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Odoya: libri da leggere che combattono discriminazioni e stereotipi

I libri non si giudicano dalla copertina, ma i titoli di quelli pubblicati dalla casa editrice bolognese parlano chiaro e rispecchiano una scelta editoriale molto precisa. Scopriamoli insieme

di GIOVANNI BOGANI -
27 febbraio 2024
Alcune copertine dei libri editi da Odoya

Alcune copertine dei libri editi da Odoya

“Crescere un figlio femminista”, “Riscrivere la mascolinità”, “Chi ha paura del queer?”. Sono alcuni dei titoli dei libri pubblicati dalla casa editrice bolognese Odoya, che era presente nei giorni scorsi a Testo, la fiera dell’editoria promossa da Pitti Immagine alla Stazione Leopolda di Firenze.

Punte d’iceberg di una precisa scelta editoriale: da tempo, Odoya pubblica infatti volumi che esplorano nuovi modi di intendere, vivere, concepire le relazioni tra i sessi. Curiosando fra i libri dello stand, troviamo “Scream Queer. La rappresentazione LGBTQIA+ nel cinema horror” di Javier Parra.

“La presenza dei personaggi Lgbtqia+ nel cinema fantastico è stata una costanza del corso della sua storia, ed è aumentata moltissimo negli ultimi decenni”, afferma l’autore dello studio, che documenta come l’elemento queer sia sempre stato presente nel cinema di genere, da “Frankenstein” al rapporto fra Brad Pitt e Tom Cruise in “Intervista col vampiro”.

Donne esemplari 

Troviamo “Donne senza paura. Vite coraggiose per i diritti e la parità di genere” di Danilo Sacco, che racconta vite di donne che hanno impresso svolte epocali nella conquista dei diritti civili, infrangendo tabù e lasciando un’impronta indelebile nel cammino verso la parità di genere. Da Franca Viola, prima in Italia a rifiutare il matrimonio riparatore, e a far condannare l’uomo che la aveva rapita e violentata, a Theresa Kachindamoto, figura simbolo nella lotta contro la piaga delle spose bambine, a Malala Yousafzai, vincitrice del Nobel per la pace per il suo impegno a favore del diritto all’istruzione delle donne.

“Da alcuni anni abbiamo inaugurato la collana Odoya Off, che tratta di tematiche legate alla parità di genere, e a ogni universo queer: ma già da prima avevamo una grande attenzione verso testi che raccontassero l’essere umano, la sua complessità, la varietà dei contesti, delle idee e dei comportamenti”, dice il direttore editoriale Marco de Simoni. “Odoya immagina e sogna che ognuno trovi nel suo catalogo una propria nicchia, un luogo di parole, un approfondimento delle proprie passioni”.

Queerness e femminismo 

Odoya, per la cronaca, è un nome di origine africana. È il nome del fiume Niger per gli Yoruba, che abitano lungo le sue sponde, ed è il grido con cui si invoca Yemanjà, dea madre, nel culto afro-brasiliano del Candomblé.

Continuiamo a girellare nello stand di Odoya. E troviamo “La zoccola etica. Guida al poliamore, alle relazioni aperte e altre avventure” di Dossie Easton e Janet Hardy. È il libro più noto del mondo sul poliamore, sulle possibilità che amore e sessualità offrono, al di là dei modelli culturali tradizionali improntati alla monogamia. Incontriamo “Teoria Crip. Segni culturali di queerness e disabilità” di Robert McRuer, che racconta storie di diversità sessuale e di diversità “corporale”. “Crip” deriva da “cripple”, un insulto comunemente rivolto in passato nel mondo anglosassone a persone con disabilità. Oggi “crip” è una parola che contiene un senso di rivendicazione, di lotta, di critica.

E infine, troviamo “Crescere un figlio femminista. Manuale di educazione antisessista per figli maschi” di Aurélia Blanc. “È questo il libro più importante, il più cercato, un punto di riferimento nel dibattito internazionale”, ci dice Marco de Simoni.

Aurélia Blanc raccoglie strumenti e consigli per aiutare i genitori a crescere i propri figli in modo antisessista. “Parlare con i nostri figli di questioni come il consenso, l’educazione sessuale, la parità di genere li aiuterà a diventare persone indipendenti, capaci di sviluppare rapporti basati sul rispetto e sulla fiducia”, dice. “Adottare un’educazione femminista significa dare la possibilità ai nostri ragazzi di sviluppare una imprescindibile libertà personale”.