La Russia sta provando a cancellare l’Ucraina riscrivendo la storia e “russificando” le zone occupate

Il fronte invisibile della guerra passa anche per le scuole bombardate e l’intensa attività di propaganda adottata nei confronti degli studenti ucraini. Il documentario “War on Education” racconta il futuro negato di una generazione

di GIOVANNI BOGANI
26 febbraio 2025
Un bambino ucraino, in una scena del documentario "War on Education" di Stefano Di Pietro

Un bambino ucraino, in una scena del documentario "War on Education" di Stefano Di Pietro

Che fra le vittime della guerra ci siano, oggi, sempre più i civili, si sa. Che fra le vittime delle guerre oggi siano in gran parte le donne e i bambini, si sa. Ma c’è qualcosa di più specifico da considerare: uno dei target delle guerre, di ogni guerra contemporanea sono l’educazione, la scuola. Il futuro di una cultura, la cultura del nemico, che va cancellata. E allora si bombardano le scuole, si trasformano i banchi e i libri in macerie.

Ogni regime totalitario si struttura, molto presto, come un sistema educativo. Ogni regime si occupa di cancellare, prima che può, la lingua, la cultura, l’educazione dell’“altro”. non ti stupisci, allora, quando vedi che fra gli obiettivi delle operazioni militari più feroci ci sono le scuole. La guerra si fa anche con le false informazioni, con una “narrazione” della storia contraria a quella dell’“altro”. E allora è chiaro che anche luoghi cruciali, sacri della nostra civiltà come le scuole diventino fortini da spazzare via, chiese laiche da radere al suolo.

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In un documentario, in questi giorni nelle sale – questa sera sarà presentato allo Spazio Alfieri di Firenze dal regista, Stefano Di Pietro – vediamo macerie di scuole rase al suolo. In Ucraina i due terzi degli asili sono stati chiusi, e così le scuole elementari, le medie, le università. Oltre tremila strutture educative sono state danneggiate o interamente distrutte nel corso della guerra in Ucraina. E se hai avuto la sfortuna di nascere nel raggio di 50 chilometri dalle zone di guerra, dal fronte, dal confine, non hai nessuna speranza di accedere a un’istruzione. Una strage nella strage, che avrà un impatto nei prossimi anni, perché i bambini di oggi sono i giovani, gli adulti del futuro.

Una scuola bombardata dai russi, in una scena del documentario "War on Education" di Stefano Di Pietro
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Il documentario che filma questa devastazione si chiama “War on Education”, “Guerra all’educazione”. Per i bambini, al posto dei banchi di scuola sono rimaste bombe inesplose, al posto dei giocattoli spolette e detonatori, schegge di missili fra i calcinacci, ordigni che attendono di seminare ancora altro dolore. In realtà, la guerra alla cultura ucraina viene da lontano. L’ha iniziata lo zar Alessandro II, nel 1876, con un decreto, l’ukaz di Ems, che vietava la diffusione della cultura ucraina, della storia ucraina, della lingua ucraina. Lo spiega Alexander Khrebet del giornale Kyiv Independent.

Khrebet ha fatto un reportage su come sono state insegnate la storia e la geografia nell’oblast di Donetsk, durante l’occupazione del 2014. E stima che oggi un milione di ragazzi studino nelle regioni – gli oblast – di Luhans’k, Donetsk e Zaporizja e Cherson in scuole controllate dai russi. In Crimea, prosegue il giornalista, hanno fatto come il laboratorio di questo esperimento. Hanno cancellato le lezioni di storia e di lingua ucraina, hanno “russificato” tutta la penisola. E nel contempo hanno insegnato ai bambini la guerra: hanno insegnato loro a sparare con armi vere, a lanciare granate vere. E hanno insegnato loro la versione “russa” della storia internazionale. Insomma, qualche cosa simile a un terremoto sta accadendo tutti i giorni. E sta avendo come target i bambini.

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È difficile far cambiare opinione a un adulto, che ha convinzioni già acquisite: ma è molto più semplice cominciare da zero, con i bambini. Il controllo sull’insegnamento della storia in Russia, del resto, non è cosa nuova: il partito controllava l’insegnamento della storia, ed è stato così fino al 1988, quando il controllo di partito è stato tolto. Ma un’insegnante russa oggi dice: “Ho insegnato ai tempi di Breznev, e il controllo dello Stato era minore di quello di oggi. Nel 2014, dovevamo dire agli studenti della Crimea di come fosse sempre stata russa, e ortodossa. È una vecchia storia: nel 1863 Piotr Valuev, ministro dello zar Alessandro II, affermava che una lingua ucraina non esiste, non è mai esistita e non potrà mai esistere”.

Una nazionalista russo sulla piazza rossa di Mosca
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È la storia di un controllo sugli ucraini che viene da lontano, ben prima di Putin, e prima del socialismo. In Russia, intanto, compaiono libri di storia obbligatori. Come quello scritto dall’ex ministro Vladimir Medinski. E nel libro di testo per le scuole medie ci sono il capitolo sulla “operazione militare speciale” e sul “neonazismo ucraino”. Tutta la narrazione filorussa diventa verità. E i russi credono che gli ucraini siano russi: che non esistano una cultura e una lingua ucraina.

Una pulizia etnica che parte dai libri di scuola, e dalla distruzione delle scuole degli altri. Dalla cancellazione della storia degli “altri”. La cultura ucraina sta già soffrendo una diaspora, perché molti ucraini si sono rifugiati in Polonia, Repubblica Ceca, nell’occidente europeo. Ma soprattutto è in Ucraina che l’accesso all’educazione è difficile, reso difficile dalla distruzione fisica delle infrastrutture, e dalla rimozione della storia e della lingua ucraine nelle regioni occupate. “War on Education” da oggi nelle sale italiane, è stato proiettato al Consiglio d’Europa a Strasburgo e in marzo sarà proiettato al Parlamento europeo a Bruxelles.