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Astinenza da social a New York: non siamo capaci di autogestirci e metterci un limite

Il sindaco di New York condanna i social: "Sono tossici" e decide di metterli al bando. Noi, drogati di social, non riusciamo a fermarci da soli e ad aiutare i più giovani

di MARGHERITA AMBROGETTI DAMIANI -
28 gennaio 2024
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Che la faccenda dei social ci sia sfuggita di mano è ormai palese. Una deriva che non abbiamo saputo - e forse voluto - governare e che adesso rischia di risucchiarci in un vortice dal quale uscire appare sempre più difficile. E poco importa che più di qualcuno stia tentando di stare alla larga dalla realtà virtuale dei social, dando notizia del miglioramento della propria condizione di vita.

La decisione controcorrente

Le persone che decidono di trascorrere larga parte del loro tempo davanti a uno schermo, perdendo sempre di più il contatto con la realtà tangibile, sono in costante crescita. Un virus per il quale pare ancora non essere stato individuato un vaccino, che che si sta lasciando alle spalle una notevole mole di problematiche psicologiche che farebbe impallidire chiunque ma, evidentemente, non la maggior parte dei decisori politici.

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Eric Adams, sindaco di New York (EPA/JUSTIN LANE)

Eccezion fatta per la città di New York che pare abbia imboccato con decisione la strada della disintossicazione da social. Il sindaco Eric Adams, nel suo discorso sullo stato della città, non ha tentennato nel definire i social media al pari di “una tossina ambientale” e, dunque, “un pericolo per la salute pubblica". Parole destinate a fare storia.

Adams non va per il sottile e spiega che stare a guardare mentre Big Tech monetizza sulla privacy di intere generazioni, mettendone a rischio la salute mentale, è inaccettabile. I social, secondo il primo cittadino, sono da paragonare a tabacco e armi da fuoco: un pericolo di cui le società tecnologiche devono assumersi la responsabilità.

Dannosi per la salute

Una reazione, quella di Adams, legittimata dal dilagare di patologie di natura psicologica sempre più preoccupante e apparentemente inarginabile. A oggi, non è dato sapere le modalità con cui l’amministrazione intenderà agire. C’è già, però, chi spera che il sindaco punti sul proibizionismo stile Michael Bloomberg che, durante il suo governo, aveva vietato i telefonini nelle scuole pubbliche.

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I consigli: niente social ai minori di 14 anni

Una misura dismessa dal suo successore Bill de Blasio, tacciandola di guardare troppo al passato. Nell’attesa, le autorità hanno reso noto un avvertimento in cui vengono illustrate le misure che gli adulti possono adottare per promuovere un utilizzo salutare dei social.

Le raccomandazioni sono sempre le stesse: non consentire l'accesso agli smartphone o ai social almeno fino a 14 anni ed elaborare un piano di famiglia con regole da adottare e rispettare sull'utilizzo delle piattaforme. Sul fronte legislativo, l’idea è di impegnarsi di più sul fronte della protezione dalle “pratiche predatorie”.

Ansia e depressione fra i più piccoli

Piccoli timidi passi in questa direzione si muovono anche dalla Casa Bianca. Vivek Murhy, responsabile della salute pubblica dell'amministrazione Biden, ha dichiarato che i social sono estremamente pericolosi per i bambini, non facendo mistero del possibile legame tra il tempo trascorso a scrollare e pubblicare, la depressione e l'ansia. Legame che lo scorso ottobre ha fatto finire Meta nella bufera.

La piattaforma di Mark Zuckerberg a cui fanno capo Facebook e Instagram è stata accusata da 41 Stati americani di essere in grado di interferire sull'istruzione e la vita dei giovani. Una constatazione amara ma realistica, nei confronti della quale il mondo sembra ancora del tutto impreparato.

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Incapaci ad autogestirsi

In questo scenario, resta in ombra il ruolo dell’autocontrollo e della capacità di discernere il giusto dallo sbagliato. Il fatto che gli esseri umani siano letteralmente in balìa dei social media lascia trasparire una incapacità di autogestirsi preoccupante, se letta con gli occhi del potere. Certo, i social sono pensati e creati per catturare la mente e le loro armi si fanno ogni giorno sempre più sottili.

È altrettanto vero, però, che gli utenti sembrano avere sempre meno anticorpi per fare fronte a quella che, a tutti gli effetti, può essere definita l’epidemia più disastrosa del terzo millennio. Complice di questo scenario, forse, la mancanza - più o meno indotta - di un’educazione all’utilizzo delle piattaforme social.

Una lacuna mai colmata e troppo poco intuita. Dal canto loro, i social media hanno il fatto che la loro ascesa è stata talmente tanto rapida che stare al loro passo sarebbe stato assai difficile. La domanda resta la stessa: caso o strategia?