue tracce di alcol e droga. Il 9 agosto, una volta dimessa, si presenta in commissariato e raccontato tutto anche ai poliziotti.

Le indagini 

Per le forze dell’ordine si tratta di un caso da Codice Rosso, ma di fatto al momento non è stato emesso nessun provvedimento restrittivo nei confronti degli accusati: due di loro risultano indagati dalla Procura di Siena, sul terzo sono invece in corso accertamenti da parte della Procura dei minori. 

I magistrati hanno anche fatto copie forensi dei dati nei telefonini degli indagati, per cercare riscontri al racconto come foto o video: come spesso accade, infatti, gli aggressori non si limitano alla violenza ma immortalano con gli smartphone le loro ‘prodezze’, per vantarsene con gli amici o per diffonderle sui social in cerca di like facili.

Ma l'avvocato della giovane campionessa, Luciano Guidarelli, denuncia “un'inerzia da parte della Procura, che neanche ha attivato il Codice Rosso” e aggiunge: “La ragazza quando si è resa conto di ciò che aveva subito ha avvisato la compagna di stanza e la madre, che è subito arrivata in Italia. La Federscherma è stata subito avvisata ma non abbiamo mai avuto riscontri né di provvedimenti nei confronti degli atleti coinvolti né di solidarietà nei confronti della vittima”.

Inoltre, continua il legale, “il fatto che gli indagati non siano stati sanzionati o sospesi dall'attività agonistica ha reso possibile che la giovane li abbia incontrati durante gare e altri ritiri con conseguenti traumi".

La Federscherma sotto accusa per non aver preso provvedimenti contro gli atleti indagati
La Federscherma sotto accusa per non aver preso provvedimenti contro gli atleti indagati

La Federazione italiana scherma sottolinea però di aver avuto "tempestivamente, e in più occasioni, confronti diretti con la magistratura per conoscere la situazione e gli sviluppi delle indagini e ha depositato anche la nomina della Fis per una costituzione di parte civile nell'eventuale giudizio, qualora venisse disposto dalla giustizia ordinaria”. Intanto però le accuse continuano ad arrivare e tutto il mondo della scherma trema. “Noi abbiamo fatto tutto quello che potevamo, non possiamo sostituirci alle autorità giudiziarie. Non abbiamo i poteri per indagare su ipotesi di reato gravi come questi, da codice rosso – spiega il presidente Paolo Azzi parlando all'Ansa –. A suo tempo abbiamo attivato la procura e la giustizia federale, facendo tutti i passi necessari. Su quali basi possiamo sospendere gli atleti indagati oggi? Serve almeno un provvedimento cautelare, un rinvio a giudizio o la chiusura delle indagini”.

I precedenti

Certo non è la prima volta che la scherma finisce al centro di scandali: prima il caso che ha coinvolto l’ex azzurro Andrea Cassarà, sospeso perché accusato di aver filmato un'atleta minorenne nello spogliatoio, poi quello di molestie, che nel 2021 ha visto coinvolto l'arbitro Emanuele Bucca, accusato di abusi ai danni di una schermitrice di 16 anni a Riccione in occasione dei Campionati italiani Cadetti e Giovani. Ora il caso dell'atleta uzbeka, con Azzi e la Federazione che rispediscono però al mittente le accuse di non essersi fatto carico della questione, annunciando di volersi costituire parte civile e ribadendo poi i valori “sani e autentici” dei quali la Fis si fa portabandiera nelle sue attività “valutando tutte le azioni necessarie a tutela della propria immagine”.