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Amnesty International: "Le buone notizie del 2023 sui diritti umani. Ma c'è tanto da fare"

Un bilancio delle degli eventi positivi, mese per mese, che sono accaduti lo scorso anno, in cui c'è stato però un deterioramento generale

di DOMENICO GUARINO -
11 gennaio 2024
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Guerre, violenze, torture, persecuzioni su base etnica o politica, detenzioni illegali: anche il 2023 è stato un anno a dir poco critico per i diritti umani nel mondo. Per molti versi anzi, si registra un deterioramento generale, acuito da una situazione di instabilità geopolitica così profonda che non si conosceva da anni. Tuttavia, nonostante questo, alcuni barlumi di speranza, alcune inversioni di tendenza, si possono rintracciare pure in un anno abbastanza nefasto come quello appena trascorso. A farne l’elenco ci ha pensato Amnesty International attraverso una selezione delle migliori buone notizie dello scorso anno proprio sui diritti umani, scelte una al mese su un totale di oltre 280.

Le buone notizie del 2023 per Amnesty International

Si comincia con le Filippine, dove, il 18 gennaio scorso la corte d’appello per i reati amministrativi ha assolto la giornalista Maria Ressa e la società Rappler, proprietaria dell’omonimo portale, dal reato di evasione fiscale. Un’ulteriore assoluzione, l’ultima relativa a pretestuose azioni giudiziarie mosse dal 2018 arriverà poi il 12 settembre.
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La giornalista, premio Nobel per la pace nel 2021, è stata assolta a gennaio 2023 dal reato di evasione fiscale

L’8 febbraio, in Zambia il presidente Hakainde Hichilema ha chiuso i bracci della morte dello Stato commutando in ergastolo le condanne di 11 donne e 379 uomini. A marzo protagonista invece il Giappone: il 13 del mese, infatti, l’Alta Corte di Tokyo ha stabilito un nuovo processo per Hakamada Iwao, detenuto che si trova nella sezione del carcere destinata ai condannati alla pena capitale da 45 anni, buona parte dei quali trascorsi in isolamento. Il motivo? Secondo la Corte, quando nel 1968 venne condannato a morte, Hakamada venne privato del diritto a un processo equo. Il 3 aprile è invece una data importante per i crimini di guerra e contro l’umanità commessi durante e subito dopo la guerra del Kosovo del 1998-1999. È infatti iniziato, alla Corte speciale per i crimini di guerra dell’Aja, il processo nei confronti dell’ex presidente Hashim Thaci e di altri tre ex comandanti dell’Esercito di liberazione dello Stato.
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Ad aprile è iniziato alla Corte dell’Aja, il processo per crimini di guerra nei confronti dell’ex presidente del Kosovo Hashim Thaci

In Barhein il 24 maggio il Parlamento ha abolito l’articolo 353 del codice penale che esonerava dalla condanna gli stupratori che avessero sposato la loro vittima. Il 6 giugno, il tribunale di Ankara ha assolto Taner Kılıç, İdil Eser, Özlem Dalkıran e Günal Kurşun – i primi due, rispettivamente, ex presidente ed ex direttrice di Amnesty International Turchia che erano stati condannati in primo grado nel luglio 2020 per reati di terrorismo. Si tratta della fine di un calvario cominciato sei anni fa nell’ambito, denuncia Amnesty, di una "persecuzione giudiziaria con fini politici". Il 19 luglio è il giorno della grazia, in Egitto, per Patrick Zaki, lo studente universitario egiziano iscritto all’ateneo di Bologna, che il giorno prima era stato condannato a tre anni di carcere per “diffusione di notizie false”.
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Patrick Zaki è stato graziato dal presidente egiziano a luglio 2023

Nello stesso giorno il presidente Abdelfattah al-Sisi ha graziato anche l’avvocato per i diritti umani Mohamed al-Baker, in carcere dal 2019 e che alla fine del 2021 era stato condannato a quattro anni di carcere per lo stesso “reato”. Il 31 agosto, in Cile, sono state definitivamente confermate le condanne a 25 anni nei confronti di un generale dell’esercito in pensione e altri cinque ex militari per il sequestro e l’omicidio del cantante e poeta Victor Jara, assassinato il 16 settembre 1973, cinque giorni dopo il colpo di stato. A settembre sono protagonisti i dritti delle donne. In Messico infatti, Il 6 settembre la Corte suprema federale ha stabilito che “il sistema legale che criminalizza l’aborto nel codice penale federale è incostituzionale in quanto viola il diritto delle persone a prendere decisioni autonome sulla gestazione”. Il 4 ottobre la Corte suprema delle Mauritius ha dichiarato incostituzionale l’articolo 250 del codice penale che puniva le relazioni sessuali tra adulti dello stesso sesso con pene fino a cinque anni di carcere. La legge risaliva al 1898, e secondo i giudici, “la norma non riflette alcun valore nostrano ma è un lascito della storia coloniale britannica”.
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La campagna "Stop Killer Robots" in Austria

Il 1° novembre, a seguito dalla campagna “Stop Killer Robots”, di cui fa parte anche Amnesty International, con 164 voti a favore, la Prima commissione dell’Assemblea generale dell’Onu ha approvato la risoluzione L56 presentata dall’Austria in favore di una normativa internazionale sui sistemi d’arma autonomi. L’ultima buona notizia dell’anno viene dal Nepal, dove, il 5 dicembre, un tribunale ha condannato 26 imputati, appartenenti a una casta dominante, per l’omicidio di sei giovani appartenenti alla casta oppressa dei dalit. Gli assassini avevano sostenuto di aver agito in quanto una delle vittime avrebbe avuto una relazione con una ragazza della casta dominante.