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A Natale un sorriso nella solitudine: "Mastro Gigi esisterà finché ci sarà un bambino sulla terra"

Luigi ha sempre voluto essere un uomo libero, spingendosi anche a vivere come clochard. Natale lo passerà da solo in strada, un'esperienza difficile, che però "ti regala un sacco di esperienze colorate"

di GUIDO GUIDI GUERRERA -
24 dicembre 2023
Mastro Gigi

Mastro Gigi

"Niente di nuovo per me: anche questo Natale, come tanti altri della mia esistenza, lo passerò solo soletto, qui a Milano. Lo scorso anno sono andato a trovare mia madre che abita a mille chilometri in provincia di Benevento, ma stavolta mi mancano i soldi e così non potrò muovermi". Luigi Capitani, detto Mastro Gigi, clochard per scelta e artista di strada per talento, sa che questo Natale sarà uno tra i tanti della sua vita trascorsi in totale solitudine. Forse cercherà effimere compagnie per strada o tutt'al più berrà un bicchiere con qualcuno della residenza Jannacci che da tempo lo ospita. L'amico di vecchia data, Pino, ha deciso di andare dalla sorella, così a Mastro Gigi dovrà rassegnarsi ad attendere il suo ritorno, quando le luminarie delle feste si saranno spente e tutto finalmente tornerà per lui come prima, come sempre.

Luigi, spirito libero e clochard per scelta

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Anche quest'anno Luigi, in arte Mastro Gigi, passerà il Natale in strada, da solo

Luigi è un uomo libero, e questo lo proclama, lo ripete insistito come un mantra, perché ognuno arrivi a conoscere la sua identità più segreta, una natura originale e leggera quanto i palloncini che fa volare in cielo e dalla quale ancora giovanissimo è stato spinto a compiere scelte radicali. Ha appena compiuto 18 anni quando riceve la cartolina di precetto per prestare il servizio militare. Luigi sa benissimo quanto si tratti di una prospettiva per lui insostenibile, un genere di vita distante anni luce dal suo modo di pensare contrario a ogni forma di disciplina e alle logiche delle caserme. Decide perciò di disertare, ma il suo si dimostra un tentativo mal riuscito e ingenuo, così viene preso e messo agli arresti. Quando esce, finalmente libero, la sua voglia di fuga prende il sopravvento, troppo a lungo si è sentito mancare l’aria, perciò decide di lasciare tutto alle sue spalle senza esitazione, senza mai più voltarsi indietro. Con la madre calerà un silenzio lungo 40 anni, il padre non lo ha, perso da tempo, da quel maledetto giorno in cui aveva deciso di togliersi la vita. Luigi è in quei giorni un ragazzo in totale balia di se stesso: ha tanta voglia di una esistenza nuova ma dolore e amarezza rappresentano il solo bagaglio che lo accompagnano nel suo viaggio alla scoperta della città di Milano. "Vagavo per quella metropoli immensa come un automa, tutto quello che possedevo erano seimila lire e i vestiti che indossavo. Basta. Un giorno mentre camminavo sull’argine di un fosso ci sono caduto dentro. C’era una temperatura di 4 gradi sotto zero e mi ero inzuppato d’acqua gelida completamente, tremavo come una foglia. Pensavo che per me fosse finita". Luigi in quello sfortunato frangente ha tuttavia la buona sorte di incontrare le brave persone di un caffè non distante, che lo accolgono e se ne prendono cura. Inizia presto la sua avventura milanese di venditore porta a porta. Ma il suo è uno spirito libero che mal si adatta alle regole di un lavoro fatto di condizioni da rispettare, i suoi spazi ideali sono immensi quanto la sua anima.
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Luigi ha imparato l'arte di strada da autodidatta

Come in certi romanzi dell’Ottocento, giovane e probabilmente di bell’aspetto, Luigi trova ricovero per un lungo periodo nella stanza di un albergo dalla reputazione alquanto dubbia. Ma è lui stesso a precisare: "C’erano tante signorine che andavano e venivano, del cui lavoro non mi sono mai voluto interessare. Erano sempre molto carine con me, gentili e mi invitavano spesso a pranzo. Questo era tutto, e per me in realtà moltissimo".

L'artista di strada Mastro Gigi

È il periodo in cui incontra Pino, un artista di strada molto noto a Milano. Fanno amicizia e da quel momento comincia ad apprendere i rudimenti del mestiere. Per uno abituato a vivere di qua e di là , per chi ha preferito senza esitazione dormire sotto le stelle piuttosto che doversi inchinare di fronte a un padrone, quella è la professione che più si addice. Oggi Mastro Gigi è un uomo sereno, nonostante le intime sofferenze e gli acciacchi inevitabili dei suoi sessant’anni, parla con entusiasmo fluviale delle sue invenzioni e spera che la sua carriera artistica non sia finita qui. "Sono Mastro Gigi, ho sempre dimostrato quel che valgo e continuerò a farlo!". Luigi, come passerà queste feste natalizie? “Come al solito in strada... Magari con qualche amico. Volevo andare a trovare mia madre ma purtroppo mi mancano i soldi per farlo. Devo dire che con lei il rapporto è sempre stato di amore e odio, dato che non ha mai accettato le mie scelte. Siamo stati lontani per 40 lunghi anni, ma oggi credo di averla perdonata e di essere stato perdonato. Ad ogni modo sono rassegnato: anche questo Natale lo passerò da solo a Casa Jannacci, la struttura che mi ospita. Ho sempre considerato Milano una città benedetta e maledetta, ma è qui che ho imparato tante cose utili alla mia professione di clown di strada da artisti molto più bravi di me. Tutto ciò che ho appreso è stato sempre da autodidatta, ma sono grato a un amico in particolare che mi ha insegnato l’arte della modellazione dei palloncini, per il divertimento specialmente dei più piccoli che mi osservano estasiati. Pino è l’unico vero amico che mi è rimasto, con il quale ci frequentiamo da tantissimi anni, a lui devo realmente molto". Quanto è difficile fare l’artista di strada?
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Luigi ha fatto scelte radicali nella sua vita, non venendo mai meno al suo ideale di essere un uomo libero

"Molto difficile. Ho rischiato tante volte di finire in galera, e forse continuo a farlo, perché lavoro da ‘abusivo’ nonostante la mia volontà di essere in regola. Se il comune facesse chiarezza sui permessi, lo farei subito e molto volentieri. In realtà il lavoro di un artista di strada non è neppure considerato tale e quindi non esiste alcuna tutela. Purtroppo la mia vita già precaria lo è ogni giorno di più e questo certe volte mi fa passare la voglia di esibirmi, mi deprime.   Mi piacerebbe tanto poter rallegrare la degenza di tanti bambini ricoverati nelle strutture sanitarie, ma occorrono carte e documenti che io non possiedo: troppa burocrazia, veramente eccessiva e opprimente, talmente contorta da far girar la testa. Lo scorso anno mi è capitato di organizzare, qui nella casa dove abito, uno spettacolo per i più piccoli, figli di emigranti, che è piaciuto moltissimo. Ho perfino allestito un corso per insegnare a costruire pupazzi con i palloncini: un vero successo. Purtroppo quest’anno non ho avuto l’autorizzazione necessaria per ripetere l’iniziativa". Nonostante tutto Mastro Gigi, come la chiamano affettuosamente, non ha mai perso la passione per la propria arte… "Sì, perché quando vesto i panni del clown o faccio la statua vivente mi diverto da matti, quasi fossi un bambino, perché respiro quell’aria di libertà che ho sempre cercato sin da giovane. Stare sulla strada non è la cosa più facile del mondo ma ti regala un sacco di esperienze colorate come un arcobaleno. Ne avrei di cose da raccontare! Beh, questa che mi viene in mente è proprio spassosa e quando ci penso rido ancora. Mi stavo esibendo da statua di antico romano nei pressi della galleria Vittorio Emanuele. Erano gli anni '90 e c’erano ancora le lire. Un tipo passa e mi lascia una banconota da centomila. Non sto nella pelle, era una cifra incredibile e io non potevo credere ai miei occhi. Poi mi sono accorto che erano sì centomila lire, ma turche: ci avrei potuto al massimo prendere un caffè. Nel frattempo la cosa era diventata di dominio pubblico. Risultato: ho fatto ridere mezza Milano per un giorno intero. Ci ho riso sopra anch’io, dopo. L’autoironia non mi è mai mancata e il fatto di essermi sentito illusoriamente ricco per un attimo solo a causa di una svista mi fa anche adesso morire dalle risate".
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Mastro Gigi sogna di lavorare in un circo o in teatro, ma soprattutto di potersi esibire pe i bambini malati ricoverati negli ospedali

Luigi , qual è il suo massimo sogno? "Il mio sogno è anche un augurio per questo Natale: che ogni bambino sia felice e possa vivere in un clima di pace, in un mondo senza violenza e soprattutto che ai bambini venga concesso di vivere da bambini. Li voglio vedere sempre sorridere. Poi la mia più grande aspirazione sarebbe quella di stare in un circo o a teatro, oppure fare animazione per i piccoli malati negli ospedali, ma so che per questo occorrono troppe ‘carte’ . Ma non demordo e tutte le volte che potrò dimostrare quel che valgo lo farò. Mastro Gigi esisterà finché ci sarà un bambino sulla terra".